E il celibato sfida il mondo

Pubblicato: 27 febbraio 2011 in cultura
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Il celibato dei sacerdoti è il tema di uno scontro culturale epocale molto acceso che sta animando le riflessioni più profonde e strategiche della Chiesa Mondiale. I giornali, in Italia e nel mondo, nella maggior parte dei casi, però non hanno capito la portata storica della partita in corso e preferiscono speculare sulle posizioni politiche pro o contro Berlusconi dei vescovi italiani o su quelle che vengono millantate come debolezze o contraddizioni dell’attuale pontificato. Pedofilia, scandali sessuali, intemperanze private sono sempre sullo sfondo di queste interpretazioni giornalistiche. “Tutto questo accade perché il nostro celibato sfida il mondo, mettendo in profonda crisi il suo secolarismo ed il suo agnosticismo e gridando, nei secoli, che Dio c’è ed è presente!”, sospira il Cardinale Mauro Piacenza, Prefetto della Congregazione per il Clero. Proprio in questi giorni, mentre in Francia, ad Ars, si svolgeva un convegno su «Il celibato sacerdotale, fondamenti, gioie, sfide» (24 – 26 gennaio), è partita dalla Germania la notizia che Benedetto XVI, nel 1970, fece parte di un comitato di nove teologi incaricati dalla Conferenza Episcopale tedesca di esaminare il tema della crisi delle vocazioni. Il documento redatto 41 anni fa e firmato, fra gli altri, anche dal giovane Ratzinger, suggeriva ai Vescovi tedeschi di chiedere a Paolo VI di rivedere il tema del celibato dei sacerdoti. “Solitudine” e “mancanza di identità del proprio ruolo nella società moderna” sono, secondo quel documento, i rischi che corre il sacerdote costretto al celibato. La notizia è stata molto strillata in Germania, da sempre in fibrillazione “antiromana” sul tema del celibato, nell’ennesimo tentativo di delegittimare il Papa. “In un mondo gravemente secolarizzato, è sempre più difficile comprendere le ragioni del celibato”, spiega il Cardinale Piacenza, incaricato proprio da Benedetto XVI di presiedere la Congregazione del Clero in un momento di grave tensione internazionale sul ruolo e l’immagine del sacerdote. “Dobbiamo avere il coraggio, come Chiesa, di domandarci se intendiamo rassegnarci ad una tale situazione, accettando come fatto ineluttabile la progressiva secolarizzazione delle società e delle culture, o se siamo pronti ad un’opera di profonda e reale nuova evangelizzazione, al servizio del Vangelo e, perciò, della verità dell’uomo – ha detto ai preti riuniti la scorsa settimana ad Ars -. Ritengo, in tal senso, che il motivato sostegno al celibato e la sua adeguata valorizzazione nella vita della Chiesa e del mondo, possano rappresentare alcune tra le vie più efficaci per superare la secolarizzazione”. Benedetto XVI, all’inizio del Suo Pontificato, nel 2006, nel Discorso in occasione dell’Udienza alla Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi, disse ai sacerdoti di tutto il mondo: “Il celibato deve essere una testimonianza di Fede: la Fede in Dio diventa concreta in quella forma di vita, che solo a partire da Dio ha un senso. Poggiare la vita su di Lui, rinunciando al matrimonio e alla famiglia, significa che io accolgo e sperimento Dio come realtà e perciò posso portarLo agli uomini”. Benedetto XVI, il prossimo 29 giugno, celebrerà il sessantesimo anniversario della sua ordinazione a sacerdote. Un ruolo che ha sempre vissuto con convinta partecipazione, come testimoniano le persone che gli sono state vicine in questi anni. Nel 2005, in occasione dell’ultima Via Crucis presieduta, seppure a distanza, da Giovanni Paolo II, fu proprio l’allora Cardinale Ratzinger a scrivere le meditazioni. Per la nona stazione, la terza caduta di Gesù, Ratzinger, facendo fare un salto sulla sedia a molte delle persone, laici o sacerdoti, che in quel momento seguivano la diretta tv, scrisse con sofferta ma lucida consapevolezza: “Ma non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa? A quante volte si abusa del Santo Sacramento della Sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso Egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui! Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza!”. Quando, pochi mesi più tardi, venne eletto al Soglio di Pietro, Benedetto XVI si dedicò subito al tema che gli era più caro, il ruolo dei sacerdoti nella società moderna. Lo fece con notevole anticipo sui tempi giornalistici degli scandali sulla pedofilia. “Il celibato è questione di radicalismo evangelico! – spiega con forza il Cardinale Piacenza -. Povertà, castità ed obbedienza non sono consigli riservati in modo esclusivo ai religiosi, sono virtù da vivere con intensa passione missionaria. Non possiamo tradire i nostri giovani! Non possiamo abbassare il livello della formazione e, di fatto, della proposta di fede! Non possiamo tradire il popolo santo di Dio, che attende pastori santi, come il Curato d’Ars! Dobbiamo essere radicali nella sequela Christi! E non temiamo il calo del numero dei chierici. Il numero decresce quando si abbassa la temperatura della fede, perché le vocazioni sono “affare” divino e non umano, e seguono la logica divina che è stoltezza umana! Ci vuole fede!”.

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