Cinecittà, la strada in piano del cinema italiano e il nuovo ministro (?) dei beni culturali

Pubblicato: 27 aprile 2018 in la giusta distanza
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Caro (nuovo) ministro dei beni culturali, non sappiamo ancora chi sei ma già sappiamo cosa vogliamo da te. Il cinema italiano si dibatte fra problemi antichi (associazioni sì o associazioni no, prezzo del biglietto alto o basso, commedie utili o inutili al botteghino) e problemi apparentemente nuovi (la concorrenza dei new media e quella del mercato globale del marketing ipertrofico che si mischiano all’indifferenza dei giovanissimi). In mezzo al guado c’è anche Cinecittà, la bella città del cinema voluta da Mussolini, strapazzata dalla guerra, amata dagli americani (e da Fellini), contaminata dalla tv, abbandonata dai privati e adesso finalmente rifinanziata dallo Stato. Le condizioni di salute del cinema italiano non sono mai state così fragili. Sbanda e vaneggia fra dilettantismi fuori misura e rare punte di genio. Eppure la strada da percorrere è chiara. È tracciata dagli autori più coraggiosi del documentarismo e dai registi più giovani delle produzioni indipendenti. Allora? Ecco una prima lista della spesa. Se vorrai dimostrare di avere a cuore le sorti del cinema italiano, intanto, dovrai badare agli interlocutori che ti sceglierai. La grande industria cinematografica del nostro Paese infatti troppo spesso detta legge nella progettazione delle nuove leggi sul cinematografo. I loro interessi però sono, per forza di cose, di tipo conservativo (per conservare privilegi di mercato, finanziari e fiscali). Il cinema italiano invece ha bisogno di rischio e di sogni. Ha bisogno di rientrare in contatto con il mondo che cambia alla velocità del web e dei social. Ha bisogno di una nuova generazione. In Francia uno dei grandi sponsor di Macron, Xavier Niel, ha fondato Ecole 42: nel laboratorio senza docenti, duemila ragazzi smanettano da mattina a notte per inventare nuove soluzioni per il nuovo mondo digitale. La scuola è gratuita per gli studenti. È pagata dallo stesso Niel e fra dieci anni, dice, sarà finanziata dagli ex-diplomati che nel frattempo, grazie al lavoro svolto all’Ecole 42, saranno diventati miliardari. Niel è proprietario anche della media company francese Mediawan (che sta facendo shopping pure in Italia). Nel teatro 5 di Cinecittà Fellini fece ricostruire il set di Via Veneto per girare le molte scene in “esterno” de La dolce vita. La finta Via Veneto costò meno dei pesanti pedaggi che sarebbero stati chiesti dai bar e dai ristoranti della vera Via Veneto. La luce fu sempre quella giusta e non ci furono distrazioni meteorologiche. La finta Via Veneto inoltre era in piano. La vera Via Veneto, invece, era inclinata. Una salita che avrebbe reso problematici i molti allestimenti tecnici del set. Ecco quindi il secondo consiglio. Caro ministro comincia a pensare a come utilizzare gli spazi gloriosi di Cinecittà per costruire la prima Ecole 42 del cinema italiano. Un posto superattrezzato dove i giovani siano liberi di sperimentare e trovare nuove vie espressive. Un posto dove la strada per il futuro del nostro cinema sia finalmente in piano.

di Andrea Piersanti

Pubblicato su BoxOffice di aprile 2018

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