italie luciano sovena cinecitta' luceSe io fossi sindaco di Roma, governatore del Lazio, capo della Bnl e anche della Camera di Commercio, non avrei dubbi su come rimettere mano ai vertici del terremotato Festival del cinema di Roma. Per la presidenza, ad esempio, al posto dell’ottimo Paolo Ferrari, proporrei un solo nome, quello di Luciano Sovena. Per sostituire l’elegante Lamberto Mancini, inoltre, non potrei pensare a nulla di meglio dell’architetto Francesca Via, unico dirigente della Fondazione Cinema per Roma con un contratto solido e a tempo indeterminato. Per il mercato, se ne avessi il potere, richiamerei di corsa la fuggitiva Lucia Milazzotto, inventrice e fondatrice di quello straordinario laboratorio internazionale per il cinema del domani che si chiama “New Cinema Network”. Per il posto del direttore, invece, confesso di non avere un nome ma solo un identikit. Prima caratteristica potrebbe essere l’età. Il nuovo direttore del Festival di Roma non dovrebbe avere più di 40 anni. Dovrebbe avere una reale competenza internazionale e dovrebbe conoscere bene il mondo dei new media. Dovrebbe essere infine “romano de Roma”. Un nome forse potrebbe essere pescato fra alcune star nostrane di Youtube. Una volta messa a punto la squadra, prenderei i due presidenti di Anica e di Apt, Riccardo Tozzi e Marco Follini, e li chiuderei in conclave senza viveri, come si faceva con i cardinali a Viterbo. L’obiettivo sarebbe di fare finalmente pace con il cervello e di mettere fine allo sciocco e anacronistico dualismo fra i due festival del cinema e della fiction. Ecco. Se io fossi sindaco eccetera, alla fine contemplerei la foto di gruppo di una squadra in grado di far ripartire, senza tentennamenti, una macchina festivaliera straordinaria. Potenzialmente il festival di Roma potrebbe essere una delle manifestazioni più belle d’Europa. Potenzialmente, però. Per tramutare la potenza in atto, vedrei bene un presidente come Sovena, in grado di mettere insieme esigenze cinefile agguerrite (chi lo conosce, sa bene delle sue alzatacce a Berlino o a Cannes per andare a vedere i film più misconosciuti delle rassegne internazionali) con quelle di un glamour più hollywoodiano. Sovena, inoltre, in questi anni, ha saputo tessere una rete di relazioni politiche invidiabile. Ha l’età e l’esperienza e la sua competenza è fuori discussione. Francesca Via, sorridente ed efficiente, conosce il festival fin dal suo primo vagito. Saprebbe come far funzionare quella logistica che ha contribuito a costruire. Potrebbe essere il ponte ideale, inoltre, con la parte della politica romana che ebbe la prima idea della “festa di Roma”. Per quanto riguarda il mercato, il nome di Lucia Milazzotto è di una lampante evidenza. La sua è una predisposizione quasi genetica per il “new cinema” e per i rapporti multilingue con la produzione internazionale. All’estero è conosciuta ed è riconosciuta. Il direttore artistico, con una squadra così, potrebbe occuparsi solo del programma. Avrebbe il tempo per affondare le mani nel mondo in evoluzione dell’audiovisivo dove il web si sposa con la magia del 70mm, dove la tv è anche cinema e viceversa. Se io fossi, però.

Pubblicato su Boxoffice dicembre 2014

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