Ma quanto devono costare i contenuti della tv? Fra le produzioni very low budget di Youtube e le serie miliardarie di Hollywood

Pubblicato: 18 aprile 2013 in La materia dei segni
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The Walkind Dead di AMC

The Walkind Dead di AMC

Il dibattito sul futuro della tv ruoterà intorno ad unico tema: il budget. In occasione del Miptv, fra gli stand dei principali produttori, è stato possibile trovare, quest’anno più che mai, prodotti dal prezzo proibitivo accanto ad altri prodotti dal listino bassissimo ma non per questo meno appetibili degli altri. Quanto dovrà costare la tv dei prossimi anni? Il futuro sarà dei superbudget o delle produzioni low cost? La domanda è tutt’altro che secondaria. Per almeno tre motivi. Il primo è la concorrenza spietata del web. Le serie realizzate esclusivamente per i canali di Youtube hanno raggiunto numeri da capogiro e le nuove star della rete battono in popolarità i divi televisivi più acclamati. Anche le singole clip di pochi minuti, prodotti che sono quindi agli antipodi della grammatica elementare del business televisivo che è tutto basato sulla ripetizione dello stesso format, possono far registrare numeri da vertigine. È il caso del “Gangnam Style” che al momento di scrivere questo articolo denuncia 1.412.893.569 visualizzazioni (si tratta di circa un miliardo e mezzo di contatti, come a dire un abitante su quattro dell’intero pianeta). Per un investitore globale sono numeri meravigliosi, una vera manna per la pubblicità. Non c’è una sola trasmissione televisiva al mondo che sia in grado di garantire e poi di certificare questi ascolti. E i prodotti per il web, soprattutto quelli che hanno maggiore successo, costano mediamente pochissimo. Il secondo motivo è legato proprio agli investimenti pubblicitari. Sono in calo ovunque, non solo in Italia. Le tante crisi economiche nel mondo intero hanno infatti indotto le aziende a razionalizzare gli investimenti nella pubblicità. La concorrenza dei nuovi media (Google, Facebook, Twitter, ecc.) è spietata. Grandi database di utenti profilati contro la massa “quasi” anonima della televisione tradizionale. La prudenza è d’obbligo e i soldi che una volta piovevano nelle casse dei broadcaster adesso cominciano a migrare altrove. Una tendenza che non potrà non influire anche sui budget delle produzioni. C’è, infine, il tema delle grandi serie miliardarie che da Hollywood vengono poi vendute in tutto il mondo. Alcuni successi sono stati clamorosi. “Friends”, ormai già alcuni anni fa; “Lost”, più recentemente; o anche l’attualissimo “The Walking Dead”. Ma, a fronte degli investimenti miliardari che sono necessari, la casualità del fatto artistico è sempre pronta, dietro l’angolo, a fare lo sgambetto. Qualche volta sono capolavori, altre volte invece no. La domanda quindi diventa d’obbligo. Quanto spenderemo la prossima volta?

Pubblicato su Tivù aprile 2013

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