“Il cinema italiano ha brillato a Venezia ed è sorprendente che se ne
sia parlato tutto sommato così poco”. Andrea Piersanti, ex presidente
dell’Istituto Luce e dell’Ente dello Spettacolo, animatore del premio
“Astrei pro-life” del Family Festival e del Movimento per la Vita, in
predicato per andare a dirigere il nuovo festival del cinema religioso
inventato da Sgarbi a Salemi, traccia un bilancio della 66ma Mostra
del Cinema di Venezia. “Paradossalmente non è stata una mostra “rossa”
– ha detto Piersanti all’Adn Kronos -. Nonostante Chavez, Michael
Moore e i comizi di Placido sul ’68. Semmai è stato un festival
tricolore. Mai come quest’anno il cinema italiano ha sorpreso per
qualità e freschezza. Dal kolossal epico di Tornatore alle splendide
opere prime proposte da Rai Cinema. Una vera primavera del nostro
cinema. Sarebbe un peccato che non ci scappasse almeno un Leone”.
E la politica? “A Venezia si sono toccati i due estremi. Da una parte
il grande clamore intorno alla presenza di Chavez e ai proclami
antiberlusconiani di Michael Moore. Dall’altra il Consiglio d’Europa
che proprio qui a Venezia ha voluto invece presentare un concorso per
gli utenti di Youtube destinato a promuovere una nuova cultura di
rispetto per le donne e per dire basta alle violenze domestiche.
L’iniziativa ideata e promossa dall’On. Bergamini è la dimostrazione
che esiste uno spazio per la politica nel mondo del cinema a patto
però che la politica abbia la volontà e la determinazione per
stabilire una vera alleanza con cineasti e produttori in nome degli
interessi concreti delle persone. La pronta risposta che non solo la
direzione del cinema del Ministero, ma anche la Biennale, Cinecittà e
il Centro Sperimentale di Cinematografia hanno voluto dare all’invito
della Bergamini, dice molto della necessità di un nuovo patto fra
cultura e politica in nome della concretezza”.
Il cinema italiano? “Fantastico. Sono rimasto colpito in modo
particolare dalla proposta complessiva di Rai Cinema. Impressionante
per quantità e qualità. Rai Cinema ha portato a Venezia nuovi autori e
nuove idee. Basti pensare alla bellissima opera prima “Dieci inverni”.
Se ritenevamo che le giovani generazioni potessero essere raccontate
solo dalla cifra narrativa dei Muccino o dei Moccia, “Dieci inverni”
ci ha restituito il sorriso”.
E i valori? “Il premio Astrei è andato a “Lo spazio bianco” della
Comencini. Bellissimo. Un occasione inaspettata di dialogo fra laici e
cattolici sul tema della vita. Sono rimasto però colpito anche dal
coraggio del Luce che ha voluto portare qui a Venezia, fra gli altri,
un film come “Lourdes”. Laico e duro nei confronti della fede mariana
di milioni di persone in tutto il mondo. Ma interessante come analisi
del fenomeno sociologico e straordinario nella realizzazione
cinematografica”.
Il Leone? “Dovrebbe andare ad un italiano. È ovvio. Il mio preferito
rimane Tornatore. Un grandissimo regista in grado di competere con
Hollywood sul territorio non facile dei film ad alto budget con il
valore aggiunto della poesia e dell’impegno morale. Ma sarei felice
anche di un riconoscimento alla Buy. Fosse solo per premiare la
qualità del nuovo impegno di Rai Cinema”.
Il confronto con il resto del mondo? “Variety ha definito un
capolavoro il film di Guadagnino “Io sono l’amore” con Tilda Swinton.
È un segnale interessante. Rai Trade, che è ormai l’unico grande
distributore internazionale del cinema italiano, ha in catalogo pronti
per essere venduti a Cannes, Toronto, Santa Monica, Berlino, alcuni
film importanti di Venezia 66 ma anche alcuni documentari molto belli.
Come quello che Pappi Corsicato ha voluto dedicare ad Armando Testa e
che ha già vinto il Pasinetti come migliore documentario della Mostra.
I documentari sono stati l’altra grande novità di questa mostra. Il
presidente di Doc.It, l’associazione dei documentaristi indipendenti,
dice che la moltiplicazione dei documentari è il segnale di una brutta
crisi della società civile. Pochi soldi e molta voglia di raccontare
il disagio. Io non sono d’accordo. Una cinematografia che è in grado
di sviluppare una documentaristica di qualità è un’industria sana”.

