Le donne della Disney

Pubblicato: 25 ottobre 2008 in cinema
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Sono cambiate anche le donne della Disney. Meno oche e più materne, hanno conquistato oggi una posizione inedita nella fabbrica dell’immaginario di Hollywood. Nel nuovo mega-film d’animazione della Disney – Pixar, “Wall-E”, il personaggio femminile (è un robot, ma non fa niente) si chiama Eve. Ha le linee rotonde e candide di un oggetto disegnato dalla Apple (hanno notato alcuni maligni blogger americani) e porta dentro il suo ventre il seme della vita. Il personaggio maschile del film invece è proprio il Wall-E del titolo. Uno spazzino (un robot anche lui, ma non fa niente) lasciato sulla terra superinquinata e coperta di immondizia a raccogliere rifiuti, pressarli in cubi di metallo e metterli in ordine in vertiginose torri alte come i grattacieli di New York. Quando i due si incontrano scoppia l’amore. La trama è semplice e sarebbe stupido rovinare la sorpresa a chi vorrà portare i propri figli a vedere questo delizioso e poetico cartone animato. Rimane da riflettere sull’immagine della donna e della famiglia che alla nuova Disney conquistata dalla Pixar di John Lasseter vogliono trasmettere alle sterminate platee di tutto il mondo che andranno a vedere il film. Negli Usa intanto “Wall-E” è già un caso e spopolano i siti e i blog di fan dei due teneri personaggi robotici e antropomorfici.
La nuova donna, Eve, non solo è bella e perfetta ma ha anche il tempo per innamorarsi, per salvare il mondo e, visto che c’è, per restituire la vita al suo fidanzato. Una rivoluzione assoluta nell’immaginario cinematografico di Hollywood. Alla figura maschile invece è lasciato il compito di trovare lo spazio per la poesia e per la bellezza in un mondo che ricorda le desolate immagini che, prima dell’estate, ci arrivavano con i telegiornali dalle strade di Napoli e dintorni. Un mondo senza più vita, coperto di rifiuti, in attesa che l’umanità in crociera su una gigantesca astronave torni a popolarla. Tocca quindi a questi due cibernetici Adamo ed Eva il compito di restituire all’uomo il posto che gli spetta. Fa impressione pensare all’evoluzione delle donne della Disney. Ai tempi del suo fondatore, Cenerentola poteva sperare solo di sposare, un giorno, un bel principe azzurro. Nel frattempo le toccava spazzare e soffrire ingiustizie mentre matrigna e sorellastre passavano il tempo davanti allo specchio a ordire trame banali. La Bella Addormentata ovviamente dormiva (la summa del non ruolo). Anche a Biancaneve non toccava una sorta migliore, nella teca di cristallo dove, dormiente anche lei, aspettava di essere risvegliata. Le cose non sono andate meglio negli anni successivi. Adesso però, con Eve, c’è un’evoluzione dell’immagine femminile che fa riflettere. Nel Vecchio Testamento alla Eva biblica tocca un compito non facile: ricordarci il peso della nostra difettosa umanità di peccatori. Altra prospettiva invece la nuova Disney – Pixar attribuisce a questa Eve di un futuro non tanto lontano. A lei, tutt’altro che dormiente, toccherà restituire il soffio della vita all’umanità intera. Non solo difendendo una simbolica piantina nel cavo accogliente del suo ventre, ma agendo dinamicamente, come in un action movie, per fare in modo che alla fine nasca un nuovo umanesimo.
Come in tutti i cartoni animati che Hollywood ci ha proposto in questi anni, la prospettiva religiosa è del tutto assente. Ma alcuni stimoli subliminali fanno riflettere. Wall-E, a modo suo, ama e cerca la bellezza. Si commuove ad osservare le stelle. Eve, e gli altri robot ribelli, disobbediscono agli ordini alla luce di una morale più alta. Unica e non relativa: la salvezza della vita.
