Captain America, perde il pelo ma non il vizio.

Pubblicato: 25 luglio 2011 in cinema
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Arriva nelle sale l’eroe più noioso e prevedibile dei fumetti della Marvel. Hollywood, con Obama, continua a sfornare film a favore della guerra. Una strategia complessa e modernissima. Contro l’Europa.

Arriva nelle sale l’eroe più noioso e prevedibile dei fumetti della Marvel. Hollywood, con Obama, continua a sfornare film a favore della guerra. Una strategia complessa e modernissima. Contro l’Europa.

Ecco Captain America: arriva nelle sale l’eroe tutto sommato più noioso e prevedibile della grande famiglia dei fumetti della Marvel (Thor, Uomo Ragno, Fantastici Quattro, ecc.). Il film diretto da Joe Johnston, con Tommy Lee Jones, Chris Evans, Hugo Weaving, uscirà il prossimo 22 luglio in Italia, in contemporanea con l’uscita negli Usa. Dopo “Berretti verdi” diretto e interpretato da John Wayne nel 1968, era legittimo pensare che Hollywood avesse detto tutto quello che c’era da dire sulla guerra. Invece no. A farci ricredere arriva oggi lo scudo con la stella di Captain America. Ma qualcosa è cambiato da allora. Nel ’68 c’era il Vietnam. Oggi invece? Ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, il film racconta la storia del gracile e basso Steve Rogers che, a causa del suo fisico non felice, non riesce ad arruolarsi (non riesce a rimorchiare, viene continuamente pestato, è preso in giro, e chi più ne ha più ne metta). Quando meno se lo aspetta però viene selezionato per un esperimento supersegreto: un siero speciale lo tramuterà nel supersoldato per eccellenza dell’Esercito degli Stati Uniti: Captain America. “Come ti senti”, gli chiede la premurosa e prosperosa Peggy Carter (già un poco innamorata) dopo l’iniezione. “Più … alto”, risponde lui. Destinato all’inizio ad un giro promozionale da circo negli Usa per raccogliere fondi destinati al fronte (la parte più divertente del film), per il “muscoloso – nuovo di zecca – Captain America” arriva anche il momento di menare le mani contro il cattivissimo “Teschio Rosso”, un ufficiale “deviato”, si fa per dire, dell’esercito nazista di Hitler. La trama è tutta qui. C’è un finalino a sorpresa che stupisce solo coloro che si sono addormentati durante la proiezione. Ovviamente il film è proposto in un inutile formato 3D. Allo spettatore rimane da chiedersi: perché? Il film progettato nel 2008, a cavallo dell’elezione di Obama, è stato realizzato durante il primo difficile biennio del Partito Democratico alla Casa Bianca. Per una serie di complessi motivi di macroeconomia, gli americani, che sono ormai controllati a vista dalle banche cinesi, hanno cominciato a guardare all’Europa come ad un pericoloso concorrente. Nel film “Captain America”, infatti, il solo nemico da abbattere è in Europa.

L’economista Webster G. Tarpley, intervistato da Stefania Limiti per il sito Cadoinpiedi.it, non ha dubbi: “Si tratta di un tentativo di esportare la depressione economica mondiale verso l’Europa <…>, sempre con l’idea di indebolire a tal punto l’euro da impedire a questa moneta di fungere da riserva mondiale accanto al dollaro o al posto del dollaro. Negli anni trenta la strategia inglese era quella delle svalutazioni concorrenziali (competitive devaluations) della sterlina, per esportare la crisi verso gli altri. Un approccio noto come “beggar my neighbor” – ridurre il vicino alla miseria. Oggi è la stessa strategia con i mezzi più sofisticati”. Solo così, forse, è più facile capire perché Hollywood abbia ripreso un filone, quello bellico, che sembrava ormai sorpassato dalla storia. Nel film l’Europa è l’unico fronte della guerra. Gli alleati degli altri paesi europei non si vedono mai durante il film: solo la ragazza, relegata al ruolo della fidanzata sospirante, ha uno spiccato accento inglese; si tratta dell’unico, e discutibile, omaggio ai cugini del Regno Unito. Sulle cime innevate delle Alpi il nemico (europeo) prepara il suo attacco: un gigantesco aereo sarà diretto, come una bomba volante, proprio contro i grattacieli di New York. Se vi ricorda qualcosa, avete indovinato. Con un salto acrobatico della sceneggiatura (e dell’intelligenza), democratica e obamiana, gli autori del film “Captain America” provano a dire al pubblico rimbecillito dai fastidiosi occhiali 3D che dietro l’attacco alle torri gemelle portato nel cuore di New York dai terroristi di Al Qaeda, in realtà ci sarebbe proprio la vecchia Europa. Siete caduti sulla sedia? È inevitabile, purtroppo. Il tema guerrafondaio del nuovo film tratto dal fumetto della Marvel quindi non ha nulla a che vedere con il sapore antico e ormai un po’ polveroso dei “Berretti Verdi” di John Wayne. Si tratta di ben altro. Peccato. Il film risulta serioso e poco divertente. Il gracilino che diventa un superfusto è una storia anche un po’ burina. Noi, in Italia, ci possiamo consolare con De Gregori. “Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette”, cantava. “Il giocatore si vede dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia”. Appunto. Intanto gli economisti come Tarpley ripetono, certi di non essere ascoltati da nessuno, neanche a Hollywood, che: “È  meglio evitare l’odio e lavorare su un progetto positivo come una riforma economica”. Magari. Così finalmente potremmo andare al cinema solo per divertirci. E basta. Sarebbe una novità.

Pubblicato su La Padania il 25 luglio 2011

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