Se anche Woody Allen cede alle effimere lusinghe del web. La nuova tv impazza

Pubblicato: 11 febbraio 2015 in media
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woody-allenAnche Woody Allen ha ceduto alle lusinghe della nuova tv sul web e dirigerà la prima “serie” della sua vita. La notizia ha sorpreso i suoi fan ma, visto quello che sta succedendo nel mercato televisivo internazionale, non deve poi stupire più di tanto. I dati infatti sono più impressionanti di quanto saremmo propensi a immaginare ed è ormai difficile per autori e producer resistere alle lusinghe (e ai numeri) della nuova tv. Secondo le più recenti indagini professionali del settore, ormai due terzi degli americani guardano video online sul pc, sul tablet e sugli smartphone. Si tratta di 192 milioni di individui di tutte le età e di tutte le condizioni sociali che ogni giorno si collegano alla rete per guardare immagini di news, di sport o di semplice intrattenimento. In cima alle classifiche il motore di ricerca Google soprattutto con Youtube. Segue Facebook che continua inesorabilmente a conquistare nuove fette di pubblico anche nel mercato di questa nuova forma di televisione. I canali youtube e online più visti sono quelli delle major conosciute anche in Europa come Disney e Warner. Una sorpresa dei dati più recenti però è data dalla posizione di leadership assoluta conquistata da un canale che è assolutamente sconosciuto da noi. Si chiama “Vevo Tv” e pubblica online, anche grazie alla collaborazione e alla condivisione “social” spontanea dei suoi utenti, i video musicali degli artisti più amati da adolescenti e giovani in tutto il mondo. Basta scorrere le classifiche di questa nuova abitudine televisiva che ha già conquistato gli Usa e che sta per contagiare anche l’Europa, per capire quanto sia invecchiato precocemente il dibattito sulla televisione. Il business della televisione mondiale è in una fase di continua evoluzione e, in qualche caso, di vera e propria rivoluzione. La distribuzione dei prodotti per la tv su Internet per esempio sembra funzionare meglio su Facebook che su Youtube. I dati non lasciano adito a dubbi e gli analisti di mercato stanno già elaborando i primi draft di visione strategica. “Poche settimane fa – ha scritto recentemente Mauro Masi, Delegato Italiano per la Proprietà Intellettuale nel Consiglio di amministrazione dell’Organizzazione europea dei Brevetti (EPO) -, la cantante Beyoncé ha postato su Facebook e su Youtube un video che ritrae il backstage della sua performance dal vivo al Mtv Music Awards. Nelle prime 24 ore gli utenti di Facebook hanno guardato il video 2,4 milioni di volte mentre, nello stesso periodo, solo poche migliaia di utenti l’hanno visto su Youtube”. Uno shock per i proprietari di Youtube (che sono gli stessi di Google). Il modello di condivisione imposto sulla piattaforma Youtube, evidentemente, è troppo rigido (come dicono da tempo gli esperti) e ne ha approfittato Mark Elliot Zuckerberg, fondatore di Facebook. I numeri sono impressionanti. Secondo alcuni dati diffusi dalla sua azienda, ogni mese vengono caricati su Facebook circa 100 milioni di nuovi video. I dati più clamorosi sono quelli relativi all’”Ice Bucket Challenge”, la doccia gelata per scopi di beneficenza che ha coinvolto persone famose in ogni angolo della terra. Quasi mezzo miliardo di persone ha guardato 10 miliardi di volte i video delle secchiate di acqua gelida. La trasmissione più vista negli Usa, la finale del Superbowl, raggiunge “solo” (si fa per dire) 100 milioni di spettatori, neanche un quarto del pubblico virtuale e rigorosamente segmentato del social network più famoso del mondo. La presenza sul web è diventato il problema più sensibile per i broadcaster,  anche in Italia. Recentemente ne ha parlato il presidente della Rai, Anna Maria Tarantola. L’invasione multinazionale dei cosiddetti broadcaster di seconda generazione come Netflix o come la stessa Hbo (la scorsa settimana hanno annunciato l’intenzione di sbarcare direttamente sul web con un servizio di video on demand) sta creando più di una preoccupazione per la tutela degli utenti finali e per la difesa dell’indipendenza sovrana degli Stati. “L’indipendenza, come ha riconosciuto il Consiglio d’Europa – ha detto Anna Maria Tarantola durante un convegno – è il principio chiave di qualsiasi organizzazione di media pubblici. La legge deve riconoscere e garantirla da qualsiasi indebita intromissione o influenza meta-aziendale, che si tratti dello Stato o di altri soggetti”. Già a maggio la Rai, seguendo l’esempio di Mediaset, aveva interrotto i propri rapporti con Youtube e aveva cancellato tutti i “canali” e i video che erano stati caricati sulla piattaforma di Google. Adesso molto probabilmente dovranno cominciare ad occuparsi anche di Facebook. Il tema è spinoso e riguarda proprio il bacino generazionale del pubblico della tv di Stato. Gli adolescenti (13 – 19 anni) stanno abbandonando in massa il social creato da  Zuckerberg e il loro posto è sempre di più occupato da adulti fino ai 50 e anche ai 60 anni, la stessa fascia generazionale del più tradizionale pubblico della Rai. Mentre Facebook scalda i motori per andare a rubare pubblico e clienti alla tv, la potente Hbo (produce le serie tv più viste nel mondo) ha deciso intanto di andare a competere direttamente nel nuovo campo di battaglia del business televisivo, il web. Si tratta di una decisione clamorosa e sta scaldando il dibattito fra migliaia di addetti ai lavori in tutto il mondo. La Hbo non è un interlocutore qualsiasi: è infatti una delle emittenti televisive via cavo più popolari degli Stati Uniti d’America. Di proprietà della Time Warner, la sua programmazione è basata sul cinema e sulle serie televisive originali che vengono trasmesse in oltre 150 Paesi. La decisione di Hbo è destinata quindi a cambiare di nuovo le regole del gioco: non più la difesa passiva dei propri diritti  sul web ma una battaglia aperta con i nuovi competitor digitali del mondo dei social. Lo slogan della Hbo è da sempre “Non è televisione, è la Hbo”. Appunto. In questo quadro generale, quindi, non deve stupire la decisione di un “vecchio” del cinema come Woody Allen. L’ottantenne regista di New York ha confermato che scriverà e dirigerà la sua prima serie televisiva per Amazon Studios, la televisione online inventata da Jeff Bezos per competere con Netflix e gli altri operatori Over The Top. “Woody Allen è un creatore visionario che ha realizzato alcuni dei più grandi film di tutti i tempi ed è un onore lavorare con lui”, ha detto Roy Price, vice presidente di Amazon Studios. “Non ho idea da dove partire, penso che Roy Price se ne pentirà…”, ha detto il regista. Il mercato della televisione mondiale si sta veramente avviando a competere in una situazione completamente inedita.

Pubblicato su Il campo delle idee il 28 gennaio 2015

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  1. […] Se anche Woody Allen cede alle effimere lusinghe del web. La nuova tv impazza. […]

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