Una distanza giusta

Il primo articolo della rubrica "La giusta distanza"

Il primo articolo della rubrica “La giusta distanza” fu pubblicato su Box Office, il periodico di cinema della Duesse di Vito Sinopoli, nel novembre del 2009. Ecco il testo integrale di quell’articolo.

La promozione del cinema italiano nel mondo sembra più facile. I film italiani sbancano in mercati considerati inaccessibili. “Ex” di Brizzi, per esempio, in Spagna ha fatto registrare incassi milionari. Non era mai accaduto prima. Paradossalmente però il sistema di promozione del nostro cinema è anche in uno stato di grande confusione. Organizzativa e strategica. Il comparto è fermo ad un bivio, come il famoso asino indeciso fra paglia e acqua. Per sintesi, potremmo dare a queste due strade il nome di due donne: Carla e Lucia. Carla come Carla Cattani, dirigente di Filmitalia di Cinecittà – Luce, da più di vent’anni animatrice instancabile di una fitta rete di relazioni con i principali festival del mondo. “Tra i quali Cannes, Berlino, Buenos Aires, Toronto, Shanghai, Tokyo, Locarno, New York e Londra. Ma sono oltre un centinaio i festival internazionali con cui Filmitalia ha attivato una collaborazione, mediante l’organizzazione delle selezioni nazionali così come della presenza dei film e degli artisti italiani”, dice la Cattani. Lucia come Lucia Milazzotto, da tre anni alla guida di New Cinema Network, un sofisticato laboratorio di “pitch” (dal linguaggio del baseball, “lancio”) di progetti anche italiani. Per tre giorni, all’interno delle strutture del Mercato del Festival del Cinema di Roma, i nuovi progetti vengono sottoposti ad una raffica di appuntamenti. Il migliore viene anche premiato da una giuria di produttori internazionali. “Questo spazio di mercato – dice la Milazzotto – è il luogo ideale dove i registi, selezionati tra i più interessanti talenti del panorama del cinema indipendente, possono presentare il loro progetto e instaurare nuovi rapporti di co-produzione con produttori, distributori e finanziatori europei”. Due modi sostanzialmente diversi di perseguire il medesimo obiettivo. Più “materno” e protettivo il primo. Più sfidante e pragmatico il secondo. I registi italiani sembrano innamorati di entrambi. Legati alla Cattani (sono molti gli autori che le fanno vedere in anteprima i propri film) i registi, soprattutto i più giovani, cominciano a guardare con interesse però anche alle nuove leve del mercato come quelle proposte dalla Milazzotto. Marco Muller, direttore della Mostra del Cinema di Venezia, ha lanciato un appello a Roberto Cicutto a mezzo stampa. Cicutto è produttore (è suo il “Christine Cristina” di Stefania Sandrelli presentato al festival di Roma), Presidente di Cinecittà-Luce (quindi capo della Cattani) e, infine, Direttore del Mercato Internazionale del Festival di Roma (e quindi capo anche della Milazzotto). In un’intervista al Sole 24 ore, Muller lo sfida a costruire insieme un mercato unico “Roma-Venezia” per rilanciare il prodotto italiano. “Cicutto fa già molte cose – ha confidato sorridendo Muller agli amici -. Si occupi anche della nascita del primo mercato interfestival”.  I produttori italiani intanto stanno cercando strade alternative. I Lucisano, ma non solo loro, hanno sposato la nuova strategia di posizionamento aggressivo sui mercati internazionali scelta dalla Rai Trade guidata da Carlo Nardello. La società, che si occupa della valorizzazione del patrimonio Rai, da un paio di anni mette le proprie strutture di vendita internazionale al servizio dei produttori cinematografici italiani. L’exploit di “Ex” in Spagna è figlio di questa politica. Scriveva Luciana Castellina nel 2000, quando era ancora presidente di “Italia Cinema”, la società dalla quale nacque “Filmitalia”: “Oggi è necessario dunque un vero processo di ri-acculturamento, di riconquista dello stato che il cinema italiano aveva presso i potenziali opinion makers”. “La giusta distanza” era il titolo di un bel film di Mazzacurati del 2007. La giusta distanza sarà, da oggi, il titolo di questa rubrica. La giusta distanza è anche quella che il cinema italiano dovrà recuperare sui mercati internazionali. Vicini per essere conosciuti e apprezzati. Pragmatici per ricordarsi che si tratta pur sempre di denaro.

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