
Voglio ringraziare Costanza Quatriglio (e anche Ben Stiller per Stiller & Meara: Niente è perduto su Apple TV+). Costanza, con il suo documentario Il cassetto segreto, ha lanciato un monito che andrebbe urlato nelle televisioni e nei giornali. Andrebbe ripetuto come i messaggi di allarme sulla tolda del Titanic. Un monito, quello di Costanza (e quello di Stiller; andate di corsa a vedervi i loro documentari), che non può e non deve essere ignorato.
Ecco come stanno i fatti. Giuseppe Quatriglio, papà di Costanza, è stato un giornalista prolifico e attento. Autore di opere di narrativa e di saggistica, ha collaborato, fra gli altri, con Sunday Mirror Magazine di New York, Oggi, La Settimana Incom, Il Messaggero, Il Giorno e con il Giornale di Sicilia. Ha vissuto in prima persona i grandi eventi della storia del Novecento. In tutto il mondo. Appartiene però ad una generazione di giornalisti senza Internet. La sua casa era piena di faldoni e scatole di varie dimensioni. Con ritagli di giornale, appunti, fotografie, filmini amatoriali. Esattamente come la casa dei genitori che Ben Stiller ha svelato con il suo documentario. Costanza, benedetta ragazza, ha svuotato lo studio del padre e ha donato questo immenso archivio della modernità alla Regione Siciliana perché sia catalogato e reso disponibile a tutti presso la Biblioteca Centrale di Palermo. Ecco il suo monito. C’è un patrimonio inesplorato che rischia di essere perduto per sempre. Molti giornalisti, come il papà di Costanza, hanno lavorato nella seconda metà del Novecento e non avevano computer o cloud con i quali condividere e archiviare. Le loro case avevano scaffali curvati dal peso della carta, delle foto, dei Super8 e delle videocassette. Faccio dei nomi a caso. Vincenzo Mollica: una enciclopedia mostruosa della cultura pop. Ernesto Assante: un tesoro inesplorato della storia della musica. Giampiero Mughini: un intero palazzotto pieno di cultura da divorare. Sergio Trasatti che ha inventato la pagina culturale dell’Osservatore Romano. Daniele Valentini, Tg1 Rai, il primo giornalista italiano ad occuparsi di difesa dell’ambiente. Claudio Siniscalchi, un grande storico del cinema. Claudio G. Fava, un personaggio fondamentale della tv italiana. Come ha fatto Costanza, anche io ci voglio mettere anche un pezzo della famiglia: Silvio Piersanti, musicista, photo editor a Roma per The Associated Press ai tempi della dolce vita e raffinato esperto del Giappone moderno. Come è facile intuire, l’elenco è sterminato. E quindi ecco la nostra proposta. Istituire subito un fondo pubblico (o privato, va bene lo stesso) per andare a catalogare (e digitalizzare) questo archivio giornalistico e analogico della nostra storia del Novecento prima che finisca sulle bancarelle polverose di qualche rigattiere o sui monti fumanti delle discariche dei rifiuti di una grande città distratta e svogliata.
Andrea Piersanti
Pubblicato nella rubrica La materia dei segni su Tivù di gennaio febbraio 2026