Il 1 maggio 2009 è mancato al mondo terreno Gianni Astrei, ideatore e fondatore del Fiuggi Family Festival, un testimone delle virtù familiari. Saggio, intelligente, lungimirante, entusiasta, sempre pronto all’incoraggiamento, sostenitore dei valori legati alla vita e alla famiglia, autore insieme alla moglie di libri di grande successo: Gianni, medico pediatra, ex sindaco di Alatri, co-fondatore del Movimento per la Vita, consigliere del Forum delle Associazioni Familiari e presidente del Fiuggi Family Festival.

Venerdì primo maggio Gianni Astrei, insieme al fratello e un amico stava salendo lungo un sentiero verso il monte Rotonaria, nella zona degli Ernici. Quando era quasi al Passo delle Penne, ha messo un piede in fallo ed è scivolato, colpendo la testa ed altri parti del corpo. L’elisoccorso è arrivato subito nella zona, Gianni è stato recuperato ma a causa delle ferite riportate è morto durante il trasporto. La notizia della sua morte, ha suscitato sentimenti di sgomento e incredulità nelle tantissime persone che lo conoscevano e che lo stimavano. Lascia la moglie Antonella, i figli Angelo, Giorgio, Francesca, Maria Michela, e noi amici e collaboratori che grazie a lui abbiamo potuto realizzare un progetto così ambizioso ma ricco di valori.

Commosso, Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita, ha commentato: “Una grossa perdita, lascia un grande vuoto, ma anche una preziosa eredità che non va dispersa, come il Fiuggi Family Festival”.

La presidenza dell’associazione Nazionale Famiglie Numerose ha scritto di Astrei: “…grande comunicatore, uomo di rete e di contatti, con il suo lavoro stava regalando al nostro Paese la possibilità di avere una televisione, un cinema, un sistema di media a misura di famiglia. Il Fiuggi Family Festival – continua l’associazione –, la sua attività nella commissione mass media del Forum di cui era presidente erano la realizzazione di un sogno: rimettere al centro la famiglia, la Vita, i bambini. I bambini che tanto amava e rispettava, a partire dai suoi figli, uno spettacolo di cui non si stancava mai. Ma le vie del Signore sono ben altre, non ci è dato capirle. E in momenti come questi ci sfuggono ancora di più. Ma siamo certi che il lavoro di Gianni non andrà sprecato e porterà i buoni frutti a cui è destinato, per le famiglie, i bambini, la vita”.

Il suo esempio ci guiderà nella vita e nell’organizzazione della seconda edizione della sua creatura, per lui e soprattutto ancora con lui.

