Il destino dell’associazione dei produttori tv. La fiction italiana è a un bivio. Crescere e competere con i nuovi mercati, oppure scomparire. Non sarà una passeggiata di salute per il nuovo presidente dell’APT ma, come si dice, quando il gioco si fa duro, eccetera.

Pubblicato: 3 febbraio 2012 in La materia dei segni
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I nodi sono tanti. Il primo è quello relativo alla riduzione dei finanziamenti di Rai e Mediaset. Il secondo riguarda invece la spartizione dei diritti. In molti si domandano anche: l'Apt finirà per entrare nell'Anica?

I produttori televisivi italiani sono ad un bivio e il compito del successore di Fabiano Fabiani non sarà semplice. I nodi sono tanti. Il primo è quello relativo alla riduzione dei finanziamenti di Rai e Mediaset. Il secondo riguarda invece la spartizione dei diritti. In molti si domandano anche: l’Apt finirà per entrare nell’Anica? È complicato, i due settori hanno specificità proprie, ha detto Riccardo Tozzi, presidente dell’Anica, in un’intervista a BoxOffice. Ma la porta è aperta. I nodi più intricati però sono ancora nell’ombra. I produttori italiani, infatti, per continuare a competere dovranno cominciare a studiare i modelli commerciali, distributivi e produttivi del nuovo mercato globale. Ci sono poi le nuove piattaforme di distribuzione: il web, il mobile e, soprattutto, gli apparecchi tv connessi a Internet. Infine, a fronte della fuga di spettatori dalla tv mainstream, c’è il tema non secondario del linguaggio. I giovani, fuori dai contesti rappresentati in Apt, hanno già cominciato a produrre alcune web serie di successo.  Il fenomeno dei fandom in rete (spettatori compulsivi che commentano le serie tv) indica inoltre che anche il pubblico dei più giovani può essere recuperato. Segnali che una nuova Apt non potrà più ignorare. A proposito di giovani, c’è il tema della formazione: in un paese a tradizione televisiva come l’Italia, mancano strutture formative dedicate specificatamente ai mestieri della tv. L’Apt dovrà rilanciare con forza il ruolo dei produttori nel quadro dei mutati scenari della crisi internazionale e dei cambiamenti tecnologici e culturali. Per quanto riguarda i diritti, l’Apt dovrà farsi carico di dettare l’agenda di un tavolo di lavoro congiunto con i broadcaster, con la Siae e, soprattutto, con le “telco”. Sui principali giornali di Hollywood, ormai, insieme con i dati di mercato, si forniscono informazioni sullo “sciame” di commenti che inondano i social network per una più corretta valutazione del successo di ogni titolo. Anche il sistema di rilevamento degli ascolti quindi dovrà essere rivisto. La situazione è critica, è vero, e il compito sembra gravoso ma ci sono motivi di ottimismo. La nuova supertv del futuro,  infatti, non potrà fare a meno di contenuti di qualità e, quindi, non potrà fare a meno dell’Apt. Non sarà una passeggiata di salute per il nuovo presidente ma, come si dice, quando il gioco si fa duro, eccetera.

Andrea Piersanti

Pubblicato sul numero di gennaio 2012 del mensile “Tivù” diretto da Linda Parrinello e edito dalla Duesse di Vito Sinopoli. Una nuova collaborazione e una nuova rubrica, “La materia dei segni”.

commenti
  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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