La star che (forse) ha ucciso Youtube

Pubblicato: 24 luglio 2013 in La materia dei segni
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Philippe De Franco

Philippe De Franco

Come il sasso che dà origine alla valanga, così Philip Defranco ha compiuto il gesto che potrebbe decretare l’inizio della fine di Youtube. Attivo sull’aggregatore video di Google fin dal 2006, Defranco (nato 28 anni fa nel Bronx) è performer, autore e, recentemente, anche produttore e ha collezionato, in sei anni, un miliardo di visualizzazioni. Da quando inventò il suo primo  videoblog con il nickname “Sxephil” ne ha fatta di strada fino ad arrivare, a gennaio di quest’anno, ad un colloquio privato con il vicepresidente USA, Joe Biden, su temi di politica nazionale come le leggi sul possesso e l’utilizzo delle armi da fuoco. I suoi due canali “The Philip DeFranco Show” (abbreviato come “PDS”) e “PhilipDeFranco”, che include una serie di vlogs che lui chiama “The Vloggity”, hanno ormai più di 2 milioni e mezzo di iscritti (al 66mo posto nella classifica generale dei canali Youtube insieme con quelli delle major) e macinano circa 30 milioni di download ogni mese. In un’intervista Defranco aveva dichiarato di guadagnare circa 250.000 dollari l’anno, profitti generati non solo da Youtube, anche se poi ha smentito questa cifra. In questi anni ha fatto pubblicità per una compagnia di fast food e ha lavorato anche per alcune serie tv come “Lie to me” e “Fringe”. I suoi video sono dedicati a temi di attualità (sesso, politica e gossip) che egli commenta in modo ironico con molti “salti” di argomento per dare la sensazione di un ritmo veloce. “Mi considero un agnostico perché sono pigro”, dice di sé stesso. La novità, il sasso che potrebbe generare una valanga, è che questo tipico figlio di Youtube ha abbandonato la piattaforma video di Google ed è passato, armi e bagagli, in un uno dei più potenti network televisivi del mondo, Discovery. La notizia, molto strillata dai giornali Usa alla fine di maggio, sta creando più di un grattacapo ai vertici di Google. “Sarò in una squadra che preferisce la qualità alla quantità e che si concentra sulla costruzione del prodotto piuttosto che spremere tutto ciò che posso tirare fuori”, ha detto De Franco al Los Angeles Time. La notizia è rimbalzata fino in Italia e se ne è occupata anche l’agenzia dei vescovi italiani, il Sir, in un articolo intitolato “Google, il gigante dai piedi di argilla”. Secondo la nota ripresa anche sulla homepage del sito della Conferenza Episcopale Italiana, “La quantità di informazioni e di video, che crescono ogni giorno in modo esponenziale, si è tramutata da fonte principale del business nel problema più serio di Google. Un sistema che sembra un po’ fuori controllo e che ormai non è più in grado di garantire la qualità del prodotto. Troppi dati e troppo disordine nelle ricerche stanno spostando il pubblico altrove”.

Pubblicato su “Tivù” luglio 2013

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