Tutto lo staff del festival

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La televisione per ragazzi è tornata di moda e, in tutto il mondo, sviluppa business e fatturati crescenti. Peccato che i contenuti sembrino lavati con la varechina. La maggior parte dei programmi per i più piccoli sono privi della visione etica. Famiglia e religione sono valori quasi del tutto scomparsi o, se ci sono, vengono rappresentati in modo atipico e paradossale. Prevale una sorta di rassegnata indifferenza e si è costretti a constatare come il relativismo trovi le sue basi più profonde e radicate proprio nella programmazione televisiva dedicata alla fascia del pubblico che più dovrebbe essere protetta, quella dei bambini. Nonostante qualche rara eccezione, come uno splendido reality svedese, Class of ’07 — che sembra scritto per ridare speranza a tutti gli operatori della scuola — i dati generali sulla programmazione lasciano senza fiato. Si tratta di un mercato in crescita, dai conti economici sempre più importanti.
Grazie allo sviluppo incrementale dei canali tematici distribuiti dalle nuove piattaforme satellitari, del digitale terrestre e, ora, anche del web, i genitori in tutto il mondo comprano sempre più volentieri gli speciali abbonamenti delle pay tv con cartoni animati e programmi che dovrebbero essere educativi e di facile intrattenimento.
La televisione baby sitter, con un nuovo vestito tecnologico, è tornata prepotentemente nelle case delle famiglie di mezzo mondo e aumentano i genitori che lasciano al piccolo schermo il compito di intrattenere i loro figli. Con i nuovi canali a pagamento si sentono più garantiti perché la programmazione e la pubblicità sono interamente dedicate al pubblico dei minori. L’offerta di canali per bambini, inoltre, è un forte incentivo per convincere le famiglie ad acquistare pacchetti di abbonamento ai canali satellitari o digitali con contenuti — film e sport — destinati anche ai più grandi. Gli investimenti sono miliardari e anche in Italia l’unico imprenditore riuscito a sfondare nel mercato di Hollywood produce proprio cartoni animati per bambini: si allude a Iginio Straffi, inventore del fenomeno mondiale delle fatine Winx. Al MipCom di Cannes — il più grande mercato di contenuti televisivi e internet del mondo, con una media di settanta miliardi di dollari di transazioni effettuate in ogni edizione — proprio quest’anno è stata aperta, per la prima volta, una speciale sezione dedicata specificamente al mercato della televisione per i più piccoli. Ma quando si entra nel merito dei programmi che vengono trasmessi su questi canali emergono nuovi motivi di preoccupazione. Se i genitori avessero un quadro di insieme, lascerebbero meno volentieri i propri figli da soli davanti al piccolo schermo. Nelle schede descrittive degli oltre millecinquecento programmi prodotti negli ultimi dodici mesi in tutto il mondo, la parola «papà» compare solo in ventuno titoli. «Mamma» quattordici volte. La parola «famiglia» figura solo una volta su dieci (centotrentanove programmi in tutto). La parola «Dio» compare diciotto volte, mai riferita, però, alle religioni monoteiste: si tratta sempre di «gods» (dèi) pagani e mai di «God» (Dio). La parola «religione» compare solo due volte. La Bibbia compare in un unico programma — Le storie bibliche raccontate da un orsetto — e i Vangeli, invece, sono completamente assenti. Gli unici due titoli che abbiano un qualche riferimento esplicito alla religione cattolica sono due cartoni animati: il primo è sulla vita di Giovanni Paolo ii, il secondo invece è una satira inaccettabile sul Vaticano e sulla Curia che ha già creato qualche motivo di imbarazzo. Neanche la nuova frontiera di internet sfugge alla generale fuga dai valori. I nostri figli passano ore davanti allo schermo del computer, ma le offerte delle major, nei nuovi siti community rivolti al pubblico dei nuovi adolescenti, sono deludenti. L’interattività del mezzo è usata per vestire bambole virtuali o per comprare inutili gadget immateriali in una misera simulazione del sistema consumistico imperante. Sembra veramente uno spreco: un enorme potenziale tecnologico per un uso così miope. L’orizzonte, almeno quest’anno, è stato peraltro rischiarato da un programma svedese che pare fatto apposta per piacere a chi insegna nella scuola. Si chiama — come si è detto — Class of ’07 ed è un reality show atipico dove nessuno corre il rischio di essere eliminato. Anzi, al contrario, i concorrenti puntano — sono costretti a puntare — al gioco di squadra e si vince solo tutti insieme. Il formato è semplice, ma rivoluzionario.
Il programma è ambientato nella scuola secondaria svedese. I migliori insegnanti del sistema scolastico nazionale vengono chiamati a prendere in cura le peggiori classi liceali del Paese. L’obiettivo è fare in modo che possano diventare, nello spazio di un anno scolastico, le migliori classi dell’intera Svezia. Si tratta di un’idea molto forte. Quando si parla di scuola da noi prevale il pessimismo. È rimasto scolpito nei cuori di docenti e operatori il lamento pronunciato dall’attore Silvio Orlando — premiato di recente a Venezia con la Coppa Volpi per Il papà di Giovanna di Pupi Avati — nel film La scuola di Daniele Luchetti (1995). «Astariti non c’ha i capelli tagliati alla mohicana, non si veste come il figlio di uno spacciatore, non si mette le scarpe del fratello che puzzano — dice sconsolato il professore. Astariti è pulito, perfetto. Interrogato, si dispone a lato della cattedra senza libri, senza appunti, senza imbrogli. Ripete la lezione senza pause: tutto quello che mi è uscito di bocca, tutto il fedele riflesso di un anno di lavoro! Alla fine gli metto 8, ma vorrei tagliarmi la gola! Astariti è la dimostrazione vivente che la scuola funziona con chi non ne ha bisogno!».
Il nuovo reality tv show inventato dagli svedesi smentisce questa prospettiva. Con l’aiuto di professori capaci e motivati, nonché di strumenti didattici adeguati, perfino i «casi disperati» possono aspirare a un ottimo rendimento scolastico. Si tratta di un’idea che potrebbe rompere il fronte compatto del disfattismo. Di fronte al dilagare del bullismo scolastico e dell’anoressia didattica di molti giovani, allarghiamo le braccia e diciamo che non c’è niente da fare. Si tratta, dice il reality svedese, solo di un’inerzia da superare. In altri Paesi i programmi dedicati agli adolescenti invece comunicano ancora messaggi sconcertanti.
Emergono di nuovo con forza il fatalismo e la rassegnazione. Fanno impressione, in tal senso, due programmi della televisione inglese. Nel Regno Unito i problemi comportamentali degli adolescenti sono in aumento: alcolismo precoce, uso e abuso di droghe, delinquenza minorile. In televisione sono così nati due programmi figli della pedagogia della disperazione, per usare un’espressione del cardinale Bagnasco. Nel primo gli adolescenti più «cattivi» vengono mandati, per un po’ di tempo, presso alcune severe famiglie di lingua e di cultura diverse, in Africa o in Asia. Nell’altro finiscono addirittura in prigione per qualche settimana. Un taglio editoriale tragico, ben diverso da quello del bel programma della televisione svedese. Eppure solo la speranza, unita a una seria volontà di costruire, potranno restituire la fiducia nel futuro alle nuove generazioni.

