Virale all’italiana. Dalla birra Corona a Microsoft. In Sicilia

Pubblicato: 27 giugno 2011 in illusioni digitali
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Viral marketing, ovvero: quando i consigli per gli acquisti diventano contagiosi. Non c’è niente da fare: i video virali sono belli, divertono, appassionano. E poco importa se alla fine senza troppi complimenti ti sbattono sulla faccia la dura realtà, ossia che si è trattato solo di uno stratagemma un po’ furbetto per convincere a comprare questo o quel prodotto. Un video virale ben fatto, lo dice il nome stesso, è contagioso, e chi si ammala on-line non può fare a meno di cliccare “mi piace”, di “linkarlo” sul proprio blog, di condividerlo con gli amici su Facebook. Non è un caso se la specializzazione nella pubblicità virale è diventata uno dei business creativi più redditizi nella rete, e chi prima ci è arrivato più sta mietendo successi.

È quello che ha fatto Ugo Parodi Giusino, classe 1981, palermitano «sotto tutte le accezioni del termine», come dice lui, scherzando. Ugo è alla guida di Mosaicoon, azienda “giovane” specializzata, per l’appunto, nell’ideazione e nella produzione di video virali da far rimbalzare nella rete per conto delle più grandi multinazionali: Corona (quelli della birra, ndr), Fineco, Microsoft, Seat, Tommy Hilfigher sono solo alcuni dei grandi brand che sono passati da lui per contagiare la rete con i loro ultimi prodotti. Mosaicoon è la storia del talento italiano che si fa business e macina record: nel 2009 è stata la prima esperienza di venture capital in Sicilia, e a breve sarà la protagonista di un documentario della Bbc dedicato proprio alle esperienze di viral marketing di maggior successo a livello internazionale.

E pensare che l’avventura di Ugo è cominciata quando il fatto di postare video sul web era solo roba da teenager giapponesi dalla discutibile vita sociale e nerd smanettoni della Silicon Valley: era il “lontano” 2003 (un’era geologica fa, secondo gli annuari di Internet) e il giovane imprenditore siciliano, allora studente universitario di belle speranze, si divertiva a fare le sue prime esperienze con i video in streaming. «Erano ancora soltanto esperimenti. Qualcosa di pionieristico» racconta.

Ma è stato proprio su quegli esperimenti da pioniere che Ugo ha cominciato a mettere su il gruppo di lavoro che di lì a poco si sarebbe evoluto in una delle prime e più vincenti realtà europee in fatto di pubblicità video nella rete. E nel 2006, l’anno in cui si registrava lo straordinario exploit mondiale di YouTube, ecco che il pioniere siciliano del viral marketing era già pronto a raccogliere la sfida, e con una macchina già rodata per aspirare al ruolo di leader del settore.
Cosa serve per realizzare un video virale efficace? «Occorre un prodotto che piaccia agli utenti, molto più che al committente» spiega. Secondo Ugo, infatti, la cosa più importante è «attirare l’attenzione del destinatario finale, perché bisogna convincerlo a condividere il video e a “contagiare” quante più persone possibile».

E per farlo non basta una trovata pubblicitaria originale, ma servono soprattutto contenuti interessanti: «Un po’ come è stato “Carosello” – dice – non bastano le immagini e la pubblicità da sole, ma ci vuole un messaggio ben preciso da lanciare». Altro elemento fondamentale, il feeding o, in parole povere, la distribuzione in fase di partenza: perché il viral marketing colga dritto nel segno, infatti, serve un bacino di utenti iniziali da contagiare. Toccherà poi loro a far girare il video, fino a che questo non comincerà a diffondersi “da sé”, da un utente all’altro, in un’inarrestabile pandemia. La distribuzione è essenziale, e va da sé che più il feeding è esteso maggiori sono le possibilità di successo della campagna: «Non si potrà mai raggiungere un milione di utenti se non se ne raggiungono prima centomila» recita una delle massime più in voga a Mosaicoon.

Ergo: se non si ha uno “zoccolo duro” di partenza, un “brodo di coltura” numeroso fatto di utenti web che vedano e condividano il video, non si va molto lontano. Per fortuna in casa Mosaicoon possono contare su un bacino di potenziali visualizzatori fatto di oltre 30 milioni di utenti, sparsi tra l’Italia, ma anche nel resto d’Europa e, da qualche tempo, persino negli Usa. Ecco perché i grandi marchi si affidano ormai ad occhi chiusi a questi moderni “untori” per procacciarsi nuovi clienti ovunque ci siano un pc e una connessione web. Proprio gli Stati Uniti rappresentano la nuova frontiera da conquistare per Mosaicoon: sono due le campagne in cantiere per il mercato d’Oltreoceano, per altrettanti grandi clienti, sull’identità dei quali, ovviamente, Ugo tace. Ne va dell’effetto sorpresa. E poi, proprio come gli utenti si contagiano l’uno con l’altro se il video è buono, anche i potenziali clienti statunitensi aumenteranno esponenzialmente in base al successo delle campagne.

Contro le pubblicità virali, insomma, non c’è profilassi o vaccino che tenga. Tutti possono essere contagiati, nessuno è immune. Chi sarà il prossimo?

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/ugo-30-anni-ce-l-ha-fatta-e-il-re-del-marketing-virale#ixzz1QUrCuxLA

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