Novità, trappole e opportunità della rivoluzione su Internet che è arrivata fino a Cinecittà

Pubblicato: 5 luglio 2011 in cinema
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Il cinema italiano è cascato nella rete. La stagione appena conclusasi è stata particolarmente buona per la vecchia industria cinematografica nazionale ma i nuovi filmaker, quelli più giovani, stanno invece emigrando su Internet. Senza incertezze. Con una vitalità inedita e impressionante. Alla faccia dei vecchi soloni del cinema nazionale e con numeri da far impazzire il boxoffice tradizionale. Il caso più clamoroso è quello di “Freaks”, una miniserie in sei puntate realizzata da uno piccolo ma agguerritissimo gruppo di ragazzi under 30. Hanno soprannomi (nickname, si dice sul web) che sono Willwoosh, Cane Secco, Ciccia San e hanno aperto canali Youtube come “Nonaprirequestotubo”. Il popolo della rete li ha consacrati con un numero impressionante di contatti. Sono già più di dieci milioni. Ecco qualche dato per capire la distanza dai numeri che invece caratterizzano il vecchio cinema in sala: il film record della stagione, che ha fatto gridare al miracolo e alla rinascita del cinema italiano, “Che bella giornata” di Checco Zalone, ha venduto poco più di 7 milioni di biglietti, meno quindi dei contatti fatti registrare invece dai ragazzi di “Freaks”; “Noi credevamo” di Mario Martone, omaggiato dallo stesso Napolitano e superpremiato da tutti, è stato visto da 3 o forse 4 centomila persone mal contate; “Habemus Papam” di Nanni Moretti, trionfatore ai recenti Nastri d’Argento di Taormina, ha portato nelle sale solo un milione di spettatori, più o meno. Numeri decisamente irrilevanti rispetto agli oltre dieci milioni di contatti con i quali il popolo della rete ha incoronato i ragazzi di “Freaks”. Il dato ha cominciato a fare riflettere anche gli addetti ai lavori. Non tutti, però, solo alcuni. Paolo Del Brocco, Amministratore Delegato di Raicinema, ha annunciato il varo di una  nuova linea editoriale di film di genere (horror, thriller, ecc.) a basso budget (max. 200.000 Euro per titolo) con una destinazione esclusivamente Internet e senza distribuzione nelle sale. Sono già diversi i progetti che sono entrati in questa nuova linea della Rai e che saranno presentati al pubblico, molto probabilmente, in occasione della prossima Mostra del Cinema di Venezia. Nel frattempo girano voci su alcuni incontri che lo stesso Del Brocco ha cominciato ad organizzare anche con i giovanissimi divi di “Freaks”. Le nuove superstar del web, la settimana scorsa, hanno fatto la loro passerella d’onore al “Telefilm Festival” di Milano e il loro prodotto è stato proclamato serie dell’anno. Ma non sono soli. Il web pullula di iniziative cinematografiche made in Italy. Il direttore della scuola di cinema NUCT di Roma, Francesco Alò, ha avviato la produzione di film solo per il web. La regista Antonietta De Lillo invece ha lanciato un progetto per una specie di wikifilm, un’opera realizzata mettendo insieme i filmati autoprodotti dagli utenti del web. Il tema è il “Pranzo di Natale”. Lo aveva già fatto, un paio di anni fa, il regista Daniele Vicari, con “Il mio paese 2.0”. Sono solo alcuni esempi della nuova Cinecittà virtuale che si sta installando su Internet. Le cose si stanno muovendo in fretta. La porta è aperta e difficilmente le giovani generazioni si faranno convincere a tornare sui propri passi. La rete si presenta piena di opportunità mentre il cinema dei vecchi soloni dell’industria italica è sempre più esclusivo ed elitario. Ed è anche molto più costoso. Gianni Celata, docente di economia dei media presso La Sapienza di Roma, recentemente ha presentato un suo nuovo libro che si intitola “Blowing in the web”. L’opera è pubblicata da Raffaele Barberio (fondatore – direttore di “Key4biz” e pioniere del libro elettronico in Italia). Celata affronta il tema dell’evoluzione digitale del mercato musicale, fra pirateria, siti peer to peer e nuovi modelli di business. La sua idea è che se si riesce a capire cosa sta succedendo con la musica più facilmente si potranno evitare errori di fronte alle nuove sfide digitali che ormai pressano da ogni lato anche il mercato cinematografico. “Il digitale, il consumo di contenuti in mobilità, la condivisione dei social network, sono il futuro. Ma quali windows di sfruttamento! Il consumatore decide dove e come prendere contatto con l’offerta, in piena libertà e senza limiti. Opporsi è inutile”, ha detto un giornalista in occasione della presentazione del libro. “Come può uno scoglio arginare il mare? Imparare a navigare è necessario”, gli ha fatto eco lo stesso Celata. Alla presentazione, organizzata nella sede dell’AGIS, c’era anche Paolo Protti, presidente degli esercenti cinematografici italiani; era scuro in volto. “Per noi è un problema. Non possiamo stare con le mani in mano ad aspettare l’inevitabile”, ha detto. Al tavolo dei relatori c’erano Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa, che non ha perso una battuta, e il capo di Universal, Richard Borg. “Ho passato le ultime due settimane in Usa per alcuni seminari di aggiornamento organizzati dal nostro nuovo proprietario, Comcast”, ha detto Borg. Comcast è  il più grande operatore via cavo, home internet e service provider del Nord America, e il terzo più grande operatore telefonico degli Usa. Come a dire: fino a qualche anno fa, il nemico giurato del cinema. Adesso però le cose sono decisamente cambiate. “Carpe Diem, cogli l’attimo, quam minimum credula postero, confidando il meno possibile nel domani. Ma è il domani atteso e scontato quello su cui non si deve confidare, il domani che l’innovazione tecnologica inesorabilmente scompagina. Ecco allora che Carpe Diem Industry potrebbero definirsi quelle imprese che non si fanno intorpidire dai risultati consolidati ma si rimodulano su quanto l’innovazione gli offre”, scrive Celata nelle conclusioni del suo libro. Ma vallo a spiegare ai vecchi soloni di Cinecittà e dintorni, impegnati come sono a difendere le rendite di posizione. “Freaks” è stato autoprodotto dagli stessi giovanissimi autori con il supporto di una società di webmarketing che si chiama “Showreel”. “Dal 2004 Show Reel è una realtà specializzata nello studio, l’analisi e la creazione di opportunità di new business attraverso l’utilizzo dei new media”, si legge sul loro sito. Anche questa è una novità da non sottovalutare in un contesto dove la comunità dei “produttori” di cinema e di tv del vecchio mondo analogico è considerata da troppo tempo cristallizzata e impenetrabile ai più giovani. Il web potrebbe scompaginare le carte nel settore della produzione e non solo della distribuzione. Cane Secco, una delle nuove webstar di “Freaks”, dice: «Se il cinema mi chiama per un film, ci posso pensare, ma se riesco voglio restare sul web il più possibile». Mica stupido!

Pubblicato su La Padania il 5 luglio 2011

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