Ecco come cambia la pubblicità. Dalle campagne “finte” di “Mad Men” a Youtube.

Pubblicato: 13 maggio 2013 in La materia dei segni
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Mad Men fake Ad

In season three, Don discovers while on a business trip that Sal is gay. That inspired this ad — where a women flashes a man — for London Fog. It’s crude and associates the brand with perverts.

Le finte pubblicità di Don Draper (Mad Men) sono terribili rispetto a quelle autentiche del 1960. L’idea di comparare il vero con la fiction è del giornale http://www.BusinessInsider.com. Alla vigilia della messa in onda, su AMC, della sesta stagione della serie americana sul mondo delle agenzie creative, hanno pubblicato i bozzetti ideati per “Mad Men” e le pubblicità veramente commissionate dagli inserzionisti nel 1960. La creatività degli autori di “Mad Men”, nonostante il rigore filologico della ricostruzione di costume, risente dei sentimenti del terzo millennio. Nella pubblicità finta di “Mad Men” per la Samsonite compare il verbo “hate”, odiare, figlio di una cultura della provocazione e del politicamente scorretto lontana anni luce dalla cultura degli anni Sessanta. Nella pubblicità inventata per la Mohawk Airlines una hostess viene raffigurata di spalle con il “back” ben evidenziato dalla gonna stretta. Nella vera pubblicità («La Mohawk Airlines non ha le ragazze meglio vestite del mondo?») la ragazze sono fotografate frontalmente o di profilo ma neanche una è rappresentata di spalle. E così via. La pubblicità è cambiata molto dalla nascita dei mezzi di comunicazione di massa e la serie “Mad Men” ha avuto il merito di raccontare il momento più importante di questa trasformazione. Quando, da una semplice informazione sugli aspetti per così dire tecnici («questo prodotto è più performante degli altri»), si passò a costruire veri e propri mondi di valori. Il momento in cui, cioè, i pubblicitari capirono che alla base di un acquisto c’è sempre una molla irrazionale e che per intercettarla si devono costruire comunità legate da un ideale o da un modo di vedere il mondo. Apple, in questo senso, docet. Lo hanno spiegato molto bene Adele Savarese e Emma Gabriele nel loro libro “A lezione dai Mad Men”, pubblicato da Sole 24 Ore. Adesso il mondo della pubblicità sta per cambiare di nuovo. Alcuni segnali sono inequivocabili. «Internet è l’ultimo medium che è comparso sulla scena, ma nel giro di pochi anni probabilmente rivoluzionerà nel profondo il mondo della pubblicità» ha scritto Gianni Celata, docente di economia dei media a La Sapienza di Roma. C’è da scommetterci. Si tratta di una rivoluzione ancora poco compresa e pochissima studiata ma si sa già che il cambiamento sarà simile, per importanza, a quello degli anni Sessanta. Già ora le agenzie creative cominciano a dedicare un tempo non più marginale a “spiare” dal buco della serratura di Youtube, Dailymotion, Mashinima, Vimeo, o di altri aggregatori di video “generati dagli utenti”. Il mondo dei valori che ne emerge è destinato a stravolgere, per la seconda volta, sentimenti e visioni culturali. Altro che i “fake” di Don Draper!

Pubblicato su Tivù di aprile 2013

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