La “missione” e il “vangelo” di Google, la deriva pseudo-religiosa di Internet

Pubblicato: 5 settembre 2013 in La materia dei segni
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Vint G. Cerf,  ”evangelizzatore”  di Google

Vint G. Cerf, ”evangelizzatore” di Google

Si chiama Vint G. Cerf e, per guadagnarsi da vivere, fa l’”evangelizzatore” ma non è un prete. E’ l’ultima trovata marketing di Google. Presentato in pompa magna anche in Italia in occasione di “Big Tent Roma”, un convegno su “Cultura e Contenuti nell’Era Digitale” che si è svolto lo scorso 4 luglio a Roma, il vice president di Google tutto sommato fa una buona impressione anche se sembra uscito dal casting di un reality. Ha 70 anni, è ingegnere, è uno dei padri di Internet (“Sono molti i padri di Internet. Resta da capire chi sia la madre”, ha detto alla platea del convegno romano suscitando la giusta reazione di risate e un discreto “buzz” su Twitter e Facebook), è simpatico e ha una meravigliosa e curatissima barbetta bianca. La sua carica, un po’ altisonante, suona: “Vice President e Chief Internet Evangelist, Google”. Svolge con una discreta efficienza il suo mestiere di “capo evangelizzatore”. «Cerco 4 milioni di persone da convertire», ha detto a Roma, suscitando l’immediata reazione dell’unico prete vero presente in sala, Padre Antonio Spadaro, direttore della rivista “Civiltà cattolica” e attivissimo su tutti i social «Abbiamo un interesse comune» ha detto P. Spadaro, con un sorriso pensieroso, all’”evangelizzatore” di Google. L’ingegnere a Londra ha ricevuto il Queen Elizabeth Prize for Engineering insieme con Bob Kahn, Marc Andreessen, Louis Pouzin e Tim Berners Lee, per aver “scritto” il protocollo Tcp/Ip, quello che regola le trasmissioni di dati e che “muove” internet. Da qualche anno è al servizio di Google «con il compito di spiegare le meraviglie del web al mondo ancora non connesso oppure ai tanti che guardano alle innovazioni in corso come un pericolo piuttosto che come una opportunità», racconta Riccardo Luna di Repubblica. Google lo ha inviato in Europa per un lungo tour di sei mesi. Proprio a ridosso dello scandalo che i giornali italiani hanno chiamato “Datagate”. «Non ci sono cavi sotterranei che dalla National Security Agency arrivano fino ai nostri server. Non c’ è nessun modo in cui i dati che custodiamo possano essere violati. E lo dico con assoluta certezza, perché la Rete, cioè Internet, l’ ho fatta io», ha detto Cerf. Ma poi ha aggiunto: «Dopo l’11 settembre, dobbiamo trovare un equilibrio fra privacy e sicurezza». Dei mass media se ne sono dette e scritte tante, di ogni colore, ma fa impressione oggi questa deriva “pseudo-religiosa”. Ve li immaginate Pippo Baudo o Bruno Vespa a fare gli “evangelizzatori” della Rai per convincere gli italiani a pagare il canone della tv? Senza scomodare Orwell, resta da chiedersi perché i padri di Internet come Cerf si affannino a parlare dell’impatto democratico della rete se poi Google si sente simile ad un dio con tanto di “evangelizzatori” a libro paga.

Pubblicato su Tivù settembre 2013

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