(Pubblicato su “L’Osservatore Romano“, 16 gennaio 2009)

Sono cambiate anche le donne della Disney. Meno oche e più materne, hanno conquistato oggi una posizione inedita nella fabbrica dell’immaginario di Hollywood. Leggi il seguito di questo post »

Castelli di sabbia

Pubblicato: 8 agosto 2008 in La materia dei segni


“Brutto bastardo!”. Era veramente furibonda. “È che hai dimenticato come si costruiscono i castelli di sabbia”, mi urlò dentro le orecchie.
“Ma, senti, ma che c’entra?”, provai a replicare. A bassa voce.
Lei scoppiò a piangere. Si accasciò sul divano, nascondendosi il viso fra le mani.
“Che palle”, pensai. Diedi un’occhiata all’orologio. Lei alzò il viso verso di me. “Come che c’entra?”, mi sibilò in faccia. Sembrava che mi odiasse veramente.
Era ancora bellissima. Una dea. Elegante, alta, magra ma non troppo. Anche se adesso  della sua bellezza non c’era traccia.
Il salotto era un disastro. Lampade rovesciate, divani strappati. Il contenuto dei cassetti era rovesciato in terra. Si vedeva il segno sul muro dove erano stati appesi i quadri. Si distingueva chiaramente, come una sagoma disegnata con il gesso sull’asfalto, il vuoto lasciato dal grande posacenere di cristallo nella polvere sul mobile.
Camminai verso la finestra, facendo attenzione ai vetri in terra. “Quanto ci vuole alla polizia per arrivare?”, mi chiesi con un po’ di stizza.
“I castelli di sabbia. Cazzo. I castelli di sabbia!”, urlò alzando le braccia al cielo. “Un po’ teatrale”, pensai.
Eravamo sposati da dodici anni.

