Krzysztof Zanussi, le donne, la crisi europea e gli stranieri. Al Meeting di Rimini, il regista polacco ha invitato i giovani a “tornare nella casa illuminata ma abbandonata”

Pubblicato: 26 agosto 2011 in cultura
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Krzysztof Zanussi al Meeting di Rimini come presidente del “Meeting Rimini Film Festival”

“Sto preparando un film per difendere le donne dal femminismo”, annuncia il regista polacco Krzysztof Zanussi, uno degli ospiti della 32ma edizione del Meeting di Rimini, in corso di svolgimento in questi giorni. “Il Meeting di Rimini è una straordinaria intuizione futurista. Il pubblico è italiano, nella maggior parte dei casi, ma gli ospiti vengono da tutto il mondo” dice ridendo mentre passano con rumore i numerosi componenti dei “Chieftains”, ambasciatori della musica irlandese e celtica. “Il Meeting è proprio questa confusione e questa continua contaminazione. Viviamo un momento strano – dice tornando serio -. Tutte le categorie dello spettacolo, della cultura e della comunicazione sembrano essere invecchiate precocemente. Sono diventate strutture rigide: lo spettacolo in sala, il convegno, il concerto. Hanno poco a che vedere con la post modernità dell’epoca che viviamo. Il Meeting, per primo, più di trent’anni fa, ha avuto questa intuizione tipicamente futurista e futuribile. La cultura alta che si accompagna alla cultura popolare. Lo sport con la musica. Il cinema con il teatro. La filosofia con la politica. E ogni cosa a contatto e pronta alla contaminazione con l’altra. E’ un evento assolutamente originale, unico nel mondo intero. Viaggio molto e ho visto tante cose ma avvenimenti come il Meeting non ce ne sono. Io stesso ne sono stato così affascinato che da alcuni anni provo a riproporre lo stesso tipo di iniziativa anche in Polonia”. Zanussi è al Meeting come presidente del “Meeting Rimini Film Festival”, un concorso di cortometraggi provenienti da tutto il mondo e che da 4 anni è organizzato insieme con tre importanti scuole di cinema: la Scuola di Visual Art di New York, l’Accademia Cinema e Teatro (ACT) di Roma guidata da Vittorio Giacci e la Scuola di Cinema della Fondazione Milano. “Il contenuto degli incontri, così internazionale e così variegato, è molto interessante ma soprattutto è figlio dei tempi. Con il web e i nuovi strumenti della comunicazione, l’internazionalizzazione è inevitabile. Tutti sentiamo che siamo tutti vicini, più vicini di un tempo, grazie al progresso della comunicazione e al minor costo dei trasporti internazionali”. Ma questo è un bene o un male? “La storia è come un pendolo. Se c’è una forza in una direzione, ne possiamo registrare un’altra nella direzione contraria. Siamo diventati così attaccati al nostro territorio e alle nostre radici proprio perché questo progresso ci ha resi più distanti dal nostro territorio e dalle nostre radici. Più piccolo ci sembra il mondo e più bisogno abbiamo di consolidare le mura della nostra casa. Qui però entriamo in conflitto con le leggi dell’economia che impongono la manodopera straniera nelle nostre fabbriche. Ci vorrebbe maggiore chiarezza. Anche perché nell’invasione degli stranieri ci sono differenze. Alcuni possono sembrarci più vicini, per cultura o per religione. Altri invece ci sembrano e sono molto lontani da noi. L’Europa è stata fin troppo ottimista ad invitare così tanti stranieri e così lontani dal nostro sentire. Adesso la pazienza è finita e la convivenza è difficile. Noi, in Europa centrale, abbiamo visto cosa è successo nei paesi vicini al Mediterraneo e stiamo cercando di evitare di fare lo stesso errore. Ma la cosa che più mi preoccupa è che ci stiamo dimenticando che la maggioranza deve sentirsi a proprio agio a casa propria. E’ anche e soprattutto una questione di numeri. Se invito persone a casa mia, devo trovare la giusta misura per non sentirmi improvvisamente estraneo nella mia stessa abitazione. Potrei provare un forte sentimento di frustrazione e diventare aggressivo. Devo trovare la giusta misura quindi per non arrivare a sentirmi emarginato fra le mie stesse mura domestiche. Devo avere un luogo dove sentirmi a casa”. E l’Europa? “Sono cresciuti gli egoismi nazionali, sono venuti a mancare gli ideali di unità europea e i cittadini si sentono minacciati dalle altre civiltà che premono alle nostre porte. Queste sono le cose che mi fanno più paura, oggi. Il progetto europeo sta vivendo un momento di crisi. Non sono disfattista ma vedo che ciò che accade non è positivo”. Il tuo prossimo film? “Le femministe mi attaccano perché sono cattolico. Sto preparando un film per difendere le donne dal femminismo. Io sono convinto che ci sia un femminismo buono e uno cattivo, come il colesterolo. Ecco, io vorrei che le donne fossero difese dal cattivo femminismo. Il film sarà realizzato in Italia e Russia, almeno spero”. Cosa vuoi dire ai giovani di oggi? “Giussani parla della casa illuminata ma abbandonata. Tornate a casa, ecco cosa vorrei dire. Tornate a voi stessi. Fate chiarezza dentro di voi per poter tornare ad esprimere con chiarezza i vostri sentimenti”.

Pubblicato su La Padania il 26 agosto 2011

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