Il futuro della tv che si impara all’École 42

Pubblicato: 5 maggio 2018 in la giusta distanza

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Televisione e coding (il linguaggio dei programmatori) sono ormai inseparabili. I modelli di successo dei prossimi anni, Netflix in testa, sono da cercare nelle start up che siano in grado di mischiare i dati dei social con i nuovi format della tv. Mentre autori e registi sono convinti che la televisione sia ancora un lavoro che ha a che fare con le macchine da presa e con le luci, gli imprenditori tv più svegli del pianeta stanno correndo velocemente da un’altra parte.

Il recente affaire dei diritti sportivi per la tv che sono stati scaraventati nel mondo del digitale dovrebbe aver svegliato anche i più duri di comprendonio. Forse. Nel frattempo Xavier Niel, il Mark Zuckerberg francese (grande sponsor di Macron) che sta pompando contenuti e soldi in Mediawan, la più ambiziosa media company d’oltre alpe, e l’italiano espatriato Riccardo Zacconi (quello di Candy Crash, tanto per dire) si stanno organizzando per portare in Italia la più innovativa e produttiva fattoria di innovazione del mondo, École 42. “Bisogna non solo parlare di ambizione e di target ma fare sì che il livello di preparazione tecnica sia adeguato in maniera da poter competere a livello globale. A Parigi nell’École 42 di Xavier Niel non ci sono professori, si entra grazie a requisiti logici e sono gli stessi studenti che si prendono cura di tutto, bagni compresi. È pensata come un gioco con 21 livelli diversi. Ogni volta che passi un livello vinci dei punti con cui puoi comprare delle cose come due ore nella Spa all’ultimo piano. Vorrei portarla in Italia”, dice Zacconi. Già, in Italia. Anche la Luiss sta provando ad imitare l’inimitabile modello formativo di Niel: il progetto è di costruire a Roma un hub dell’innovazione. A patto, però, di trovare uno sponsor. La scuola innovativa che Niel ha aperto a Parigi infatti è completamente gratuita per gli studenti. “Le scuole per questo tipo di studi sono estremamente costose – spiega Xavier Niel -. Così abbiamo pensato di crearne una libera, dove gli studenti che passano i test possano avere accesso senza tasse di frequenza. Noi non gli chiediamo niente, non serve nessun tipo di background. Nessun attestato, nessun master, nessuna conoscenza. Solo dedizione e motivazioni”. Un progetto che potrebbe definitivamente rivoluzionare il mondo della comunicazione del futuro. Questa specie di università (che però non è un’università) è stata fondata da Xavier Niel insieme con Florian Bucher, Nicolas Sadirac e Kwame Yamgnane nel 2013. Niel ha già speso 48 milioni di euro per il campus parigino e una cifra simile (46 milioni) per una succursale della École nella Silicon Valley. Niel non è solo il padrone di Mediawan: è anche il fondatore di Free, il secondo più grande internet provider della Francia.  “Noi non insegniamo nulla – dice Nicolas Sadirac, direttore della École 42 -. Gli studenti creano da soli quello che serve, continuamente”. prosegue. Il nome dell’istituto proviene dalla “risposta definitiva alle questioni della vita, dell’universo e di tutto” del romanzo di fantascienza umoristica Guida Galattica per Autostoppisti. La risposta è “42”. Da qui il nome della École. Alle 8.42 (appunto) ogni mattina, agli studenti viene assegnato un progetto digitale da completare. Gli studenti hanno 48 ore per terminarlo, quindi devono destreggiarsi sempre fra diversi compiti nello stesso periodo di tempo, un po’ come succede nella vita reale. È compito degli studenti trovare la giusta soluzione e la giusta strada per ottenere i risultati necessari. Tutto è giudicato dagli altri studenti. Per potersi far correggere i propri progetti però gli studenti devono utilizzare “punti di correzione” che possono guadagnare solo correggendo i progetti di qualcun altro. Fra i visitatori del campus parigino c’è stato anche Chris Cox, Chief Product Officer di Facebook. Molte scuole cercano di decidere quali abilità i ragazzini debbano imparare nel corso del loro percorso di studi. Sono tutti d’accordo però nel dire che debbano comunque emergere collaborazione, creatività, pensiero critico, comunicazione e iniziativa. La école 42 è stata costruita con questi principi fin dall’inizio. Secondo un report del dipartimento del Lavoro americano, il 65 per cento degli studenti di oggi sarà impiegato in lavori che attualmente non esistono sulla scia delle nuove competenze richieste dalla rivoluzione 4.0. “Che tu abbia un passato criminale, o sia scarso in matematica, dica cose stupide, a noi non importa. Non prendiamo queste cose in considerazione, noi ci basiamo solo su due criteri: logica e innovazione”, spiega Niel. Il processo di selezione dei candidati che arrivano a a Parigi da ogni parte del mondo è lunghissimo ed è stato soprannominato “Piscine”. Un mese intenso di programmazione, fianco a fianco con altri ragazzi (le donne solo solo il 10%). Il campus è attrezzato con centinaia di Mac di ultima generazione. Ci sono anche stanze per “riposare” e farsi una doccia. “Gli studenti gestiscono il loro tempo come meglio credono”, dice il direttore Sadirac. Il campus di Parigi accoglie 2.700 studenti. I candidati e i corsisti vengono da tutto il mondo: Stati Uniti, Messico, Bolivia, Ecuador, Brasile, Singapore, Cina, Giappone, Israele, Belgio, Svizzera, Italia, Svezia, Marocco, Senegal, Sud Africa, ecc. I costi di gestione di École 42 a Parigi sono di circa 7 milioni di euro all’anno. Niel finanzierà l’istituto per 10 anni, dopo di che spera che un laureato in “stile Mark Zuckerberg” possa finanziare la scuola nel futuro. Prima di École 42, Sadirac aveva fondato Epitech, una delle principali scuole di programmazione in Francia. Una delle sue studentesse finì a lavorare per Free, l’ISP di Niel. Questa donna entusiasmò tutti e Niel le chiese dove fosse andata a scuola. “Vendevo criceti fino a due anni fa,” disse. Niel decise così di unirsi a Sadirac per costruire École 42. Lo stesso modello è quello che agisce a New York nella sede di Vice, la tv innovativa di Shane Smith, l’unica televisione al mondo dove ti può capitare di diventare una star dopo aver lavorato al centralino o alle fotocopie. La tv in Italia, invece…

di Andrea Piersanti

Pubblicato su Tivù di maggio 2018

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