#Venezia70, diario del primo giorno. Solo i film. Quelli belli (quasi tutti) e quelli brutti (pochi).

Pubblicato: 29 agosto 2013 in cinema
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Venezia70 L'arte della felicità

Venezia70 L’arte della felicità

La frase del giorno: “Ero stanca della negatività autocompiaciuta della mia generazione”. Robiyn Davidson (Mia Wasikowska) in “Tracks”

Inizia molto bene la 70ma edizione della Mostra Internazionale di Arte cinematografica di Venezia. I film del primo giorno hanno subito segnato il territorio confermando le aspettative di coloro che volevano un festival di rottura, capace di esprimere il meglio delle nuove tendenze in atto, un festival di autore, insomma. Non è ancora tempo di esprimere giudizi sulle scelte del direttore artistico Alberto Barbera. Ma le prime ore al Lido sono volate via molto piacevolmente. Da oggi parte il nostro diario intraprendente per raccontare, ogni giorno, quali siano i film più belli (e perchè) e quali siano invece i più brutti. Un diario essenziale per evitare di perdere in tempo in chiacchiere inutili sulla complicata macchina di relazioni che gli sponsor, le istituzioni, la politica e una pletora di addetti ai lavori mettono in piedi ogni anno durante il festival del cinema e che invariabilmente finisce per riempire le pagine dei giornali confondendo le idee ai lettori. Il nostro diario sarà dedicato “solo ai film”.

In concorso.

TRACKS, australiano, di John Curran, con Mia Wasikowska. Molto bello. Come “Into the wild”, ma questo finisce bene. Racconta la storia vera di Robyn Davidson, la ragazza australiana che nel 1977 attraversò il deserto australiano. Più di 3000 km a piedi in compagnia solo di un cane nero e di 4 cammelli. “Se mi chiedono perché, rispondo perché no”, diceva la ragazza. Una specie di Cammino di Santiago ipertrofico. Bella e brava la protagonista (già vista nell’Alice di Tim Burton). Mozzafiato i paesaggi. Interessante la sceneggiatura e notevole il lavoro di montaggio. Piacerà a tutti coloro che continuano a domandarsi: e adesso che ne farò della mia vita. Era la stessa domanda di Robin a vent’anni. Non sapendo cosa rispondere, decise di partire per un viaggio, lungo e impossibile. Al suo ritorno, scrisse un libro, “Orme”, che divenne un bestseller mondiale. Da non perdere. Sui titoli di coda, ci sono anche le vere foto scattate nel 1997 da Rick Smolan per National Geographic.

In concorso

VIA CASTELLANA BANDIERA, italiano, di Emma Dante, regista teatrale prestata al cinema. Interessante anche se un po’ cerebrale. Scontro di civiltà per una questione di precedenza in un vicolo. Palermo così non l’avete mai vista. Da una parte due donne artiste, gay e con macchinone fuori misura. Dall’altra una utilitaria guidata da un’anziana signora e riempita fino all’inverosimile con tutte le generazioni di una famiglia della periferia estrema di Palermo. Le due donne al volante non cedono e non arretrano. Lo scontro si prolunga tutta la notte con contorno di umanità dolente e bimbi urlanti. Interpretato dalla stessa Emma Dante, da Alba Rohrwacher e da Elena Cotta, il film ha il pregio di farci gettare uno sguardo all’interno di un’Italia che i telegiornali non mostrano mai. Il difetto però è che l’analisi è intellettualistica e che sembra un po’ sopra le righe anche il tentativo di farne una sorta di western all’italiana con tanto di duello fra donne. Alba Rohrwacher, con capelli bicolore e tattuaggi sembra una punkabbestia, recita una delle battute migliori del film.

Settimana della critica, fuori concorso, evento speciale di apertura

L’ARTE DELLA FELICITA’, italiano, cartone animato scritto diretto e disegnato da Alessandro Rak. Napoli così non l’avete mai vista. Poetico, commovente, onesto, sofisticato ma senza il difetto di inutili intellettualismi. Per riconciliarsi con la vita e con una parte della cultura contemporanea. Sergio e Alfredo sono fratelli e sono molto legati. Suonano il piano e il violino e sono bravi. Ma Alfredo decide di partire per il Tibet, diventa buddista e muore prematuramente. A Sergio, che nel frattempo ha mollato il pianoforte ed è diventato tassista, non rimane che provare ad elaborare il lutto. Tre giorni di pioggia per le vie di Napoli, per scoprire che la felicità, come la tristezza, costa poco e che a tutti noi non rimane che decidere fra l’una e l’altra. Consigliabile per i sentimentali e per tutti coloro che non hanno ancora scelto.

Giornate degli autori, evento di apertura

GERONTOPHILIA, canadese, di Bruce LaBruce. Avete presente “Harold e Maude”, un film del 1971 con una splendida colonna sonora di Cat Stevens? Parlava di un ragazzo che si innamora di una donna di ottant’anni. Questo film racconta la stessa storia. L’unica differenza è che “vuole” scandalizzare. Così, in questo caso, il ragazzo si innamora di un uomo di ottanta anni. Con tanto di primi piani dei baci con lingua impazzita fra le labbra e mani sussultanti nei pantaloni. “Harold e Maude” non scandalizzava ma divertiva e commuoveva. Qui invece niente. Un film da evitare come la peste. Resta nel cuore dello spettatore solo la ragazza, ribelle e femminista, che viene lasciata per colpa del vecchio. “Hai fatto un gesto così provocatorio, ma io rimango da sola”, dice all’ex fidanzato. Carina la lista delle donne rivoluzionarie che lei compila continuamente. C’è anche Winona Ryder. “Il taccheggio è sempre rivoluzionario”, spiega.

Pubblicato su L’intraprendente il 29 agosto

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