#Venezia70, l’amore impossibile sbarca al Lido. Antonio Albanese commuove. Rumsfeld racconta la sua guerra in Iraq.

Pubblicato: 4 settembre 2013 in cinema
Tag:, , , , , ,
La frase del giorno: «Tutte le generalizzazioni sono false, inclusa questa», il due volte Segretario alla Difesa Usa Donald Rumsfeld, in “The Unknown Known”, la lunga intervista - documentario di Errol Morris.

La frase del giorno: «Tutte le generalizzazioni sono false, inclusa questa», il due volte Segretario alla Difesa Usa Donald Rumsfeld, in “The Unknown Known”, la lunga intervista – documentario di Errol Morris.

L’amore impossibile è il tema del giorno alla Mostra Internazionale di Arte cinematografica. Fra un uomo e una donna, innamorati ma separati da convenzioni e condizioni sociali (“Une promesse” di Patrice Lecont), fra un padre e un figlio, straziati dall’emergenza della crisi economica (“L’Intrepido” di Gianni Amelio), fra un ragazzo di strada e il suo cliente (“Eastern Boys” di Robin Campillo). Anche il documentario su e con Rumsfeld, a ben vedere, parla di un amore impossibile, quello fra i politici e il loro paese.

THE UNKNOWN KNOWN, americano, in concorso. Ecco quanto poco sappiamo della Guerra in Iraq. Un lunga intervista con Donald Rumsfeld, uno dei grandi “architetti” di quella guerra. Membro del Congresso, consigliere di quattro diversi presidenti e per due volte segretario della Difesa, Rumsfeld, durante la sua carriera, ha scritto decine di migliaia di appunti, memorandum indirizzati al Presidente, ai colleghi e al suo staff. Li chiamavano “fiocchi di neve” perché i foglietti sui quali erano scritti erano bianchi. Dopo il Rumsfeld “politico” che abbiamo conosciuto con i telegiornali, il film ci mostra due aspetti inediti: lo “scrittore” e l’”attore”. Davanti alla macchina da presa di Errol Morris, un famoso e acclamato documentarista Usa, Rumsfeld è controllato e freddo. Ama le affermazioni apodittiche e le citazioni. Lo faceva anche da “scrittore”, mentre compilava i suoi innumerevoli “fiocchi di neve”. Il primo piano insistito su fondo nero della lunga intervista è montato con immagini a volte pertinenti, altre volte solo evocative. Il vero spettacolo, infatti, è la mobilità dell’espressione del suo viso e il sorriso così glaciale quando risponde. Si tratta di uno spaccato inedito sulle motivazioni e la catena del comando che portarono gli Usa a combattere contro Saddam. «Quando egli scrisse, all’interno della sua più famosa meditazione, che il “noto ignoto” sono quelle cose che pensiamo di conoscere ma che poi scopriamo di non conoscere, tale affermazione poteva ben essere un valido riferimento a se stesso», spiegano i curatori del catalogo del Festival. Alla fine, Morris domanda a Rumsfeld: «Perché ha accettato di rispondere alle mie domande». «Questa è una domanda veramente cattiva», risponde Rumsfeld.

EASTERN BOYS, francese, Orizzonti. Di Robin Campillo. Storia agrodolce nella comunità dei ragazzi dell’Est che vivono a Parigi. Uno di loro rimane invischiato in un complicato menage con un suo “cliente”. Dal sesso a pagamento passano al rapporto “padre-figlio”. Viene salvato dal destino di emarginazione al quale sembrava condannato e trova una nuova figura paterna dove meno se lo aspettava. Uno si salva mentre tutti gli altri no. L’unica scena rilevante del film è all’inizio. Una macchina da presa dall’alto (in gergo tecnico, a Hollywood, si chiama “occhio di Dio”) che segue i velocissimi movimenti dei ragazzi dell’Est mentre cercano di taccheggiare nell’affollatissima Gare du Nord. Sembrava un documentario sociologico molto promettente. E invece era solo una commedia.

UNE PROMESSE, francese, fuori concorso. Di Patrice Lecont. Si amano ma non possono. Lei è la moglie del capo. Lui è povero. Ci si mette anche la guerra (siamo nel 1914). Una dichiarazione d’amore lunga un intero film, fatta più di gesti che di parole. Dolce, commovente, ben recitato e ben scritto, tratto da una novella di Stefan Zweig, «una meraviglia di concisione», ha detto il regista. Irresistibile per coloro che amano le storie romantiche e che si commuovono, come la bella protagonista, alle rappresentazioni all’Opera.

L’INTREPIDO, italiano, in concorso. Di Gianni Amelio. Antonio Albanese, quando recita e non fa il comico, è molto bravo. Ci sarebbe poco da aggiungere al film ma la testardaggine poetica con la quale Gianni Amelio cerca una strada narrativa per raccontare il nostro paese non può che commuovere lo spettatore. La crisi economica, dice Amelio, ci costringe a ripensare alle nostre priorità. Impossibile dargli torto. Non vi fate impressionare dalle notizie dei fischi che sentirete da Venezia. Molti lo hanno applaudito. La curiosità: il film è prodotto da Carlo degli Esposti, Palomar, lo stesso che da anni produce il successo di “Montalbano”. Lui è un produttore che sa il fatto suo ed è famoso per un carattere non proprio accomodante. Difficile immaginare un terzetto assortito in modo più eterogeneo: Gianni Amelio, il poeta della drammatica contemporaneità italiana (indimenticabile il suo “Lamerica”), Antonio Albanese, il cabarettista più amato dal cinema, Carlo Degli Esposti, il burbero produttore della fiction più vista in prima serata. Un’alchimia impossibile sulla carta che però invece funziona.

Pubblicato su L’intraprendente il 4 settembre 2013

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...