Guerra dei festival: Venezia vince, Roma perde. Alberto Barbera dirigerà la Mostra d’arte cinematografica al Lido. Marco Muller invece no: sotto attacco nel caos della politica romana, potrebbe “fuggire” in Russia.

Pubblicato: 29 dicembre 2011 in cinema
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Marco Muller, dopo otto anni, lascia Venezia e prova ad andare a Roma. Ma la politica lo sta massacrando. Intanto a Venezia, Paolo Baratta, presidente della Biennale, non perde tempo e nomina senza indugi Alberto Barbera. Una differenza di stile che segnerà sempre di più la distanza fra Roma e Venezia.

Alberto Barbera torna a dirigere la Mostra d’arte cinematografica di Venezia. Lo ha fortemente voluto Paolo Baratta, presidente della Biennale. Si tratta di una buona notizia per il cinema italiano. Anche per il metodo della nomina. In pochi giorni, Baratta ha spiegato le sue ragioni ai soci della Biennale di Venezia e ha convinto il CdA. Il voto è arrivato all’unanimità. Una dimostrazione di pragmatismo e di buon senso che sembra lontana anni luce dalla confusione che in  queste settimane sta caratterizzando invece le vicende per il ricambio del vertice del Festival cinematografico di Roma. Barbera era stato già a Venezia, sempre sotto la presidenza di Baratta, dal 1998 al 2002. Ha una lunga esperienza nella direzione di festival cinematografici (ha guidato anche il Festival di Torino), nel 2010 è stato chiamato a far parte della giuria internazionale del Festival di Cannes (si tratta di un privilegio raro: a parte attori e registi, solo un altro italiano vanta un simile titolo e si tratta del decano Gian Luigi Rondi) e, dal 2004, dirige il Museo del Cinema di Torino. Proprio come direttore del Museo ha lanciato e animato una nuova iniziativa cinematografica destinata alla promozione degli autori più giovani, il Torino Film Lab. Si tratta di una delle attività più interessanti del cinema italiano ed europeo. Il laboratorio torinese inventato e supportato da Barbera ha una prospettiva internazionale (riunisce ogni anno le menti più brillanti della produzione indipendente di tutto il mondo) ed è destinato alla individuazione e alla promozione dei talenti emergenti del cinema. Sono credenziali che fanno ben sperare per il futuro del festival di Venezia. Barbera, nonostante la civetteria di alcune dichiarazioni (“Mi stavo preparando ad andare in pensione”), ha dimostrato di aver capito che il cinema del futuro si costruisce solo puntando sulle nuove generazioni. Dotato di una profonda cultura cinematografica (coltivata in questi anni anche con le tante iniziative culturali del Museo del Cinema di Torino), sembra la persona giusta per guidare la Mostra veneziana verso le sfide dei prossimi anni. Nel lavoro lo supporterà anche una sincera empatia con il Presidente della Biennale. Baratta, presidente plenipotenziario dell’importante ente culturale veneziano e recentemente riconfermato per un altro mandato dal Ministro Ornaghi, dovrà mettere mano ai tanti problemi causati dal cantiere aperto del Lido di Venezia (il palazzo del cinema da ristrutturare, gli alberghi da potenziare, ecc.). Una concreta sinergia con il nuovo direttore della Mostra cinematografica diventerà così il suo asso nella manica. La situazione invece è caotica a Roma dove dovrebbe andare proprio il direttore uscente della Mostra veneziana, Marco Muller. Lo vorrebbero alla guida del festival romano, il Governatore del Lazio Renata Polverini e il Sindaco Gianni Alemanno. La sinistra però sta alzando le barricate. Guida la protesta Goffredo Bettini, inventore del festival di Roma e consigliere del presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. Aizzati da Bettini, alcuni politici locali del centro sinistra stanno sparando a palle incatenate contro Muller e stanno provando a difendere, anche se un po’ goffamente, Piera De Tassis, la giornalista che ha diretto la manifestazione romana fino ad oggi. Si tratta di una situazione che sta indebolendo la credibilità internazionale del festival romano. Se dovesse essere confermata, la De Tassis si troverebbe nella bizzarra situazione di dover dirigere un festival dopo essere stata sfiduciata di fatto dai propri azionisti (Alemanno e la Polverini hanno detto a giornali ed operatori che le avrebbero preferito Muller, costringendo l’Anica a prendere pubblicamente posizione). Anche lo stesso Muller, se alla fine la dovesse spuntare, si troverebbe nella bizzarra situazione di dover dirigere un festival in mezzo al fuoco incrociato della politica. Non proprio una passeggiata di salute. E con prospettive incerte. Si avvicinano infatti le scadenze elettorali per comune e provincia di Roma. Se il successore di Alemanno fosse proprio lo stesso Zingaretti che adesso si è schierato contro Muller? Le polemiche, infine, stanno creando non poco imbarazzo anche al presidente del festival, Gian Luigi Rondi. A norma di statuto, la nomina del nuovo direttore infatti spetterebbe a lui. Ma la Polverini e Alemanno hanno già incontrato Muller senza consultarlo. Non solo. Il mandato di Rondi scade a giugno ma già fioccano le ipotesi di una sua sostituzione anticipata e si fanno addirittura i nomi dei possibili sostituti. Con alcune ipotesi stravaganti, come Gianni Letta o Paolo Mieli. L’eco delle polemiche romane è arrivata fino in Russia dove i produttori più vicini a Putin ormai sono già sicuri di aver strappato Marco Muller a Roma: vogliono affidargli un super incarico alla direzione del prestigioso e ricco festival di San Pietroburgo. Un’offerta che, sono sicuri, Muller non vorrà rifiutare. Anche perché le polemiche romane non accennano a diminuire. Anzi. Intanto a Venezia, Baratta e Barbera sorridono. La guerra dei festival? Non mi interessa, ha detto Barbera. Non sono un soldato e non faccio guerre. I modelli? Se devo scegliere un modello al quale ispirarmi, penso al festival di Cannes. E Roma? Sorriso.

Andrea Piersanti

Pubblicato su La Padania il 29 dicembre 2011

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