La “selfie” riforma della Rai di Renzi, #lavoltabuona del Principe di Salina

Pubblicato: 30 maggio 2015 in La materia dei segni

renzi2701Ma non è neanche che sia stato infastidito dal vischioso potere del partito della Rai. Il problema vero è che a Renzi della televisione non importa niente. Cresciuto a pane e Iphone, come molti della sua generazione di rottamatori, ha passato molto più tempo su Twitter che sul dossier della riforma della tv di Stato. Dopo aver sfruttato a lungo un caro amico interno all’azienda per farsi ospitare nei talk show di Viale Mazzini, una volta arrivato a Palazzo Chigi, ha tirato un sospiro di sollievo e non ha più alzato lo sguardo dalla tastierina del proprio smartphone. Di quel periodo levantino passato ad orbitare fra i bar di Via Settembrini e Piazza Mazzini rimangono però le sue smorfie annoiate quando il caro amico interno all’azienda provava a spiegargli come si sta in tv. Adesso che il dossier meno prioritario del suo governo, quello della riforma della Rai, è arrivato alla dirittura finale, il presidente del consiglio non riuscirà neanche stavolta a mascherare noia e disinteresse. Farà infatti come tutti gli altri. Nominerà un direttore generale di sua fiducia e ovviamente sarà un esterno, uno che non conosce affatto le complesse dinamiche produttive e editoriali della tv di Stato. In modo altrettanto ovvio l’amico interno all’azienda, fedele da sempre, verrà ripagato con una promozione (più piccola che grande, c’è da scommetterci). Saranno modificate anche alcune norme per consentire un controllo politico più stretto sul management. Infine, come al solito, arriverà il “Renzi touch”, una modifica normativa o regolamentare dal sapore indiscutibilmente populista e demagogico, una riforma talmente semplice e inutile da poter essere descritta in poche battute, in modo da lasciare lo spazio per “twittare”, nei 140 caratteri regolamentari, anche l’hashtag preferito, “#lavoltabuona”. Sarà insomma l’ennesima riforma “selfie” di Renzi. Il suo faccione furbo e sorridente in primo piano e sullo sfondo una nuova slide disegnata con colori pastello e un font indiscutibilmente infantile. Peccato. La riforma della tv di Stato, nonostante questa politica ignorante e accidiosa, rappresenta ancora oggi la madre di tutte le battaglie per il futuro della produzione culturale del paese. Al posto della promessa di una Rai proiettata verso il futuro, ci rimarrà così soltanto l’ennesimo “selfie” di Renzi. Un “selfie” per farci dimenticare che non siamo nel pianeta “2.0” della classe dirigente più giovane della storia della politica italiana. Neanche per sogno. Siamo invece nelle polverose sale di Palazzo Salina, dove il principe Fabrizio inventato dalla penna di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, dice con un sospiro: “La facoltà di ingannare se stesso, il requisito essenziale per chi voglia guidare gli altri”. Così tutto cambierà ancora una volta perché nulla cambi.

Pubblicato su Tivù giugno 2015

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