Dalla sala gli spettatori escono esprimendo giudizi positivi con aggettivi che vanno da “poetico” a “emozionante”. Anche il country manager italiano di Disney – Pixar, Paul Zonderland, introducendo il film ad una piccola platea di addetti ai lavori durante un’anteprima romana, ha detto che “Wall-E è il più bel film che abbiamo mai prodotto”. Sentimenti che si possono giustificare solo andando a fondo nell’esame della sceneggiatura di questo cartone animato. Viviamo in un’epoca contrassegnata da quella che il Cardinale Bagnasco ha definito correttamente “la pedagogia della disperazione”. Il sistema dei mass media enfatizza ogni singolo dramma della cronaca nera e i sociologi sono concordi nel ritenere che l’ansia sia ormai la malattia endemica del secolo. L’incertezza circa il proprio futuro viene compensata da un consumismo sempre più compulsivo. Gli oggetti da acquistare non sono più semplici status symbol ma diventano vere e proprie mete necessarie e ineludibili per le quali si è pronti a tutto (è di solo pochi giorni fa la notizia di una adolescente che si prostituiva per permettere al fidanzato di comprare abiti griffati). Nel frattempo i governi cercano di placare l’ansia collettiva con sistemi di controllo sempre più complessi e sofisticati. Ma “La paura viene generata anche dalle tecnologie che dovrebbero ridurla”, ha detto il sociologo David Lyon. “Noi parliamo di tenologie per la sicurezza ma si tratta di tecnologie dell’insicurezza. Negli aereoporti canadesi (secondo alcuni dati ufficiali) alcune persone sono state colte da malore e una è morta a causa dell’agitazione e della paura dei controlli, nonostante non fossero accusate di terrorismo e non nascondessero proprio nulla”, dice Lyon. “Viviamo nell’era del sospetto. Una volta contava chi eri e cosa sapevi fare. Oggi la regola è: cosa sappiamo di te? Non sapendo mai abbastanza, l’ansia cresce”. Un vero e proprio Stato impiccione di cui ha scritto anche Pierluigi Battista sul “Corriere della Sera”. “Dicono i giuristi riuniti a Piacenza per il festival del Diritto che la nuova tecno-sorveglianza asfissiante e pervasiva porterà al “suicidio” della società – ha scritto Battista -. Ma intanto, prima che la società tiri le cuoia, è l’individuo il più esposto al pericolo d’estinzione. La “libertà dei moderni”, sosteneva Benjamin Constant, si identifica con lo spazio vitale e privato che gli individui riescono a sottrarre all’invadenza degli apparati statali, ai tentacoli di una collettività intrusiva, alle interferenze dello sguardo pubblico. Ma l’invocazione di Constant rischia di apparire oramai come una supplica disperata e impotente. La tutela della privatezza viene sacrificata sull’altare della sicurezza. La protezione di una dimensione libera perché affrancata dal dominio totalitario del controllo di Stato è cancellata dall’ambigua ideologia dell’assoluta “trasparenza””.
È la stessa condizione nella quale, nel film della Disney, vivono i resti dell’umanità in crociera nello spazio in attesa che la piccola Eve restituisca loro una prospettiva antropologica più coerente. Sono ipercoccolati dalla tecnologia che si occupa di loro fino nei minimi dettagli ma sono diventati grassi, non sanno più camminare con le proprie gambe e hanno perso il contatto con il prossimo. Parlano solo con le macchine. “Lo sposalizio tra Stato e tecnoscienza produce un “mostro freddo” ancora più spaventoso di quello descritto da Max Weber. Un mostro freddo e una corte di mostriciattoli”, ha detto Battista. Deve essere questa la vera molla che fa scattare il fascino per il film della Disney. In un mondo freddo e coperto con i rifiuti delle nostre divinità tecnologiche, potremo ritrovare dignità e bellezza solo seguendo il cuore. Solo cercando la bellezza. Difficile dire se il film scatenerà le proteste dei broabortisti e dei nemici di ogni forma di religione. Ma vedendo questo cartone animato inevitabilmente il pensiero corre al Salmo che recita “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode” (Salmo 127, Is). È quello che ci sta capitando all’alba di questo terzo millennio. Incapsulati in una società ipertecnologica, ma non per questo tranquillizzante, guardiamo al nostro futuro con ansia o, peggio, con indifferenza. La piccola robottina Eve invece costringe i nostri cuori a riaprire gli occhi. Ci costringe a ripensare all’intera nostra vita con una luce di speranza che pensavamo di avere perduto. Giovanni Paolo II, aveva scritto nelle prime righe della sua bellissima enciclica “Tertio Millennio Adveniente”: “Mentre ormai s’avvicina il terzo millennio della nuova era, il pensiero va spontaneamente alle parole dell’apostolo Paolo: « Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna » (Gal 4, 4)”.
Non sembri esagerato. I continui richiami al culto mariano che in questi anni sono venuti dal Magistero hanno miracolosamente trovato uno spazio inedito e inaspettato all’interno di un cartone animato. Il sorriso che gli spettatori hanno sulle labbra alla fine del film ricorda vagamente, a chi voglia coglierlo, quella luce di speranza che centinaia di migliaia di fedeli hanno negli occhi quando si recano in pellegrinaggio nei luoghi del culto Mariano, da Lourdes a Medjugorje. Lo sapeva bene Giovanni Paolo II che così chiudeva la “Tertio Millennio Adveniente”: “Affido questo impegno di tutta la Chiesa alla celeste intercessione di Maria, Madre del Redentore. Ella, la Madre del bell’amore, sarà per i cristiani incamminati verso il grande Giubileo del terzo millennio la Stella che ne guida con sicurezza i passi incontro al Signore. L’umile Fanciulla di Nazaret, che duemila anni fa offerse al mondo il Verbo incarnato, orienti l’umanità del nuovo millennio verso Colui che è « la luce vera, quella che illumina ogni uomo » (Gv 1, 9)”.
Non sappiamo quale luce abbia illuminato la mente e il cuore degli uomini della Disney che hanno scritto e disegnato questo nuovo film. Sappiamo però che l’emozione che corre sullo schermo non si potrebbe spiegare in altro modo. “La potenza dell’amore è più forte del male che ci minaccia”, ha detto Benedetto XVI a Lourdes. Davanti alla spianata piena di decine di migliaia di fedeli, il Santo Padre ha detto: “”A tutti gli uomini di buona volontà che mi ascoltano io ridico con San Paolo: Fuggite il culto degli idoli, non smettete di fare il bene. Il denaro, la sete dell’avere, del potere e persino del sapere, non hanno forse distolto l’uomo dal suo Fine, vero?”.

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