Se Clooney scendesse a Montecitorio. La lealtà in politica. Arrivano “Le idi di marzo”. Impietoso il confronto con la politica italiana.

Pubblicato: 17 dicembre 2011 in cinema

Parla proprio della lealtà il nuovo film di George Clooney “Le idi di Marzo”. Bello, duro, rigoroso. Scritto, recitato e diretto molto bene. Interpretato da Ryan Gosling.“Perchè mi fai questo? Non eravamo amici?”, chiede a Marisa Tomei. “Ma dai, quali amici! Parli con me solo perché lavoro per il Time”, risponde lei con un sorriso secco.

Politica e lealtà. Se non sei leale non vai lontano. Nella politica come nel lavoro. Parla proprio della sottovalutata virtù della lealtà il nuovo film di George Clooney “Le idi di Marzo”. Bello, duro, rigoroso. Scritto, recitato e diretto molto bene. Racconta una storia di lealtà e di tradimenti, di fiducia e di delusioni, di amore e di seduzioni. E’ il quarto film di Clooney regista (“Confessioni di una mente pericolosa”, “Good Night, Good Luck” e “In amore niente regole”) e vale il prezzo di un biglietto. Porta lo spettatore nel “dietro le quinte” delle primarie del partito democratico americano per la corsa alla Casa Bianca. Clooney, in un ruolo secondario, è il candidato sul quale scommettere. Bello e carismatico, dice anche le cose giuste. La sua morale però è debole, più di facciata che di sostanza. “Ho tracciato una linea sulla sabbia e poi ho dovuto spostarla. E poi spostarla ancora”, dice nel film. Ryan Gosling (“Drive”, “The Believer” e molti altri, un attore che sta crescendo molto velocemente) è il consulente della comunicazione. Idealista e innamorato del proprio lavoro, sarà costretto a diventare più cinico dei suoi avversari. L’intreccio è complesso e ricco di colpi di scena. Il cast è impressionante. Da Philip Seymour Hoffman (Golden Globe per “Truman Capote – A sangue freddo”) a Paul Giamatti (Golden Globe per “La versione di Barney”), da Evan Rachel Wood (“True Blood”, “Across the Universe”) a Marisa Tomei (Oscar per “Mio cugino vincenzo”) solo per citare i più noti anche in Italia. La Tomei interpreta una giornalista. “Perchè mi fai questo? Non eravamo amici?”, le chiede il giovane consulente. “Ma dai, quali amici! Parli con me solo perché lavoro per il Time”, risponde lei con un sorriso secco. In un momento di antipolitica come quello che stiamo vivendo, il film di Clooney è destinato ad attrarre più di un’attenzione. Si potranno azzardare anche alcuni paragoni. Il politico, bello ma cinico, a chi somiglia? E il consulente per l’immagine? Ma il gioco degli incastri e dei rimandi potrebbe distrarre il pubblico. La politica dei film, purtroppo, è ben diversa da quella che viviamo oggi in Italia. Provate a confrontare l’ultimo durissimo scontro fra il giovane consulente e il “suo” politico con le frasi rubate nel Parlamento italiano dallo speciale inviato di Gianluigi Nuzzi per “Gli intoccabili” de La7. Non c’è paragone. Hollywood è un altro pianeta rispetto a Montecitorio. Se una riflessione dovrà suscitare questo film ai tanti politici e consulenti di casa nostra che correranno a vederlo potrebbe essere invece per il tema della lealtà. Questa virtù in politica, soprattutto in Italia, è diventata una merce rara. Molto rara. Allora potrebbe diventare interessante un gioco di “indovina chi”. Il personaggio interpretato da Clooney a chi potrebbe somigliare?

Andrea Piersanti

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