Il cinema non è un mestiere per vecchi. Sostenere i giovani significa scommettere sul futuro dell’audiovisivo italiano. Parola di Giorgia Meloni. Che spiega cosa ha fatto il suo dicastero per aiutare i cineasti delle nuove generazioni.

Pubblicato: 17 novembre 2011 in cinema
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Giorgia Meloni a “BoxOffice”: “Si ha la sensazione terribile che in Italia si siano come consolidate delle lobby nascoste che dettano legge nella produzione e che fanno emergere da anni sempre le stesse persone, addirittura le stesse famiglie. Un giovane che voglia farsi notare in questo ambiente deve faticare parecchio”.

“Il cinema? Non è mica roba per vecchi. Anzi, dirò di più. Saranno i giovani e i giovanissimi a salvare il cinema italiano”.

Giorgia Meloni, ex Ministro della Gioventù, è seria. In questi anni di governo ha varato molte misure a favore dell’inserimento professionale nel cinema o nella tv dei più giovani. Al Festival del Cinema di Roma sostiene da tre anni un laboratorio creativo e produttivo con giovani filmaker provenienti da tutta Italia. Con il festival romano inoltre ha fondato e continua a sostenere il premio “Marc’Aurelio Esordienti” e la vetrina del giovane cinema italiano. Con il Mibac finanzia lo sviluppo di nuove sceneggiature, collabora alla promozione delle opere prime e seconde finanziate con il Fus e sostiene la produzione di un’opera prima ogni anno. Un progetto analogo a quanto già varato con il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ha stanziato borse di studio per il premio Solinas e collabora con moltissimi festival italiani, da Giffoni a Taormina.

“Ma – dice – faccia attenzione. Noi non ci stiamo limitando ad aiutare in modo paternalistico i giovani talenti a crescere e ad affermarsi. Noi stiamo dando una mano a tutto il sistema cinematografico. Noi stiamo investendo sul futuro dell’industria dell’audiovisivo italiano”.

Sarà contento Galan.

“Con il Ministro dei beni culturali abbiamo una splendida intesa. Lui ha capito bene come alcune risorse del Ministero della Gioventù possano essere usate per sostenere l’intero comparto. Lavoriamo insieme per la scoperta e per la promozione dei nuovi talenti e per sostenerne l’avviamento alla professione. Siamo in totale sintonia. Ormai anche la maggior parte degli investimenti finanziari del suo Ministero, dal FUS al polo del cinema pubblico di Cinecittà, sono mirati alla promozione di opere prime e seconde. Le risorse del Ministero della Gioventù sono una forza incrementale e noi operiamo in sintonia e in sinergia con il Mibac”.

Ma se i giovani sono di talento, non dovrebbero aver bisogno di aiuto per emergere. No?

“Cos’è? Una battuta? Non sono un’esperta di cinema ma mi basta scorrere i titoli dei film italiani sui giornali. Si ha la sensazione terribile che in Italia si siano come consolidate delle lobby nascoste che dettano legge nella produzione e che fanno emergere da anni sempre le stesse persone, addirittura le stesse famiglie. Un giovane che voglia farsi notare in questo ambiente deve faticare parecchio”.

Il cinema italiano non è mai andato così bene. Nella scorsa stagione siamo arrivati al sessanta per cento del mercato interno. Un dato positivo che indica la salute del sistema.

“E’ vero, ma se entriamo nello specifico, scopriamo che questa nuova primavera del cinema italiano nasce e si alimenta proprio con quei talenti più giovani che, un po’ faticosamente e anche grazie ad iniziative simili alle nostre, sono riusciti ad emergere. Li trovi nelle pieghe dei dati di questo successo. Spuntano fra gli sceneggiatori, fra i registi al servizio dei comici più noti, fra i tecnici. Il cinema si muove grazie alla leva sollevata da questi giovani. Il cinema italiano adesso va meglio perché è cambiato rispetto ad alcuni anni fa. Ed è cambiato grazie al lavoro dell’apporto dei più giovani. Il cinema non è proprio per niente un mestiere per vecchi. E’ questo il nostro investimento”.

Lei è il Ministro della Gioventù ed è normale che voglia aiutare le nuove generazioni. Ma non le sembra eccessivo affermare che il cinema non è un mestiere per vecchi. Ci sono sessantenni o cinquantenni che fanno splendidi film.

“Le persone che ne capiscono più di me, dicono che il cinema è un’industria che produce solo prototipi. Anche la televisione, che è sempre stata più ripetitiva, adesso, di fronte alle sfide delle nuove piattaforme, si sta adeguando e ha riscoperto il gusto della sperimentazione. Un giovane è più naturalmente portato a scoprire ed inventare. Per questo i giovani sono così particolarmente adatti al cinema. Inoltre, ne abbiamo parlato anche ad Atreju: i giovani seguono il cinema con molta passione. Il cinema guida e orienta le loro scelte. Il pubblico che riempie le sale è composto in gran parte da under 30. Come se non bastasse molti capolavori del cinema sono stati realizzati all’inizio della carriera dei loro autori. Non alla fine. E’ quasi fisiologico. Il fatto creativo e il fatto artistico al cinema hanno bisogno di quella leggerezza e, contemporaneamente, anche di quella profondità di prospettiva che solo un giovane riesce magicamente a far sposare. Ne sono convinta. Investire sui giovani serve a tutto il cinema italiano. Mica solo al mio Ministero”.

Il suo Ministero ormai è entrato nell’agenda di molti festival nazionali. Anche a Venezia?

“Si tratta di una manifestazione molto antica e prestigiosa. E’ normale usare maggiore prudenza. A Roma è stato più facile stabilire un rapporto di collaborazione: c’era voglia di inventare nuove strade. A Venezia abbiamo deciso di stare vicino a strutture riconosciute e apprezzate come il Sindacato dei Giornalisti e sosteniamo infatti il loro premio Biraghi”.

La sua maggiore soddisfazione in questo settore?

“Lo scorso anno, al laboratorio creativo presso il New Cinema Network del Festival di Roma, era prevista una gara fra i ragazzi. Al progetto migliore sarebbe stata data la possibilità di produrre un cortometraggio. Fu scelto il progetto di “Tiro a vuoto”, diretto da Roberto Zazzara. Sul set, uno dopo l’altro, arrivarono alla spicciolata anche molti ragazzi dei gruppi di lavoro che non erano stati selezionati. A dare una mano o un consiglio, per stare vicini ai loro colleghi di corso. Una lezione di umiltà e di amicizia che dovrebbe essere di esempio per molti adulti che conosco”.

Intervista di Andrea Piersanti

pubblicata su “BoxOffice” del 15 novembre 2011

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