Il cinema ci ha allontanato da Dio. La tesi di un nuovo libro, “Anni vertiginosi”

Pubblicato: 7 luglio 2011 in cultura
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Il Novecento fu il secolo della più potente aggressione al cristianesimo. E anche il cinema...

“L’ultima invenzione della vita moderna”, nella prima metà del secolo scorso, si mise al servizio dell’ateismo. Portando l’intera cultura europea al suicidio. È la tesi di un nuovo libro, “Anni vertiginosi”.  Il Novecento fu il secolo “della più potente aggressione al cristianesimo”. Il cinema europeo della prima metà del secolo si mise al servizio delle nuove ideologie e, in questo modo, si suicidò (insieme con tutta la cultura europea) lasciando campo libero non solo al relativismo e all’ateismo ma anche alla nascente cinematografia di Hollywood del dopoguerra. È la tesi di un nuovo libro, “Anni vertiginosi – Il cinema europeo dalla Belle Époque all’età dei totalitarismi (1895 – 1945)” scritto da Claudio Siniscalchi (Edizioni Studium). Siniscalchi non è nuovo ad analisi di questo genere. Docente di teoria e critica del cinema presso la Lumsa di Roma, ha scritto diversi libri sul complesso rapporto che lega l’arte cinematografica alla Fede. Un percorso di studio iniziato nel 1998 con “Il dio della California. La New Age cinematografica”, un libro pubblicato allora dall’Ente dello Spettacolo e che suscitò una forte impressione negli ambienti culturali della critica cinematografica cattolica. “L’arte, nell’epoca del dominio universale della tecnica sul mondo – scrive Siniscalchi in “Anni vertiginosi” -, stava accompagnando l’Europa ad un grandioso destino di progresso. E l’arte stessa si impegnava, in nome dell’avanguardia, a distruggere ogni barriera. Di distruzione in distruzione, si è arrivati al totalitarismo. La storia del cinema europeo, dal 1895 al 1945, visualizza il destino modernista giunto all’apice nella Belle Époque, successivamente frantumatosi sugli scogli di due guerre mondiali, le stesse che aprono la strada all’instaurazione dei regimi totalitari. All’alba del XX secolo l’invenzione dei fratelli Lumière è l’ultima, straordinaria macchina della supremazia europea nell’Occidente. Gli anni vertiginosi che seguono conducono prima al massimo splendore e poi al suicidio dell’Europa. La cinematografia segue lo stesso cammino. Sulle macerie rimaste alla fine del secondo conflitto mondiale, il cinema europeo scopre di aver perso la funzione di guida, appannaggio ormai del cinema americano”. Siniscalchi, nel suo libro, cita molti filosofi del pensiero contemporaneo. Sono due però ad affascinarlo in modo particolare: Martin Heidegger e Friedrich Nietzsche. “L’immagine del mondo moderno di cui parla Heidegger – spiega Siniscalchi – sarebbe stata fissata dal nichilismo, la cui portata ha fatto smarrire all’Europa la propria identità, un processo storico non indebolitosi ma addirittura consolidatosi, nella forma postmoderna, alla fine del XX secolo. Se non c’è alcun Essere, come sostiene Heidegger, se Dio è morto come afferma Nietzsche, allora vuol dire che non c’è nessuna verità stabile”. Il Novecento, secondo Siniscalchi “ha conosciuto due pratiche: nella prima metà il nichilismo forte (il totalitarismo) e, nella seconda metà, il nichilismo debole (relativismo dei valori e desocializzazione)”. Si tratta dello stesso relativismo che preoccupa Ratzinger, fin dai tempi delle sue lezioni di teologia negli anni delle rivolte studentesche del ’68. “Profonde divergenze esistono tra l’umanesimo ateo e l’umanesimo cristiano – ha detto Benedetto XVI –; si tratta di un’antitesi che attraversa tutta quanta la storia, ma che alla fine del secondo millennio, con il nichilismo contemporaneo, è giunta ad un punto cruciale. Da una parte, ci sono filosofie e ideologie, ma sempre più anche modi di pensare e di agire, che esaltano la libertà quale unico principio dell’uomo, in alternativa a Dio, e in tal modo trasformano l’uomo in un dio, ma è un dio sbagliato, che fa dell’arbitrarietà il proprio sistema di comportamento”. La storia del XX secolo, spiega Siniscalchi “è stata messa in scena dal cinema ed è stata scritta attraverso l’arte cinematografica. Le opere cinematografiche hanno prodotto nel corso del tempo una forma della storia”. Ma lo scopo del libro, dice “non è il racconto o l’analisi della storia del cinema europeo. L’obiettivo del lavoro riguarda la semplice segnalazione di alcune problematiche determinanti, relative alla radicale irreligiosità verificatasi nel Novecento, il secolo della più potente aggressione al cristianesimo”. Lo aveva scritto Ratzinger già nel 1968, nella sua opera più famosa e più letta, “Introduzione al cristianesimo”. “Sul tema dell’etica si sprecano fiumi di inchiostro, un fenomeno  che, da un lato, testimonia dell’attualità del problema e, dall’altro, dimostra la confusione imperante attorno a noi in questo momento. La cancellazione della fede in Dio, gira e rigira, finisce per togliere fondamento all’etica”. Un fenomeno a cui il cinema, almeno in parte, non è estraneo.

Pubblicato su La Padania il 7 luglio 2011

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