Il cinema, alla fine, dovrà credere nei web filmmaker. Ecco cosa sta per succedere anche in Italia

Pubblicato: 19 maggio 2013 in cinema, media
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andrea piersanti

Andrea, il tuo passato parla da solo. Negli ultimi 20 anni sei stato Presidente dell’Istituto Luce, consigliere d’amministrazione di Cinecittà Studios, presidente dell’Ente dello Spettacolo e dell’Associazione dei critici RadioTV italiani. Hai diretto la storica Rivista del Cinematografo, scritto libri, ideato il primo portale Internet del cinema italiano (www.cinematografo.it). Hai persino ricevuto la Medaglia per meriti culturali del Presidente della Repubblica. Ma se al di là del tuo (a dir poco invidiabile) cursus honorum dovessi raccontarti ai lettori di WebCelebrity, che parole sceglieresti?

Sono un sognatore. Ho sempre preferito la visione alla contabilità. Si tratta di una caratteristica che qualche volta ti mette in difficoltà ma che ti consente, quando se ne presentano le possibilità, di aprire la mente e il cuore al nuovo ancora da costruire. Oggi penso con insistenza alla necessità di un ricambio generazionale. Il problema del cinema italiano è che le glorie del passato si sono arroccate in difesa dei finanziamenti pubblici e di alcune posizioni di rendita. Ma così rischiano di soffocare e distruggere ciò di cui invece dovrebbero nutrirsi, per citare Shakespeare. Io credo che la posizione più corretta per le persone della mia età sia nelle attività di consulenza ma che il cinema, quello vero, dovrebbe essere fatto dai giovani, quelli veri. D’altra parte, quanti anni aveva Orson Welles quando realizzò il capolavoro della sua vita, “Citizen Kane”? Solo 25! Capito? Aveva solo 25 anni e quel film è considerato ancora oggi uno dei più importanti della storia del cinema.

Cinema e web. Un binomio tradizionalmente legato al marketing dei film in uscita, che sta via via allargandosi alla scoperta e valorizzazione dei nuovi talenti. A che punto è arrivato il processo in Italia? Siamo pronti al primo attore o regista di cassetta 100% di origini pure digital?

Assolutamente sì. Segnali inequivocabili arrivano per esempio da Rai Cinema che ha cercato proprio nel vasto bacino del web e degli user generated content i nuovi titoli da produrre per rinnovare la propria linea editoriale. L’esempio di Rai Cinema è stato seguito a ruota da Sky e da Fandango, tanto per citare i primi due della lista. La rete è un gigantesco laboratorio creativo a cielo aperto e l’Italia sta producendo format e storie tutt’altro che marginali. La strada è ancora lunga ma la partenza è quella giusta.

Che vantaggi e svantaggi riscontri tra il percorso di un autore che segue gli iter classici per costruirsi un “biglietto da visita” e puntare all’esordio in sala – a partire da Festival e cortometraggi, cortometraggi e Festival – e chi invece sceglie la via di YouTube e Dailymotion?

Non c’è più questa distinzione fra i giovani che lavorano seriamente. Il percorso “classico”, per così dire, è rimasto nel retaggio dei meno talentuosi. Cercano la soddisfazione effimera di un premio in un festival di periferia ma rifiutano il confronto diretto con la competizione autentica che solo il web riesce a darti. Il web non mente. Se vali, qualcosa finisce sempre per muoversi. Altrimenti non vai da nessuna parte. Non ci sono trucchi o raccomandazioni “vecchio stile” che tengano. I giovani autori che valgono qualcosa utilizzano tutti i mezzi a disposizione, a cominciare proprio dal web. Youtube e Dailymotion sono ottime palestre di allenamento e sono anche formidabili sedi di esame.

Nei sogni di tutti i filmmaker che si auto-distribuiscono in streaming, è ovvio, ci sono favolosi scouting hollywoodiani, con i vari Spielberg o Sam Raimi che ti notano su YouTube e il giorno dopo ti chiamano per andarli a trovare sul set. La realtà tricolore, inevitabilmente, è diversa. Che sogni può fare il filmmaker digitale della Penisola? Che sogni possibili, intendo?

Fare rete. Il segreto è non farsi “fregare” dal proprio narcisismo. L’industria cinematografica italiana sta vivendo un momento di forte ripensamento delle strategie industriali ed editoriali. La crisi si fa sentire e i produttori più scaltri (e più giovani) stanno cercando di capire come superare il guado di questo momentaccio. La solitudine, in questa fase, ti può creare danni. E’ necessario consorziarsi e fare massa critica, per semplificare la ricerca da parte degli scout e degli head (o cool) hunter. Da soli purtroppo si rischia di morire di inedia. Negli anni novanta, quando importammo la cultura del web in Italia, ci ritrovammo nella necessità di spiegare le nuove logiche editoriali agli interlocutori più importanti della industria della comunicazione. Erano analfabeti di ritorno che andavano alfabetizzati da capo. Oggi, con il nuovo cinema digitale, stiamo vivendo una situazione analoga. Si tratta di un’operazione complessa che puoi realizzare solo facendo squadra con quelli che fanno il tuo stesso mestiere.

Nelle scorse settimane hai siglato un accordo di partnership strategica e implementativa con Greater Fool Media, gli Italian Digital Studios la cui mission è proprio di creare un ponte tra old e new media. Cosa ti ha spinto a entrare nel team Greater Fool e quali obiettivi vi siete posti?

Dalle mie risposte, ti sarai già fatto un’idea. Di Greater Fool Media mi piace l’idea di fondo: creare uno “special team”, come si dice nel linguaggio del football americano, per sfondare la linea difensiva della inevitabile resistenza inerziale degli old media. Questo “special team” deve essere formato da attaccanti  agili e super dotati in grado di segnare il punto della vittoria (i giovani autori che nascono sul web), di quarterback in grado di elaborare strategie direttamente sul campo di gioco (Greater Fool Media) e di un team di esperti a bordo campo per tutto quello che serve ad ottimizzare le performance della squadra (il sottoscritto, come altri). Si tratta di una “visione” che mi piace molto. Sembra di partecipare alla costruzione di qualcosa di bello. Quando penso all’avventura di Greater Fool Media in Italia oggi, mi viene sempre in mente la nascita (diversi anni fa) dello straordinario laboratorio creativo del Sundance fondato nello Utah da Robert Redford. Il più importante festival per il cinema indipendente americano, una società di produzione e distribuzione in house, un’intensa attività di broadcasting con la realizzazione di alcuni dei più bei canali tematici della tv Usa: sono solo alcuni dei risultati spettacolari di quella intuizione nata nel 1978 sui monti innevati nei dintorni di Salt Lake City. Ecco, questo è quello che penso di Greater Fool Media. Il mio benchmark è il Sundance. Te lo avevo detto che sono un visionario.

Intervista a Andrea Piersanti realizzata da Andrea Materia per webcelebrity

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