Troppa fuffa. Blogdibattito sui blog impazza.

Pubblicato: 10 dicembre 2007 in media

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Vedo troppa fuffa in giro.Troppe webagency che vendono finti blog.Troppe aziende che ormai sono convinte che un blog risolva tutti i loro problemi di comunicazione e che grazie ad esso potranno dire “Anche io sono sul web 2.0″.Troppo web 2.0, non ne posso più. Mi viene la nausea ogni volta che sento quella definizione. Il nuovo web esiste eccome, ma quel nome è sempre più spesso sulla bocca dei fuffaioli e sempre meno di quelli che lo fanno davvero.Troppi convegni in cui i soliti noti si parlano addosso e si chiedono “ma cos’è un blog…”, tra gli ospiti, il Prof. xxxx dell’Università zzzzz (che ovviamente non ha un blog), il signor Presidente dell’associazione Asso FUFFA in tour convegnistico permanente (che non ha un blog), il web expert della nota azienda yyyyy (che ha un blog ma che da due mesi è sbarcata su Second Life perché è più avaaanti e soprattutto fotografabile dai giornali…)…Troppi corsi sul web due (i più annoiati lo chiamano solo 2, senza puntozero, perché così fa più expert).

Se il popolo dei blogger non esistesse? Dopo la bufala di Second Life, potrebbe essere una notizia sulla quale riflettere. Leggi il seguito di questo post »


Uno scontro fra visioni diverse del paese è stato messo in scena per la consegna dei premi David di Donatello. C’erano i “centoautori”, c’era il nuovo astro Elio Germano, c’erano, ovviamente, i politici a fare la passerella, e c’erano i vincitori dei premi.
I “centoautori”, rappresentati da Michele Placido, pubblicamente e lagnosamente, hanno chiesto più soldi per fare cinema. “Ma è paradossale!”, ha commentato dietro le quinte Daniele Vicari (di sinistra ma fuori dal coro), vincitore per il migliore documentario dell’anno con “Il mio paese” della Vivofilm. “Ci si interroga su come si fanno i film, e cioè con quali soldi, e non ci si domanda mai che film si fanno. Noi dobbiamo parlare a tutti. Fare film che sappiano dire qualcosa alla gente”.
È quello che è successo con Giuseppe Tornatore. “La sconosciuta” ha stravinto ai David portandosi a casa, tra gli altri, anche la doppietta delle grandi occasioni: il premio come miglior film e come migliore regista. “La sconosciuta” era stato presentato durante la prima edizione della Festa del Cinema di Roma. L’accoglienza era stata tiepida. Ma Tornatore c’è abituato e aveva sorriso. L’establishment politico e culturale del cinema italiano, in realtà, non riesce a perdonargli di avere avuto successo (e un Oscar) con storie che parlano ai sentimenti e al cuore del pubblico.
Nel Paese dei David, il focolare del cinema italiano che Gian Luigi Rondi, come una vestale, accudisce e tiene acceso da sempre, troppo spesso infatti, nonostante Rondi, si respira aria di conformismo. Come migliore attore dell’anno è stato premiato Elio Germano, la rivelazione di “Mio fratello è figlio unico” che è stato in grado di oscurare persino l’idolo di tutte le ragazzine, Riccardo Scamarcio. È salito sul palco con la baldanza ormonale dei giovanissimi e, subito, ha inveito contro la televisione. “Basta con questa sudditanza del cinema nei confronti della tv”, ha urlato nel microfono mentre la folla (soprattutto femminile) ululava il proprio consenso. In platea c’erano, un po’ perplessi, anche Giancarlo Leone di Raicinema e Giampaolo Letta di Medusa, gli unici in Italia che, con De Laurentis, si impegnano nella produzione e nella distribuzione del cinema italiano.
Alla fine della festa, però, il dubbio rimane. Che film facciamo, si domanda Vicari. Che paese raccontiamo? Nonostante il banale conformismo del giovane Germano, nonostante la rituale e imbarazzante passerella dei politici sul palco, nonostante l’insistita richiesta di assistenzialismo statale da parte dei “centoautori”, dai David di quest’anno se ne esce consolati.
Non c’è nichilismo né qualunquismo, per esempio, ne “La sconosciuta” di Tornatore. I valori, quelli veri, quelli in grado di tenere in piedi un paese, ci sono tutti. La solidarietà, la giustizia, l’amore per il prossimo. Anche quando il mondo è pieno di cose orrende e di delitti innominabili. La stessa schiettezza che si trova nel “Mio paese” di Vicari. Una nazione, la nostra, che ama sé stessa e che vuole un futuro migliore.
Se i politici, fra una passerella e l’altra, trovassero il tempo per occuparsene.
pubblicato su Il Giornale il 17 giugno 2007

