L’invasione degli Ultrafestival e la zavorra del finanziamento pubblico. Venezia, Roma, Torino contro Cannes, Berlino e Toronto. La soluzione? C’è già.

Pubblicato: 5 novembre 2011 in la giusta distanza
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Ultradirettore: Marco Muller. La guerra fra gli ultrafestival è sbagliata.

La guerra fra gli ultrafestival nazionali è sbagliata. La guerra, quella vera, è collocata fuori dai confini nazionali dove spadroneggiano palazzi del cinema sempre più sfarzosi ed efficienti, mercati competitivi, affari miliardari, scoperta (e promozione) dei nuovi autori. Sono temi sui quali anche noi, nonostante la guerra di cortile, dovremo prima o poi spostare il tiro di fuoco. In Italia convivono ancora due psicologie differenti. Da una parte ci sono gli interessi degli addetti ai lavori. Sono persone che si divertono a fare questo lavoro e che fanno di tutto per costruire un buon prodotto festivaliero. E’ il caso dei quattro (ultra)direttori, Marco Muller, Piera Detassis, Gianni Amelio e Steve Della Casa e dei loro staff. Dall’altra c’è la politica che invece ritiene quello dei festival un terreno da colonizzare per motivi che spesso nulla hanno a che vedere con la promozione dell’audiovisivo. Rivalità fra ministri, difesa dei collegi elettorali e dialettica con le opposizioni spesso hanno la meglio sui pacati ragionamenti che invece dovrebbero sopraintendere alla riuscita di un buon festival. Da quest’anno, però, le cose sono cambiate. C’è il ben noto accanimento del Ministro Galan contro il festival cinematografico romano. Ha cancellato il piccolo finanziamento che il suo ministero destinava al mercato diretto da Diamara Parodi e da Roberto Cicutto (in cambio ha però donato a Cicutto la poltrona del vertice operativo di Cinecittà). C’è la novità introdotta dall’Assessore Fabiana Santini della Regione Lazio, la quale, d’accordo con Renata Polverini, ha addirittura dimezzato il budget del RomaFictionFest diretto da Steve Della Casa. Il risultato, in entrambi i casi, è stato sorprendente. Al festival cinematografico di Roma si sono crucciati per la decisione di Galan ma, alla fine, hanno fatto spallucce e la macchina organizzativa è andata avanti lo stesso, senza problemi. Al RomaFictionFest, nonostante il budget ridotto alla metà, Steve Della Casa, il suo condirettore Fabrizio Accatino e Chiara Sbarigia (dell’APT), con un inedito supporto della stessa Santini (in maniche di camicia ogni giorno a lavorare gomito a gomito con lo staff), hanno realizzato un festival di dimensioni, quantità e qualità di prodotto e di ospiti come non si era mai visto prima. E quindi? Si possono azzardare alcune conclusioni. La prima è che forse il finanziamento pubblico non è più un volano delle macchine festivaliere ma che anzi, se male usato, può diventare addirittura una zavorra. Non si spiegherebbe altrimenti il successo del RomaFictionFest di quest’anno. Con i milioni messi a disposizione da Marrazzo, arrancava. Adesso, con meno soldi ma con maggiore partecipazione e condivisione da parte della politica, è decollato e sta volando alto. La seconda è più nascosta nelle pieghe dei programmi degli ultrafestival nazionali. A Torino e al Festival cinematografico di Roma hanno già dei nomi. Si chiamano Torino Film Lab, voluto e organizzato da Alberto Barbera, e New Cinema Network, di Lucia Milazzotto. Sono laboratori della creatività degli autori più giovani e, non per un caso, sono i luoghi dove sono già nati alcuni dei nuovi registi italiani di cui comincia a parlare il mercato internazionale. Anche al RomaFictionFest, con le nuove prospettive che la Regione ha aperto quest’anno, per la prima volta una sezione è stata dedicata alla creatività del web ed è stato rafforzato un progetto di lavoro dedicato alle Università, fortemente voluto dalla Santini stessa. Si tratta di uno spiraglio. Ma non è poca roba. Per combattere l’invasione internazionale dei megaultrafestival miliardari di Cannes, Toronto o Berlino, infatti, difficilmente il nostro paese riuscirà ad attrezzarsi sui campi di battaglia più evidenti. Ma il laboratorio della creatività giovanile, invece, potrebbe diventare la nostra arma segreta. Lo ha detto anche Jim Belushi alla Polverini: “Bel festival, vorrei portarmelo negli Usa”.

Andrea Piersanti

Pubblicato su Box Office il 30 ottobre  nella rubrica “La giusta distanza”


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