Ermanno Olmi, ostaggio delle ideologie del Novecento. Il dramma dei clandestini usato per parlare dei suoi dubbi religiosi.

Pubblicato: 6 ottobre 2011 in cinema
Tag:, , , , , , , , ,

Il Villaggio di Cartone di Olmi parla di dubbi religiosi. Suscita tenerezza il tentativo della politica di strumentalizzarlo.

Suscita tenerezza il tentativo maldestro di una certa parte della politica di portarsi a casa, come una bandiera, il nuovo film di Ermanno Olmi, “Il villaggio di cartone”. Il film, che è prodotto da Rai Cinema e da Luigi Musini e che è in uscita nelle sale italiane il 7 ottobre, in realtà squarcia il velo su un dilemma che è molto più complesso e che è profondamente innestato nella cultura dei cattolici del Novecento. “ll villaggio di cartone” di Olmi, dicono i critici, piace molto ad alcuni settori del centrosinistra, gli stessi che, solo qualche giorno fa, avevano inneggiato al monito del Cardinal Bagnasco. “Comportamenti che offendono la dignità della persona, il decoro delle istituzioni impoveriscono la società tutta, avvelenano l’aria, intossicano i giovani”, aveva detto Bagnasco e subito i cattolici di sinistra e anche molti atei dichiarati avevano esultato: le parole del Presidente della Cei sono una critica a Berlusconi, era stata la loro interpretazione. A Venezia Ermanno Olmi, invece, aveva detto: “Non bisogna inginocchiarsi davanti al crocifisso, che è solo un simulacro di cartone, ma verso chi soffre come gli extracomunitari”. Anche in questo caso gli stessi, che solo pochi giorni dopo si sarebbero scoperti come proseliti di Bagnasco, hanno applaudito con forza e convinzione. Si dovrà spiegare loro che le due posizioni, quella del presidente dei Vescovi italiani e quella anticlericale (da sempre) del cattolico Olmi, sono difficilmente conciliabili. O si sta con la Chiesa, così come è organizzata da Duemila anni, con la Curia, i Vescovi e la Liturgia (compresa la genuflessione davanti al simbolo della Passione di Nostro Signore), o ci si mette fuori. Bagnasco, che è presidente di quella Chiesa in Italia, non può avere ragione e torto nello stesso tempo. Così come Olmi. Per questo motivo suscita tenerezza e anche qualche sorriso il tentativo di inglobare il povero Olmi dentro le confuse incertezze culturali e ideali della sinistra italiana. Se riusciamo a scordarci, per un attimo, la pochezza di questo tipo di politica, così priva di idee da essere sempre pronta a cannibalizzare quelle degli altri, diventa più chiaro il fatto che il film di Olmi, in realtà, propone un tema più serio e più complesso. Da molti anni, fin dai tempi delle entusiastiche recensioni di un noto critico cinematografico gesuita davanti ai film di Pasolini, la cultura cattolica vive la forte tentazione del sociologismo. Il pauperismo determinato e strumentale di certe posizioni ha costruito negli anni una sorta di coltre di nebbia attraverso la quale è difficile capire cosa stia succedendo veramente, una sorta di “eclissi di Dio”, di cui ha parlato recentemente anche il Cardinale Mauro Piacenza, Prefetto della Congregazione per il clero. Olmi appartiene ad una generazione che ha vissuto tutte le contraddizioni epocali del dopoguerra. Di questa cultura, piena zeppa delle ceneri delle ideologie del Novecento, è caratterizzato da sempre il suo cinema. Della gigantesca e colorata battaglia dei ragazzi del ’68 contro le istituzioni della famiglia e della Chiesa, Olmi deve aver inconsapevolmente assorbito però la parte più cupa e disperata. Lo si vede anche nel caso de “Il villaggio di cartone”. Il film racconta di una piccola parrocchia rimasta senza fedeli. La Chiesa viene chiusa, il crocefisso e gli arredi liturgici smontati e messi in magazzino, il vecchio parroco lasciato da solo in canonica con i suoi dubbi. Ma la Chiesa, un brutto edificio grigio con il cemento armato a vista, si riempie di nuovo. Un gruppo di africani in fuga vi trova rifugio. I personaggi sono caratterizzati in modo volutamente simbolico. Il ritmo è lento, pieno di silenzi. Il film è tutto qui. La fibrillazione, culturale e politica, più che intorno al film in sé stesso, è nata intorno alla dichiarazioni dello stesso Olmi. “I simboli sono sempre ambigui – ha detto il regista -. Quando il mio prete fa appello alla piccola scultura delle sacra famiglia che ha salvato dalla sua chiesa dice non a caso rivolto a Gesù: ‘non riesco a provare pietà perché Tu e la Tua sofferenza sono troppo lontani’”. Secondo Olmi i cattolici “si devono ricordare più spesso di quanto facciano di essere cristiani”. “Ho fatto il prete per fare del bene, ma per fare il bene non serve la fede. Il bene è più della fede”, riflette il vecchio sacerdote del film, alter ego dello stesso Olmi. E’ questo il nodo più autentico del film. La vicenda dei clandestini è usata dall’anziano regista per rispolverare il suo determinato e consolidato anticlericalismo. Si tratta di un problema molto serio per la cultura cattolica del Novecento. “La secolarizzazione, lo gnosticismo, l’ateismo nelle sue varie forme, stanno riducendo sempre più lo spazio del sacro, stanno succhiando il sangue ai contenuti del messaggio cristiano”, ha spiegato recentemente il cardinale Piacenza, Prefetto della Congregazione per il Clero. “Se volessimo interrogare la cultura più diffusa – ha detto Piacenza – ci accorgeremmo che essa è dominata e impregnata dal dubbio sistematico e dal sospetto verso tutto ciò che riguarda la fede, la ragione, la religione, la legge naturale. Nella migliore delle ipotesi cala un pesante silenzio su Dio; ma si arriva più spesso all’affermazione dell’insanabile conflitto delle due esistenze destinate a eliminarsi: o Dio, o l’uomo. In questo contesto la vita e il ministero del sacerdote diventano d’importanza decisiva e di urgente attualità. È giusto che il sacerdote si inserisca nella vita, nella vita comune degli uomini, ma non deve cedere ai conformismi e ai compromessi della società. La sana dottrina, ma anche la documentazione storica ci dimostrano che la Chiesa è in grado di resistere a tutti gli attacchi, a tutti gli assalti che possono essere sferrati contro di essa dalle potenze politiche, economiche e culturali, ma non resiste al pericolo derivante dal dimenticare questa parola di Gesù: ‘Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo’. L’eclisse della luce di Dio e del suo amore non è l’estinguersi della luce e dell’amore di Dio. Già domani ciò che si era frapposto, oscurando la fede, cacciando il mondo in un buio spaventoso, potrebbe diradarsi, e dopo la pausa lunga, troppo lunga dell’eclisse, ritornare il sole, pieno e splendido. Al di là dei fiumi di parole e di discorsi, di programmi e di piani, d’iniziative e di organizzazioni, ci sono anime sante che pregano, soffrono, espiano adorando il Dio-con-noi”. Rimarrà da spiegare ad Olmi come funziona veramente quel movimento di clandestini (“inarrestabile”, secondo il regista) che tanti problemi sta creando al nostro paese e che lui invece ha voluto utilizzare per parlare dei suoi dubbi religiosi.

Andrea Piersanti

Pubblicato su La Padania il 6 ottobre 2011

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...