L’11 settembre visto con gli occhi dello spettatore italiano. Cosa resta? Il primo post di Vale per “La giusta distanza”.

Pubblicato: 11 settembre 2011 in illusioni digitali, La materia dei segni
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"How to Beat Terrorism: Refuse to Be Terrorized", scrive oggi Wired in Homepage. Ma l'occhio degli italiani è diverso. Ecco il primo post di Vale per "La giusta distanza".

Milano, sabato sera, 10 settembre. Rimango a casa a vedere The Hurt Locker, su Raitre. Domenica saranno passati esattamente dieci anni dagli attentati dell’Undici Settembre, ed è (forse) un bene che ogni medium a disposizione ce lo ricordi.

Il film di Kathryn Bigelow, vincitore di 6 premi oscar tra i quali Miglior Film e Miglior Sceneggiatura Originale, ci racconta di un manipolo di soldati americani impantanati nel delirio dell’ultima disastrosa guerra in Iraq, senza risparmiarci nemmeno un grammo della più profonda angoscia. Ciò che mi rimane dopo due ore di visione, pesante come un mucchio di pietre nelle tasche, mentre iniziano a scorrere i titoli di coda, è la sensazione che per gli americani, così come per il protagonista del film, la Guerra sarà sempre in primo piano nel difficile scorrimento dell’esistenza. Non c’è speranza, per loro. Ma per noi?

Ne converrete con me, non è un bel modo per affrontare un sabato sera. Inizio quindi a scanalare in cerca di frivolezza, e mi ritrovo subito davanti il faccione di Bruno Vespa, impegnato a manovrare l’orchestrina del suo speciale sull’undici settembre. Ma di certo ora non ho più la forza di seguirlo, e semplicemente spengo la tv.

Milano, domenica mattina, 11 settembre. Questa volta ci siamo per davvero. Non posso fare a meno di richiamare subito alla memoria tutte quelle immagini che dieci anni prima mi hanno fatto piangere di terrore e tristezza. E mi viene di nuovo in mente anche il film. Quanta amarezza, per un solo risveglio.

Passato il momento del luccicone, mi metto su internet a cercare i dati d’ascolto della sera precedente, e noto che Vespa ha piazzato un raccapricciante 9,80% di share, che porta il suo speciale pericolosamente vicino all’ultimo disastroso esperimento di Sgarbi in prime time, sempre su Raiuno. Ricordo che lo speciale avrebbe dovuto essere trasmesso domenica sera, prima di essere spostato al sabato. Poi penso che con oggi inizia il cruciale periodo di “garanzia” televisiva, in cui saranno gli ascolti a determinare il futuro a medio termine delle reti. E osservo che il prime time di questo giorno così tristemente evocativo sarà assolutamente vuoto di qualsiasi riferimento alla terribile storia recente (eccezione fatta per alcuni canali del digitale terrestre), e clamorosamente pieno di nuova fiction e nuove serie… Non trovate che sia interessante?

Certamente, la programmazione diurna rimbomba di collegamenti da New York e speciali e perfino docufiction su praticamente tutte le reti, ma stasera magicamente arriverà un momento in cui il flusso di ricordo e dolore dovrà cessare, e noi potremo tornare a galleggiare su correnti più tranquille.

Mi chiedo se esista una via di mezzo.

Milano, domenica pomeriggio, 11 settembre. La cara vecchina con cui vivo mi intercetta mentre preparo un tè in cucina. E mi racconta di essere stata al cinema, la sera prima, a vedere “quel film di quello che credo sia italiano, uscito da poco, che stava pure a quel festival…”, ossia Terraferma, di Emanuele Crialese, fresco vincitore del Premio Speciale della Giuria all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Mentre faccio finta di ascoltarla, penso che sabato prossimo magari uscirò anch’io.

Vale

"... non mi ero pensata come blogger".

Ho buttato giù una boutade per il tuo blog! Pensavo che magari i miei interventi potresti rinchiuderli in un miniblog chiamato “Lost in translation”!!
Comunque questo è davvero uno divertissment scritto in cinque minuti, ti dò comunque carta bianca per qualsiasi tipo di editing tu voglia fare, se c’è qualcosa che ti stuzzica di ciò che ho scritto pubblicalo come vuoi!
Arriverò con pezzi più strutturati…
Divertente, comunque! Non mi ero mai pensata come blogger…
Bacini tanti, babbo, e DAIDAIDAI sempre :**

commenti
  1. Manuel de Teffé ha detto:

    Dovevo lavorare al Palazzo di Vetro di NY l’11 Settembre 2001 presentando un mio documentario, ma per ragioni provvidenziali, restai a casa. Il 12 Settembre ero su un treno di linea, quando 2 tecnici salendo all’improvviso nel mio scompartimento ci dissero di scendere: ci buttammo letteralmente tutti giù dal treno sicuri fosse per una bomba. Macché: dovevano semplicemente pulire i bagni. Il terrore era iniziato. Dopo 10 anni e una pletora di teorie non ufficiali e dibattiti continui, aquista un sempre più forte significato profetico l’incipit del Pontificato di Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura”.

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