Ricomincio con te. Dopo il "Family Day"

Pubblicato: 13 Maggio 2007 in cinema
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Provate a confrontare il dibattito politico sulla famiglia alla vita di Edith Piaf, così come è raccontata nel film “La vie en rose” di Olivier Dahan con Marion Cotillard (in questi giorni nelle sale). L’ultima scena sembra l’unico commento possibile alla festa di San Giovanni e alla mestizia della manifestazione “laica” di Piazza Navona. “Niente di niente – canta con forza il piccolo passerotto francese Edith -. Non rimpiango niente. Perchè la mia vita, perché le mie gioie. Oggi, questo ricomincia con te”.
Il disco della Piaf dovrebbe essere imposto per legge a tutti i politici. Le centinaia di migliaia di cattolici che si sono adunati nella piazza di San Giovanni a Roma non hanno dubbi. La manifestazione del “Family Day” non era contro nessuno. Era per la famiglia. Tutto qui. Lo ha ricordato anche il parroco intervistato da Michele Santoro in “Annozero“. “Noi non siamo contro nessuno. A tutti auguriamo un gran bene”, aveva detto. Ma i timori della vigilia erano tanti. Lo stesso Mons. Maggiolini, proprio su queste pagine, aveva scritto: “La manifestazione è rischiosa anche per le reazioni che potrebbe scatenare”.
Edith Piaf ha vissuto una vita magnifica e straziante. Cresciuta in mezzo a prostitute e delinquenti, perse il suo unico figlio per una meningite fulminante e si innamorò veramente una sola volta ma di un uomo sposato. Si diede alla droga e ad ogni possibile abuso alcolico mentre tutto il mondo piangeva alle sue canzoni. Piegata dai danni al fegato, stava per fermarsi. Ma ascoltò ancora una canzone che le veniva proposta. Dopo tre mesi era all’Olympia di Parigi. Quattro mesi di repliche, le mani piegate dall’artrite, pochi capelli in testa. Ma una voce come nessuna. Muore tre anni dopo, a soli 48 anni. La sua ultima canzone è l’unico commento possibile al canaio che politici e politicanti stanno armando intorno alle leggi sulla famiglia. Nella sua vita disordinata la Piaf non ha mai dimenticato di rivolgere le sue preghiere quotidiane a Santa Teresa di Lisieux. Alla fine, con la croce al collo che non ha mai abbandonato, ha cantato “Ricomincio da te”. Un “tu”, un prossimo che può essere interpretato in un solo modo, alla luce della nostra natura di figli dello stesso Padre.
Il disordine culturale che la classe politica ha imposto al nostro paese negli ultimi anni oggi può essere spazzato via. Lo hanno dimostrato a San Giovanni centinaia di migliaia di italiani. “Niente di niente. Non rimpiango niente. Perchè la mia vita, perché le mie gioie. Oggi, questo ricomincia con te”. Le divisioni fittizie che in molti hanno provato a creare all’interno dello stesso mondo cattolico, non reggono all’urto della fede. Quella fede semplice e umile della gente che non ha lezioni da dare a nessuno. Che non odia nessuno. Che, però, non dimentica ogni giorno di volgere lo sguardo e una preghiera al cielo, che non dimentica il mistero e la speranza della Croce. I cattolici sono così, come la Piaf. Esili, indeboliti, provati dall’eroismo quotidiano di una vita normale, un eroismo a volte tragico e straziante, ma con una voce che non si può non ascoltare.
Pubblicato su Il Giornale il 16 maggio 2007

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