Eutanasia e difesa della vita. Arriva nelle sale italiane il film francese “Dichiarazione di guerra”. Molto diverso dal documentario sulla fine di Eluana Englaro “7 giorni”. Intanto Marco Bellocchio ha cominciato a girare “La bella addormentata”. I nostri limiti e le nostre energie nascoste.

Pubblicato: 2 febbraio 2012 in cinema
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“Dichiarazione di guerra” (“La Guerre Est Déclarée”), di Valerie Donzelli, in Italia uscirà ad aprile. Al festival di Cannes ha fatto ridere e piangere anche gli spettatori più cinici, poi ha preso molti premi in altri festival, è stato venduto in 37 Paesi e ha già venduto 800 mila biglietti in Francia. Da vedere. Per riflettere sui nostri limiti e sulle nostre inaspettate energie nascoste.

“Dichiarazione di guerra” (“La Guerre Est Déclarée”) è il titolo di un film francese che uscirà in Italia solo alla fine di aprile ma che è stato già visto in alcuni festival importanti. Narra la storia, in parte autobiografica, di un coppia di genitori giovanissimi costretti ad affrontare una lunga battaglia contro il grave tumore che colpisce il loro bambino. Ne usciranno vincenti, dopo anni di angosciose consultazioni con i medici, via via sempre più pessimisti, e dopo un estenuante confronto con la quotidianità tipica delle giovani generazioni del terzo millennio, fatta di amici vacui, feste, discoteche e qualche eccesso. “Quello che mi interessava – ha detto la giovane regista Valérie Donzelli – era raccontare una storia d’amore, ma che passasse attraverso il filtro di quella prova. Romeo e Giulietta sono una coppia di innamorati spensierati, per nulla preparati ad affrontare la guerra (io penso che siamo una generazione di ragazzi viziati impreparati alla guerra) ma che saranno sorpresi dalla loro capacità di portarla avanti e di diventare loro malgrado degli eroi”. Il film, molto bello, rigoroso e sorprendente, ritorna in mente in questi giorni. Sono cominciate infatti le prime proiezioni pubbliche di un documentario che si intitola “7 giorni” (diretto e scritto da Giovanni Chironi e Katty Riga) che racconta l’ultima settimana di vita su questa terra di Eluana Englaro. Le cronache dei quotidiani, inoltre, ci rimandano ad alcuni problemi che sono già nati intorno ad un progetto cinematografico analogo del regista Marco Bellocchio. Il suo nuovo film si intitolerà “La bella addormentata”, avrà un cast d’eccezione (Alba Rohrwacher, Toni Servillo, Michele Riondino e Piergiorgio Bellocchio) e sarà dedicato proprio al caso di Eluana Englaro. “Da uomo di sinistra – ha detto lo stesso Bellocchio ad alcuni giornalisti – ho fatto un film sul terrorismo e da ex alunno dei gesuiti ora affronto il tema dell’eutanasia. Quella di Eluana Englaro è una vicenda che mi ha colpito moltissimo. Ho deciso di raccontarla nella forma in cui tutti noi l’abbiamo vissuta, ovvero quella mediatica. La mia non è una presa di posizione contro qualcosa, il Vaticano o quant’altro. Se fosse così il mio progetto sarebbe destinato a fallire. No, sono sicuro che se riusciremo a fare il film e avrà successo sarò accusato di essere persino reazionario. Altri, invece, mi descriveranno come rivoluzionario. Ma, in fondo, per me l’artista non deve essere legato ad alcun imperativo morale: deve cercare sempre e comunque di essere libero”. La difesa della vita e i grandi misteri della morte e del dolore sono temi capaci di sollecitare l’intelligenza degli onesti ma anche la demagogia della politica.  In attesa di vedere il film di Bellocchio, si può intanto dire che il documentario “7 giorni” appartiene alla seconda categoria: i movimenti prolife infatti vi sono stati descritti in modo opaco mentre gli infermieri e i medici che si prestarono alla interruzione dell’alimentazione di Eluana sono stati esaltati come eroi, e basta. Il film francese “La Guerre Est Déclarée”, girato, scritto e interpretato dalla giovane regista  Valérie Donzelli insieme con il proprio compagno Jérémie Elkaïm, appartiene però ad una terza categoria. Quando l’intelligenza degli onesti esita o si arrende e quando anche la demagogia sembra arrancare, ecco che a sorpresa si può scoprire l’arte della poesia, quella vera. I due protagonisti del film, Romeo e Giulietta,  sono carini e innamorati pazzi. Hanno un figlio, Adam, che comincia a vomitare e a tenere la testa da un lato. Il tumore lo ha colpito al cervello. Speranza di guarigione al 10%. La battaglia, contro la disperazione e contro medici e conoscenti che raccomandano di lasciar perdere, va avanti per anni. E’ veramente dura. Romeo chiede: “Perché a noi, perché ad Adam?”. “Perché noi ce la possiamo fare”, risponde Giulietta. Il copione è in parte il diario (anche video) che la regista e il suo compagno avevano tenuto durante la malattia del loro figlio. Nel finale recita una scena perfino Gabriel, quello vero, che adesso ha nove anni ed è un bel bambino sanissimo: “Ha adorato partecipare al film – racconta la mamma regista -, ma non lo vedrà. Non bisogna che i suoi ricordi si sostituiscano alla fiction”. Chi non sopravvive, né nella vita né sullo schermo, è la coppia formata dalla regista e dal suo attore. Lei lo spiega così: “Perché il bambino sopravvivesse, bisognava che qualcosa morisse. E’ stata la nostra coppia. In cambio, noi siamo uniti da altri legami. Per sempre”. Nel finale del film sono infatti proprio loro tre a tenersi per mano. Le Monde ha scritto: “Un film di inventività esuberante, attraversato da un capo all’altro dal soffio di un uragano”. Le Figaro: “Un’opera formidabilmente umana che dà voglia di vivere, ancora di più”. Libération : “Un magnifica manifestazione per la vita”. Le Parisien : “Una meraviglia, quel genere di piccolo miracolo che vi ridà la fede nel cinema, nella sua capacità di sorprendere, emozionare, reinventare la vita in meglio: più bella, più forte, e triste, e buffa, e vera”. Al festival di Cannes ha fatto ridere e piangere anche gli spettatori più cinici, poi ha preso molti premi in altri festival, è stato venduto in 37 Paesi e ha già venduto 800 mila biglietti in Francia. Da vedere. Per riflettere sui nostri limiti e sulle nostre inaspettate energie nascoste.

Andrea Piersanti

Pubblicato sulla newsletter di Scienza e Vita n. 53 di gennaio 2012

commenti
  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. fabio argiolas ha detto:

    Reblogged this on Su Seddoresu.

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