Vocazione Servizio Pubblico

Pubblicato: 1 marzo 2015 in La materia dei segni
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Globecast-Vaticano-1Trova il servizio pubblico prima che il servizio pubblico trovi te. Così verrebbe da dire ai vertici della Rai, dopo la ridda di eventi di studio che sono stati organizzati a Viale Mazzini in questi mesi. La scadenza della licenza programmata per il 2016 e il cattivo rapporto con il governo di Matteo Renzi, stanno costringendo il direttore generale Gubitosi e la presidente Tarantola a moltiplicare i convegni per individuare gli elementi di novità che possano caratterizzare il servizio pubblico televisivo nell’era del digitale. Non è facile trovare il bandolo della matassa, è vero. Il business della tv sta cambiando alla velocità della luce e per la Rai è diventato veramente complicato capire come si possano conciliare i principi di “servizio pubblico” con quelli del “world wide web entertainment”. Il loro affannarsi però è anche paradossale. Più eventi organizzano e meno sembra che abbiano da dire. L’esempio che potrebbero seguire, o al quale potrebbero almeno ispirarsi, invece, è clamorosamente proprio sotto i loro occhi da tempo. Ma non riescono a vederlo. E’ un peccato. Nel 2013 venne nominato un nuovo direttore al Centro Televisivo Vaticano. Si tratta di Mons. Dario Edoardo Viganò, un prete che ha trovato la propria missione nel mondo della comunicazione. Docente universitario, autore di libri di semiologia e di cinema, Viganò è stato anche un brillante Presidente dell’Ente dello Spettacolo. Adesso, alla guida del Ctv, sta dando lezioni di servizio pubblico alle televisioni di tutto il mondo. “Il Ctv è un centro di produzione televisiva e non è una televisione e non ha nessun interesse a svilupparsi in una tv”, ha detto Viganò. Nel Ctv lavorano 23 amministrativi che costano un milione 400 mila euro all’anno. In occasione della Canonizzazione di Giovanni Paolo II, la struttura commerciale della Rai, guidata da Luigi De Siervo, voleva realizzare un instant dvd sul nuovo Santo. La redazione interna, “Rai Vaticano”, non seppe rispondere con tempestività. Viganò, invece, si mise subito al lavoro e, in men che non si dica, De Siervo venne accontentato. Viganò ha una lucidissima visione “digitale” e “liquida” (per dirla con Bauman) del proprio ruolo. Molto più lucida, per esempio, dei vertici della Rai. Il Ctv, sotto la sua guida, è diventato un interlocutore obbligato per le grandi televisioni di tutto il mondo e le collaborazioni che Viganò ha avviato con i broadcaster internazionali (a cominciare da Murdoch) hanno messo in difficoltà, per la prima volta, il pluriennale rapporto “privilegiato” con la Rai. “Nel Ctv lavora un piccolo gruppo che svolge questo servizio essenzialmente come una vocazione”, ha spiegato Viganò. Appunto. Una vocazione. Il servizio pubblico è una vocazione fatta di gratuità e di dedizione alla causa. Alla Rai, in questo momento, più che un nuovo convegno altisonante sull’offerta del Servizio Pubblico, basterebbe, con più umiltà, un piccolo esame di coscienza.

Pubblicato su Tivù di marzo 2015

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