Il cinema salvato dai pirati. Ecco chi era il cinefilo che non volle farsi re

Pubblicato: 27 marzo 2013 in cinema, la giusta distanza
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Piero Tortolina, l'uomo che amava il cinema

Piero Tortolina, l’uomo che amava il cinema

Fra i tanti documentari, molto belli, che sono stati prodotti nel 2012 in Italia, uno in particolare potrebbe aiutarci a riflettere meglio sul nostro cinema. Si tratta di “L’uomo che amava il cinema” di Marco Segato ed è dedicato alla vita e alle opere straordinarie di uno dei primi “pirati” del cinema italiano, Piero Tortolina. «Bucaniere di una generazione che non arretrava davanti a nulla per amore del cinema, per la tutela della sua memoria storica, per il piacere di condividerne i tesori con gli spettatori anche del più piccolo cineforum di provincia», così lo descrive la schedina di MyMovies. «Tortolina è un personaggio chiave <…>  eppure lui non è un critico, non compare in televisione, non viene intervistato, non gestisce associazioni o circuiti <…> è stato per alcuni anni il maggiore collezionista privato italiano di film; senza la sua cineteca molte cose in Italia non si sarebbero viste <…> anche trasmissioni simbolo come Fuori orario non sarebbero state le stesse. E questo potrebbe bastare. Ma sarebbe parziale. Un’altra risposta possibile è questa: è stato un protagonista di quella stagione in cui i cineclub hanno trasformato il modo di vedere e di giudicare il cinema, affermando quel primato della visione, che la critica italiana nella quasi totalità non riconosceva». Così ne parlano Ezio Leoni e Nicolò Menniti Ippolito nel libro “Luci sulla città. Padova e il cinema” edito da Marsilio in un capitolo intitolato “Il cinefilo che non volle farsi re”. Secondo Enrico Ghezzi, Tortolina non era «moderno» ma, nello stesso tempo, incarnava lo spirito della modernità meglio di chiunque altro. «Se è nato Fuori Orario, un po’ di merito lo si deve anche riconoscere al grande Piero. Ha formato un gusto, un modo di vedere i film. Senza di lui il mondo, e quindi il cinema, sarebbero stati diversi», spiega Ghezzi. Dopo la sua morte, lo scorso 29 maggio, si sono moltiplicati i ricordi e le commemorazioni. «Grazie a Piero Tortolina ho potuto scoprire, “un’altra” storia del cinema, altra rispetto a quella che proponeva la cultura ufficiale dell’epoca – scrive  Piero Colussi, sul sito di Cinemazero -, era quella che veniva proiettata nei tanti filmclub nati avventurosamente un po’ in tutt’Italia. Dai musical dell’amato Vincente Minnelli, ai western classici di Nicholas Ray, John Ford e Howard Hawks, ai noir e ai gangster movie di Robert Aldrich, John Huston, Jacques Tourner e così via senza trascurare alcun genere, autore, attore, periodo della settima arte. Cinema1, in quei primi anni settanta, assieme al Filmstudio (il capostipite) e all’Occhio l’Orecchio la Bocca di Roma, al Movie Club di Torino, alla Cappella Underground di Trieste, all’Obraz di Milano, ai liguri Filmstory e Falcone Maltese, a SpazioUno di Firenze rappresentava, in Italia, un vero e proprio circuito cinematografico alternativo. Più tardi, fra il 1977 e il 1978, a raccogliere e continuare l’eredità di questa irripetibile stagione culturale arriveranno l’Officina e il Labirinto di Roma, l’Arsenale di Pisa, l’Angelo Azzurro di Bologna, il CEC di Udine e last not but least Cinemazero a Pordenone. Si trattò di un movimento che vide coinvolta un’intera generazione di cinèphile – Adriano Aprà, Enzo Ungari, Baldo Vallero, Lorenzo Codelli, Enrico Livraghi, Alberto Farassino, Enrico Ghezzi, Marco Giusti, Tatti Sanguineti, Paolo Luciani, Ciro Giorgini, Sergio Grmek Germani, Roberto Turigliatto, Carlo Mazzacurati (che lo ha voluto anche nel suo ultimo film La giusta distanza) e Enzo Monteleone, etc.». Ma cosa ha fatto Tortolina per meritarsi l’affetto e la riconoscenza del cinema italiano? Ha rubato film. Ecco cosa ha fatto. Ha rubato film, per tutta una vita. «Non sapevo neanche se fosse una cosa legale», ha detto in una delle sue rare interviste. Prendeva copie ovunque riuscisse a trovarle. «Una volta, nella villa di un mio amico, ho visto le scatole dei film usate come mattoni del muretto del viale di ingresso. Ormai rovinati e inutilizzabili». Tortolina si era inventato anche un sistema per importare illegalmente le pellicole che trovava negli Stati Uniti. «Negli Usa esistevano addirittura delle riviste con gli annunci e le offerte di vendita delle pellicole più rare», raccontava agli amici. Ora i suoi film arricchiscono la dotazione della Cineteca di Bologna e, senza di loro, una parte importante della cultura cinematografica italiana non esisterebbe neanche. Ma non solo di quella. «Noi, incolti, da ragazzi ci avvicinavamo al cinema come ad un mezzo per assorbire cultura», ricorda Chiara, sorella di Pietro Ingrao. Nel suo epitaffio, Tortolina ha fatto scrivere: «Grazie a Dio, NON è uno storico del cinema. Perciò ha visto molti film e molti ne ha amati». Quanti protagonisti del nostro cinema possono dire lo stesso?

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