Che ci importa del digitale: tre idee

Pubblicato: 12 febbraio 2014 in cinema, la giusta distanza
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Che ci importa del digitale, premessa. Lo ha detto Riccardo Tozzi (Anica) in occasione della presentazione del consuntivo 2013 del cinema italiano: dobbiamo imparare a intercettare i nuovi pubblici digitali e iperconnessi. Lo ripete spesso Silvio Maselli (Anica): per promuovere il cinema sul web e incontrare la domanda dei nativi digitali, dobbiamo andare sui social network, in modo innovativo e più performante. Se ne è parlato a dicembre con Riccardo Monti (Istituto Commercio Estero), nel corso di una riunione con Roberto Cicutto (Cinecittà), lo stesso Tozzi, Lamberto Mancini (Festival Cinema Roma), Francesca Medolago e Roberto Stabile (Anica) per elaborare le prossime strategie di promozione del cinema italiano all’estero: per adeguarci ai nuovi standard di mercato, ha suggerito Mancini, si dovrebbe cominciare a presidiare il web in modo diverso, anche sui mercati internazionali. Del digitale, insomma, si è accorto anche il cinema italiano. Il digitale infatti, fra downloading illegali (un incubo ormai anche per i produttori meno alfabettizati sui temi dell’informatica) e nuove strategie di marketing sul web, è diventato un tema fisso di tutti i dibattiti sul cinema italiano. Ecco tre idee per cominciare a passare dal dire al fare.

Che ci importa del digitale, prima idea. Un prototipo di presidio innovativo sul web per la promozione del cinema italiano all’estero. Un esperimento che si potrà testare in un paese e che poi potrà essere clonato in altri mercati. Si tratta di un nuovo modello di web tv dedicata al cinema italiano (con un proprio canale anche su Youtube) che proporrà e stimolerà l’engagement degli utenti (video “user generated” e attività sui social metwork) sui temi legati alle icone del nostro cinema e anche, più in generale, del “made in Italy. L’attività “social” degli utenti sarà supportata dai teaser e dai trailer dei nostri film e dai nuovi “video-racconti” (pensati per il web) dei grandi marchi del design o del food italiano. Grazie alle attività “social” di engagement si otterrà una profilazione quantitativa e qualitativa dei gusti e dei comportamenti degli utenti di quel paese interessati al prodotto italiano. Sarà uno strumento di marketing di profondità per migliorare le nostre performance commerciali all’estero. Nel breve e nel medio termine inoltre si individuerà sul web di quel paese una comunità fortemente interessata all’Italia e alla quale si potranno vendere direttamente, online e on demand, i nostri film. Si tratta, ovviamente, di un modello che potrebbe essere replicato anche in Italia. Perchè no?

Che ci importa del digitale, seconda idea. Si tratta, facile a dirsi, del “Registro unico digitale dei diritti dell’audiovisivo”. Più complicato a farsi. Vero. Si stanno però creando delle condizioni favorevoli che sarebbe da sciocchi sprecare. In occasione dell’Expo 2015, l’Agenda Digitale guidata da Francesco Caio, potrebbe collaborare attivamente ad un progetto simile (lo sta già facendo per altri comparti industriali, come il turismo). Con l’arrivo di Netflix e della Google Tv, il cinema italiano rischia di perdere il timone del proprio business. Per recuperare credibilità e terreno sul confine insidioso del Content Right Digital Management il cinema italiano (e europeo) dovrà sbrigarsi a standardizzare i criteri di compilazione dei diritti del proprio audiovisivo. L’Agenda Digitale ha già cominciato a parlarne con Rai e anche con Anica. Si tratta della madre di tutte le sfide.

Che ci importa del digitale, terza idea. La prossima assemblea digitale europea, probabilmente, si terrà in Italia durante il semestre italiano. Non sarà un convegno di bla bla, ma la vetrina di nuove iniziative e la palestra di soluzioni legislative. Lo scontro commerciale sulla “differenza culturale” con gli Usa non è ancora stato risolto. L’assemblea digitale europea potrebbe essere il luogo adatto per individuare, con gli altri partner europei, ipotesi di soluzioni innovative, digitali insomma.

Pubblicato su Box Office il 10 febbraio 2014

 

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