La rivoluzione di “diciassette ragazze”. L’energia “pazzesca” della vita che nasce. Ma in Italia è stato censurato

Pubblicato: 20 marzo 2012 in cinema
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Si intitola “17 filles” ed è il primo lungometraggio delle sorelle Delphine e Muriel Coulin. Prende spunto da un fatto realmente accaduto nel 2008 in un liceo di Gloucester, nel Massachusetts: diciassette teen agers di quindici e sedici anni decisero di diventare madri, esibirono contemporaneamente e con orgoglio il loro pancione e non rivelarono mai chi fossero i padri. Ma in Italia è stato censurato

“Si spera che, a differenza di quanto accadde per il bellissimo “Juno” (il film del 2007 diretto da Jason Reitman, con Ellen Page, n.d.r.), nessun critico o giornalista politico strumentalizzi l’opera delle Coulin banalizzandola a mero manifesto contro l’aborto. Se il film ha il merito di far riflettere, lo fa puntando molto più in alto di così”, ha scritto Gianluca Grisolia sul blog “Doppio Schermo”. Si riferisce ad un film francese già visto a maggio al Festival di Cannes e riproposto di nuovo al Torino Film Festival; adesso è in uscita nelle sale italiane. Si intitola “17 filles” ed è il primo lungometraggio delle sorelle Delphine e Muriel Coulin. Prende spunto da un fatto realmente accaduto nel 2008 in un liceo di Gloucester, nel Massachusetts: diciassette teen agers di quindici e sedici anni decisero di diventare madri, esibirono contemporaneamente e con orgoglio il loro pancione e non rivelarono mai chi fossero i padri. Il film sposta la storia in Francia. Il tratto registico è lieve ma non banale. Oscilla fra una capacità rara di sospensione del tempo (il ritmo si interrompe quando la scena si sposta nelle solitarie stanzette delle adolescenti) e di ritratto asciutto (quasi impietoso) dell’antropologia della periferia urbana del terzo millennio. Il film è stato girato a Lorient, piccola città di porto della Bretagna Orientale. “E’ il posto dove siamo cresciute – racconta Muriel, una delle due sorelle registe –. Ci è sembrato perfetto per ricreare un ambiente dove i giovani non hanno futuro, le vite sono già decise, inquadrate”. Le sorelle Coulin dicono anche che non è stato difficile entrare nello spirito delle ragazze. “Sarà perché sia io che mia sorella ci sentiamo ancora alla ricerca, in corsa. E poi perché in un certo senso ha punti in comune con la nostra storia personale: quando, molto giovane, ho deciso cosa volevo fare ‘da grande’, l’idea di fare cinema per una ragazza di Lorient era una vera e propria utopia, una cosa folle, ma io l’ho inseguita lo stesso, coltivando e condividendo il sogno con mia sorella”. Non è stato facile invece trovare le ragazze giuste. “Sapevamo che il casting era la cosa fondamentale, era necessario non solo che ognuna fosse giusta per la parte, ma anche che fra loro si creasse un feeling, un legame speciale. La fortuna è che la storia le ha entusiasmate, le ha subito prese: per prima Louise, la ragazza che interpreta Camille. Quando è arrivata al provino era quasi svogliata, spenta, si aspettava la proposta che le arriva di solito, un ruolo da ‘bella’ (in effetti è bellissima) che conquista o ruba il ragazzo dell’amica; appena le abbiamo raccontato il soggetto è cambiata, si è ‘accesa’, diventando un’altra. Trasformandosi, anche poi sul set, nella leader carismatica di cui avevamo bisogno”. Le registe sfruttano una metafora un po’ triste: la storia delle coccinelle che si gettano nel mare andando all’estinzione. I dialoghi fra le ragazze rivelano strane nostalgie per la cultura dei fricchettoni degli anni Sessanta: le giovanissime madri progettano di andare a vivere insieme, in una specie di comunità hippy, per avere la possibilità di vivere una “vita diversa” da quella dei genitori. Ma poi crescono e la vita sembra riassorbire la piccola increspatura della loro “ribellione”. Uno dei motivi di interesse del film è dato dalla rappresentazione del mondo degli adulti. Genitori e insegnanti, di fronte alle gravidanze inaspettate, annaspano. Non sanno cosa fare. Sotto lo sguardo delle due giovani registe, il mondo degli adulti non ne esce bene. “Quando sei giovane hai un’energia pazzesca. Nessuno riesce a fermarti”, dice la voce fuori campo alla fine del film. L’energia “pazzesca” di quelle vite che nascono (sono struggenti le immagini delle ecografie affiancate ai primi piani dei volti delle ragazze) spazza via come un vento le certezze dei grandi. Genitori e insegnanti consigliano alla ragazze di abortire. Ma una legge, dicono con un sorriso le adolescenti, difende il loro libero arbitrio e nessuno, neanche i genitori, le può costringere ad interrompere la gravidanza. Un film veramente interessante. Pieno di contraddizioni. Imperfetto. Ma forte. Irruento, come la piccola grande “rivoluzione” di una vita che nasce. Non sarà un manifesto contro l’aborto, come suggerivano in molti all’uscita della proiezione. Ma ne andrebbe comunque consigliata la visione. Fosse solo per capire che la difesa della vita può passare anche per vie culturalmente più laiche di quelle a cui siamo abituati.

p.s.: In Italia il film esce in questi giorni ma ne è stata vietata la visione ai minori di 14 anni. “Una scelta che lascia perplessi tanto più che 17 Ragazze affronta i temi della gravidanza, del corpo della donna e dell’adolescenza con uno sguardo attento, critico e mai volgare, offrendo lo spunto per una riflessione vera e non banale”, hanno detto i manager di Teodora Film, la società che distribuisce il film nel nostro paese.

Andrea Piersanti

Pubblicato sulla Newsletter di Scienza e Vita

commenti
  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. […] avete letto Google logoLa rivoluzione di "diciassette ragazze". L'energia "pazzesca" della vita che nasce. Ma in Italia è …Oscar a The Artist? Giusto. Hollywood sa sempre qual è il film giusto. The Artist non è un […]

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