Transformer, quanto rumore! E per cosa, poi?

Pubblicato: 1 luglio 2011 in cinema
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Tanto rumore per nulla. Il terzo episodio della serie live action sui Transformers diretta da Michael Bay e prodotta da Steven Spielberg, in uscita questa settimana in tutta Italia (difficile trovare un biglietto per le proiezioni serali nella sala Imax di Pioltello, vicino Milano), assorda e stupisce, come ci si aspetta da un film del genere. Frastorna lo spettatore con due ore e mezzo di effetti speciali e non aggiunge nulla all’antica disputa fra robot cattivi, i perfidi Decepticon, e quelli buoni, gli Autobot. A proposito: al terzo episodio, soprattutto nelle scene più convulse, è ancora impossibile distinguere gli uni dagli altri. Rigorosamente in 3D, il film ha perso una delle protagoniste, Megan Fox,  sostitita dalla modella bionda, carina e giovanissima, Rosie Huntington- Whiteley. La Fox, eroina dei primi due episodi, era stata licenziata in tronco da Spielberg. Durante un’intervista, l’attrice aveva insultato Michael Bay paragonandolo ad Hitler. Il film ha guadagnato però altri protagonisti fuori dall’ordinario. Il più importante, anche se presente sul set solo con la ridigitalizzazione di materiale di repertorio, è John F. Kennedy. Il film, infatti, prende il via proprio da quel 25 maggio del 1961, quando JFK annunciò al Congresso che gli USA sarebbero andati sulla Luna. La versione di Spielberg ci racconta la “faccia nascosta”, “the dark side” (con commento musicale dei Pink Floyd), della prima missione lunare della Nasa. Il vero motivo della spedizione, secondo Spielberg, era di capire cosa fosse la gigantesca astronave naufragata vicina al “Mare della tranquillità”. Per due ore e mezza il film travolge lo spettatore con effetti speciali impressionanti (quanto rumore siete disposti a sopportare? Transformer metterà a dura prova la vostra resistenza) e con una sceneggiatura che recupera in parte la debacle di scrittura del secondo episodio. “Sgombriamo subito il campo da paure e confronti: il terzo capitolo della saga che mette di fronte i buoni Autobot e i cattivissimi Decepticon è sicuramente meglio del disastroso numero due, ma peggio del primo. Di quest’ultimo – ha scritto Boris Sollazzo su “Mymovies”, il sito di cinema fondato e diretto dal milanesissimo Farinotti – recupera l’anima più leggera e ironica, la voglia di scene spettacolari unito a una trama solida e (abbastanza) semplice, il gusto per sequenze “ormonali”. Il problema è che poi il film si dimentica di passare un montaggio e rimaniamo annichiliti di fronte a 156 minuti che ci investono e ci stremano, anche fisicamente. Perché, parliamoci chiaro, pur essendo questo un 3D non pleonastico- anzi-, questa tecnologia rimane faticosissima per lo spettatore. E dopo due ore e mezza il piacere di aver visto qualcuno che l’ha saputa usare è di sicuro sovrastato dall’inevitabile emicrania che coglie anche i più allenati”. Convincere Michael Bay ad usare la tecnologia del 3D infatti non è stato semplice. ” Anni fa Jeffrey Katzenberg mi ha chiamato e mi ha detto: ‘Devi usare il 3D, ho bisogno di registi come te che lo usino…’ ed io gli ho risposto ‘Grazie Jeffrey, no’ – racconta lo stesso regista -. Poi ho visitato Cameron che avevo incontrato sul set di Titanic quando ero giovane. Stavo girando Transformers e mi aveva invitato sul set di Avatar. Sono entrato e mi sembrava di essere in un centro di controllo con i vari cavi, gli uomini e le donne – più hard drive di quelli che potete immaginare. Ed ho pensato ‘O questo non sono io’. E Jim è stato molto gentile, ha fermato le riprese per un’ora e mi ha fatto fare un giro. Sapete, sono un po’ vecchia scuola, mi piacciono le care e vecchie lenti anamorfiche, le cineprese Panavision, la pellicola da 35 mm, dove puoi toccare, sentire – e il 3D non è niente di tutto ciò. E Jim viene da me e mi fa ‘Dio, la WETA ha dei magnifici algoritmi!’ ed io sorrido, ‘Di che cosa d– sta parlando?’ Poi lo studio mi chiede se posso fare questo film in 3D. Dopo molta ricerca, l’ultima chiamata l’ho fatta a Jim. Mi ha detto: ‘Devi considerarlo come un giocattolo. Si tratta di un altro mezzo che aiuta a catturare le emozioni, i personaggi e permette di creare un’esperienza’. Ed io cerco sempre di creare una grandiosa esperienza visiva per gli spettatori”. Sollazzo, sul sito di “Mymovies” ha attribuito solo due stellette al film. Suscitando le proteste del web. I lettori (ben l’80%) di MyMovies hanno bocciato la sua recensione. Un atteggiamento sorprendente (gli internauti non avevano ancora visto il film e Sollazzo invece sì) ma che è sintomatico della forza delle attese dei fan della serie. Mal di testa a parte, il film recupera in parte la presenza umana anche grazie ad alcuni insert molto divertenti, come quelli con John Turturro. Al termine, sui titoli di coda, dopo aver baciato la donna-cerbero capo della CIA (“Non chiamatemi signora. Vi sembro una signora?”, ripete tutto il tempo) John Turturro urla al limite dell’orgasmo: “Arrestatemi. Arrestatemi tutto!”. Il protagonista Sam Witwicky, interpretato da Shia LeBoeuf, è disoccupato come un precario qualsiasi, nonostante la medaglia che gli è stata consegnata dallo stesso Obama (c’è un abuso di Casa Bianca nel film). I suoi colloqui di lavoro, all’inizio del film, sono esilaranti e meriterebbero una campagna virale su Youtube per consolare un po’ i giovani in cerca di prima occupazione in tutto il mondo. A un certo punto compare sullo schermo anche il vecchio astronauta Buzz Aldrin. E poi c’è tutto quello che ci si può aspettare. Scontri memorabili, dialoghi altisonanti al limite del ridicolo e, come spesso accade nei film di Hollywood, una città americana (questa volta è Chicago) completamente distrutta con una scenografia che rimanda all’attentato delle Twin Towers. Niente viene risparmiato allo spettatore. Alla fine si rimpiange solo l’assenza della “statuaria” Megan Fox. “Riempiva il grande schermo come non riesce a fare la bionda e poco carismatica Rosie Huntington- Whiteley”, ha scritto Sollazzo. Anche se, all’inizio del film, le prime immagini ravvicinate in 3D della nuova attrice (molto poco vestita) hanno suscitato più di un “Oooh” fra i critici nerd che riempivano la sala per l’anteprima riservata alla stampa.

Pubblicato su La Padania il 1° luglio 2011

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