di Angiolino Lonardi

La discussione mediatica alimentata negli ultimi tempi dai cosiddetti nanoshare non è ancora riuscita a sviluppare un pensiero prospettico sull’argomento. E sorprende come la superficialità dei giudizi, quando non l’errata informazione, provenga anche da un esperto di comunicazione come si definisce Carlo Freccero. Leggi il seguito di questo post »

Poesia. NO!

Pubblicato: 2 giugno 2007 in La materia dei segni
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di Andrea Piersanti
NO!
Onda di mare
vieni e proteggimi
travolgimi di schiuma
di movimento e di freddo
distruggimi
nel verde immenso
della tua profondità
e con ogni nuova corrente
partoriscimi di nuovo
nuovo e bagnato
ormai convinto
che tu sola
vivi e ti muovi
in questo immobile
perchè io asciugato dal sole
vorrei amarti da capo.

16 giugno 1979

 
“L’unica cosa che c’è di buono è che sarà l’ultimo film di Olmi”. Il giudizio è di Dario Edoardo Viganò, presidente dell’Ente dello Spettacolo e preside della “Redemptor Hominis” alla Lateranense di Roma. “Centochiodi” non è piaciuto alla cultura cattolica. La notizia non è pubblica. È un passaparola sotterraneo. Solo ieri qualcosa è emerso. Leggi il seguito di questo post »

>di Deborah Bergamini

Dove sta andando il mondo dei media? E quali sono i nuovi mezzi di informazione e di intrattenimento che prevarranno nell’imminente futuro tra le generazioni più giovani? Leggi il seguito di questo post »

Nella foto da destra: Peter Arnett (Cnn), Sergio Trasatti (L'Osservatore Romano), Giancarlo Riccio (Il Messaggero), Andrea Piersanti (Ente dello Spettacolo)

Nella foto da destra: Peter Arnett (Cnn), Sergio Trasatti (L’Osservatore Romano), Giancarlo Riccio (Il Messaggero), Andrea Piersanti (Ente dello Spettacolo)

Sergio Trasatti era stato anche sulla Collina delle Croci in Lituania, durante il suo ultimo viaggio al seguito di Giovanni Paolo II. Un luogo che sembra una metafora della sua vita. Leggi il seguito di questo post »

Provate a confrontare il dibattito politico sulla famiglia alla vita di Edith Piaf, così come è raccontata nel film “La vie en rose” di Olivier Dahan con Marion Cotillard (in questi giorni nelle sale). Leggi il seguito di questo post »
Santa Teresa di Lisieux

