Parigi secondo i fratelli Coen, tanto per disintossicarsi dalla simpatica cialtronata “Midnight in Paris” di Woody Banallen.

Pubblicato: 18 dicembre 2011 in cinema
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Se siete rimasti, come dire?, delusi dall’ultimo film di Woody “banale” Allen, “Midnight in Paris”, allora siete pronti per rivedervi il corto dei fratelli Coen “Tuileries” tratto dal film collettivo “Paris, Je t’aime”.

“Paris, je t’aime” è un film collettivo del 2006, presentato al Festival di Cannes 2006 nella sezione Un Certain Regard e al Toronto Film Festival. È composto da 18 episodi della durata di circa 5 minuti, sul tema dell’amore nell’accezione più ampia del termine, ambientati ognuno in un diverso quartiere della città di Parigi. In effetti, il progetto originario prevedeva 20 episodi, uno per ogni arrondissement, ma due sono stati sacrificati a favore dell’equilibrio complessivo del film.

L’idea del film, avuta da Tristan Carné, risale al gennaio 2000. Nel gennaio 2004 al progetto, seguito dal produttore e sceneggiatore Emmanuel Benbihy, si è unita la navigata produttrice Claudie Ossard (Il favoloso mondo di Amélie), che ha voluto che i registi coinvolti fossero in buona parte stranieri, per dare uno sguardo internazionale alla Ville Lumière (e in realtà i più difficili da convincere a partecipare sono stati i registi francesi), ma anche che la troupe tecnica fosse invece in buona parte locale, per stimolare i registi stranieri a tornare a lavorare in Francia. Ad eccezione dell’episodio diretto da Tom Tykwer, girato nell’agosto 2002, quando ancora il progetto del film era lontano dall’essere definito, e di quello dei fratelli Coen, girato nel gennaio 2005, tutti gli episodi del film sono stati realizzati tra luglio e novembre 2005. Al progetto sono stati associati molti nomi che poi non vi hanno partecipato: Agnès Varda, Woody Allen, Jean-Luc Godard, Johnny Depp, Sally Potter, Fernando Trueba, Jean-Pierre Jeunet, Martin Scorsese, M. Night Shyamalan, John Malkovich, Alejandro González Iñárritu, Christopher Nolan, Tom Cruise, Annie Girardot, Charlotte Rampling, Penélope Cruz, Michel Piccoli, Jean Rochefort, Charlotte Gainsbourg, Tim Roth…[3] Fra coloro che hanno dovuto rinunciare, per motivi diversi, Ettore Scola e Radu Mihăileanu.

La critica in generale ha riconosciuto al film, nell’inevitabile disomogeneità delle diverse parti, più o meno ispirate, un risultato complessivamente positivo. Il film ha ottenuto un risultato di 84% (83 recensioni positive su 99, voto medio di 7/10) su Rotten Tomatoes. A favore del film il fatto che la brevità di ogni episodio consente di non annoiare mai, anche quando non coinvolge o entusiasma, e di far emergere e far rimanere nelle memoria le parti migliori. Gli episodi più apprezzati sono stati quelli di Chomet (surreale) Coixet (tragico), Schmitz (mèlo), Auburtin e Depardieu (cassavetiano) e soprattutto quello conclusivo di Payne (malinconico). Contrastanti i giudizi su quello dei fratelli Coen (spassoso divertimento o nient’altro che maniera?).
La critica meno favorevole è stata proprio quella francese, con diversi giudizi molto negativi (ad esempio, Jacques Mandelbaum su Le Monde ha scritto che questa successione di cartoline non rende onore né al cinema né a Parigi).

In Francia il film ha avuto 400.887 spettatori. Ha incassato a livello internazionale 11,8 milioni di dollari, negli Stati Uniti invece l’incasso è stato di 4,9 milioni di dollari.

L’amore per una città, descritto in venti episodi – della durata di cinque, sei minuti ciascuno – diretti da altrettanti registi, fra cui spiccano Steve Buscemi e il nostro Sergio Castellitto. Ci avevano provato quarant’anni fa – con un notevole risultato – alcuni dei registi più accreditati della Nouvelle Vague, producendo Paris Vu par, una dichiarazione d’amore in sei atti che conquistò il pubblico internazionale. A distanza di quasi mezzo secolo ci riprovano venti registi (Joel e Ethan Coehn, Wes Crafen, Gerard Depardieu), mettendosi alla prova con una delle forme cinematografiche più complesse e macchinose: il cortometraggio. Presentato allo scorso Festival di Cannes (nella sezione Un certain regard), il film collettivo ha riscosso molti applausi da parte di pubblico e critica. Piccola curiosità, ogni episodio racconta l’amore visto attraverso i diversi quartieri (arrondissement) che dividono la capitale francese, portando a termine un affresco romantico sulla città incantata che tanto piacerà al nostro pubblico. L’episodio “Parc Monceau” diretto da Alfonso Cuaron, inoltre, è girato in un unico piano sequenza. Un giro turistico verso l’amore.

Insomma ce n’è più che a sufficienza per dimenticare la simpatica cialtronata di Woody Banallen.

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