Santa Teresa di Lisieux

Offerta di me stessa come vittima d’olocausto all’Amore misericordioso del Buon Dio.Mio Dio! Trinità beata, desidero amarti e farti amare, lavorare per la glorificazione della santa Chiesa, salvando le anime che sono sulla terra e liberando quelle che sono nel purgatorio. Desidero compiere perfettamente la vostra volontà e arrivare al grado di gloria che m’avete preparato nel tuo regno. In una parola, desidero essere santa, ma sento la mia impotenza e ti domando, o mio Dio, di essere tu stesso la mia santità. Poiché mi avete amata fino a darmi il tuo unico Figlio perché fosse il mio salvatore e il mio sposo, i tesori dei suoi meriti appartengono a me ed io ve li offro con gioia, supplicandoti di non guardare a me se non attraverso il volto di Gesù e nel suo cuore bruciante d’amore. Ti offro inoltre tutti i meriti dei Santi (che sono in cielo e sulla terra), i loro atti d’amore e quelli dei santi Angeli; ti offro infine, o beata Trinità, l’amore e i meriti della santa Vergine, mia madre diletta. A lei abbandono la mia offerta e la prego di presentarvela. Il suo Figlio divino, mio sposo diletto, nei giorni della sua vita mortale, ci ha detto: “Tutto ciò che domanderete al Padre in nome mio, ve lo darà!”. Sono dunque certa che esaudirete i miei desideri; lo so, mio Dio, più volete dare, più fate desiderare. Sento nel mio cuore desideri immensi e ti chiedo con tanta fiducia di venire a prendere possesso della mia anima. Ah! non posso ricevere la santa comunione così spesso come vorrei, ma, Signore, non siete l’onnipotente?… Restate in me come nel tabernacolo, non allontanateti mai dalla vostra piccola ostia…Vorrei consolarti dell’ingratitudine dei cattivi e ti supplico di togliermi la libertà di dispiacerti. Se qualche volta cado per mia debolezza, il tuo sguardo divino purifichi subito la mia anima consumando tutte le mie imperfezioni, come il fuoco che trasforma ogni cosa in se stesso…Ti ringrazio, o mio Dio, di tutte le grazie che m’avete accordate, in particolare di avermi fatta passare attraverso il crogiolo della sofferenza. Sarò felice di vederti comparire, nel giorno finale, con lo scettro della croce. Poiché ti sei degnato di darmi come eredità questa croce tanto preziosa, spero di rassomigliare a te nel cielo e di veder brillare sul mio corpo glorificato le sacre stimmate della vostra passione. Dopo l’esilio della terra, spero di venire a goderti nella patria, ma non voglio ammassare dei meriti per il cielo, voglio lavorare solo per tuo amore, con l’unico scopo di farti piacere, di consolare il tuo Sacro Cuore e di salvare anime che ti ameranno eternamente. Al crepuscolo di questa vita, comparirò davanti a te a mani vuote, perché non ti chiedo, Signore, di contare le mie opere. Tutte le nostre giustizie hanno macchie ai vostri occhi (Is 64,6). Voglio quindi vestirmi della tua Giustizia e ricevere dal Tuo Amore il possesso eterno di Te stesso. Non voglio nessun altro Trono e nessun’ altra Corona che te, mio Diletto… Ai tuoi occhi il tempo non è nulla; un giorno solo è come mille anni (Sal 89,4), tu poi quindi in un istante prepararmi a comparire davanti a te…Affinchè io possa vivere in un atto di perfetto amore, MI OFFRO COME VITTIMA D’OLOCAUSTO AL TUO AMORE MISERICORDIOSO, supplicandoti di consumarmi senza posa, lasciando traboccare nella mia anima i flutti d’infinita tenerezza che sono racchiusi in te, e così possa diventare martire del tuo amore, o mio Dio!…Che questo martirio, dopo avermi preparata a comparire davanti a Te, mi faccia infine morire e la mia anima si slanci senza alcuna sosta verso l’eterno abbraccio del tuo amore misericordioso…Voglio, o mio Diletto, ad ogni battito del cuore rinnovarti questa offerta un numero infinito di volte, fino a che, svanite le ombre, possa ridirti il mio amore in un faccia a faccia eterno!

Maria Francesca Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo di Gesù
rel. carm. ind.
Festa delta Santissima Trinità,
il 9 giugno dell’anno di grazia 1895

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Caro Prodi, lei si è distratto da sé stesso. Difende la laicità dello Stato e cita il Vangelo. Ricorda infatti che si deve dare a Cesare quel che è di Cesare ma scorda che si deve dare a Dio quello che è di Dio. Lei dice che la politica italiana ha perso la capacità di “andare all’essenziale”. Viene da domandarle: cosa è essenziale? Lei vive. Come sua moglie, i suoi parenti e gli amici più cari, come ognuno di noi, la mattina si alza dal letto e può godere di quella che Totò definì “La meravigliosa e straziante bellezza del Creato” (nella sua ultima battuta cinematografica recitata con un sospiro prima di morire). Lei può godere del più grande mistero della nostra storia che è il soffio della vita così come possono farlo i milioni di concittadini che da lei sono governati. Da quale essenzialità lei pensa che le sia arrivato questo dono. Da Cesare?

Lei si è distratto da sé stesso e dalla sua natura umana. Se fosse un privato cittadino, mi limiterei ad un piccolo cruccio intimo. Lei, però, è il Presidente del Consiglio del paese dove vivo e dove vivono mia moglie e i miei figli. Mi viene, quindi, di invitarla umilmente a non permettere che il paese si distragga da sé stesso.

Lei dice che senza “il senso laico dello Stato” si tornerebbe indietro di secoli. Dispiace l’ipocrisia implicita nella sua affermazione. Lei, che pure si dice cattolico e praticante, evidentemente ha dimenticato che il progresso dell’occidente, dove lei vive, si è sviluppato in questi secoli grazie alla novità rivoluzionaria del comandamento nuovo che ci è stato consegnato duemila anni fa. Anche i miglioramenti delle condizioni di vita delle classi sociali più deboli sono nate sull’onda d’urto di un comandamento, non laico, dove si dice che, per un unico Padre, noi tutti siamo fratelli e sorelle.

Lei ha dimenticato che, al contrario, il laicismo e l’indifferenza verso il nostro prossimo, ridotto a numero e macchina produttiva, hanno portato le nostre culture sul baratro dei campi di sterminio, dei gulag e della guerra. Una vertigine di orrore dove la distrazione da noi stessi ha raggiunto un acme tragico e insanguinato con il martirio di troppe vite innocenti.

Lei dice che vorrebbe aprire una cattedra della “coalizione”. “Sono il maggior esperto al mondo”, afferma con un sorriso. Viene di chiederle: le sembra una battuta divertente? La coalizione di interessi fra esseri umani nasce dal riconoscimento comune di una essenzialità della vita che lei evidentemente non sa neanche dove sia di casa. Cosa insegnerebbe dalla sua cattedra? Che le famiglie devono smettere di fare ciò che è più essenziale al progresso della umanità, cioè riprodursi e, con i figli, costruire il futuro?

A Roma, nella piazza di San Giovanni, oggi centinaia di migliaia di persone normali, le stesse alle quali lei dovrebbe garantire un buon governo della cosa pubblica, scenderanno in piazza per ricordarle che proprio la laicità di cui lei parla è destinata a riportarci indietro di secoli. Si fermi di fronte alla “Meravigliosa e straziante bellezza del creato”. Solo dopo averla amata, si chieda chi deve ringraziare. Cesare?

Santa Teresa di Lisieux, Novena delle Rose

Santa Teresa di Lisieux, Novena delle Rose

Santissima Trinità Padre, Figlio e Spirito Santo io vi ringrazio per tutti i favori e le grazie di cui avete arricchito l’anima della Vostra serva Santa Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo, Dottore della Chiesa, durante i suoi ventiquattro anni trascorsi su questa terra e , per i meriti di questa Vostra Santa Serva, concedetemi la grazia che ardentemente desidero (qui si formula la grazia che si vuole ricevere) se è conforme alla Vostra Santa Volontà e per il bene della mia anima.Aiutate la mia fede e la mia speranza , o Santa Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo; realizzate ancora una volta la Vostra promessa di passare il vostro Cielo a fare il bene sulla terra, permettendo che io riceva una rosa come segno della grazia che desidero ricevere.

Si recitano a seguito 24 “Gloria al Padre…” seguiti da:
Santa Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo, prega per noi.