SUPER 8: TORNANO GLI EXTRATERRESTRI DI SPIELBERG.

Pubblicato: 12 luglio 2011 in cinema
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"Lost", "Incontri ravvicinati" e "E.T.": è tutto questo ma è anche completamente diverso il primo film della strana coppia Spielberg - Abrams

Il nuovo film prodotto dal regista di E.T. e diretto dall’autore della serie “Lost” uscirà in Italia solo il 9 settembre. È molto bello. Negli Usa però non è andato bene. Anche ad Hollywood è sempre più difficile catturare il pubblico dei ragazzi.

Jeffrey Jacob Abrams, meglio noto come J. J. Abrams, 45 anni, e Sir Steven Allan Spielberg, 65 anni, erano destinati a lavorare insieme. Il primo, consacrato nell’Olimpo di Hollywood dal successo planetario di “Lost”, la serie tv più seguita e discussa sul web. Il secondo, due premi Oscar per “Schindler’s List” e per “Salvate il soldato Ryan”, famoso e amato dai bambini di tutto il mondo per il primo cucciolo di marziano della storia del cinema, quello di “telefono casa” del film “E.T.” del 1983. I due geni di Hollywood si sono incontrati con l’obiettivo di replicare i rispettivi successi e di trascinare nelle sale cinematografiche le nuove frotte dei bambini del terzo millennio. La magia però è riuscita solo in parte. Il loro film, “Super 8”, (diretto da Abrams e prodotto da Spielberg) uscito a giugno negli Usa si è fermato (si fa per dire) a quota 108 milioni di dollari. Nel primo fine settimana, il termometro utilizzato in tutto il mondo per capire se il film sfonderà  oppure no, il caso della stagione, “Transfomer 3”, ha guadagnato quasi 98 milioni di dollari. “Super 8” invece solo 37. È un peccato. Il loro film è molto bello, i giovanissimi attori recitano come dei possibili candidati all’Oscar, la sceneggiatura è intrigante (i dialoghi fra i ragazzini del film sono irresistibili) e gli effetti speciali sono tutti da gustare.  I due prodigi di Hollywood hanno puntato molto sulla storia. “”Quello che volevamo ottenere era essere emozionanti. A volte l’emozione è una risata, altre volte è il terrore. Può essere un cuore spezzato, un colpo di fulmine o rimanere pietrificato dalla paura. Uno dei più grossi problemi, per me, è il rischio di prendersi troppo sul serio e mancare di humor. Sarebbe un disastro”, ha detto Abrams prima dell’uscita del film. La storia è ambientata nel 1979; alcuni ragazzini, finita la scuola, si candidano ad un concorso per dilettanti e si mettono a preparare un film sugli zombie da realizzare con una Super 8, il vecchio formato delle pellicole usate negli anni Settanta per i filmini amatoriali. Una notte, mentre girano una scena vicino ad un passaggio a livello, sono testimoni di un disastro ferroviario. Superato lo shock, i bambini scoprono di avere catturato involontariamente anche altre immagini misteriose. Inizialmente, ha scritto la giornalista Marlen Vazzoler, il progetto era fermo a metà strada “tra un film di Hitchcock e un filmato tipo Zapruder (il termine viene usato per indicare qualsiasi tipo di filmato ripreso per caso in omaggio al sarto Abraham Zapruder che filmò l’assassinio di John Kennedy) su un gruppo di piccoli filmaker che riprendono accidentalmente qualcosa. Spielberg ha spiegato che in principio l’idea era di fare un film personale sull’infanzia da filmaker di Abrams, basato sulle sue esperienze con il super 8. Ma per rendere la pellicola più interessante e accessibile ad un pubblico più vasto, Abrams propose di inserire l’elemento del genere. Ne vennero presi in considerazioni diversi, tra questi spiccava la proposta di fare un film su una rapina, ma alla fine decisero di utilizzare una precedente idea di Abrams per un concept di un film fantascientifico con un mostro”. Il risultato è godibile. All’anteprima italiana del film, i giovani critici erano entusiasti. Pesa però sul destino del film l’eccesso di speculazione cerebrale da parte di Abrams. Affascinato e condizionato dal successo virale ottenuto dalla sua serie “Lost”, Abrams ha cercato più volte di replicarne le caratteristiche. Qualche anno fa realizzò un altro film di fantascienza, “Cloverfield”, che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto miscelare il linguaggio “amatoriale” di “Blair Witch Project” (secondo la rivista Forbes quel film è il migliore caso di campagna di comunicazione sui social media di tutti i tempi) e il fattore spaventoso di un gigantesco Godzilla a spasso per i grattacieli di New York.  Il risultato fu abbastanza deludente. Anche in “Super 8” c’è un eccesso di “preparazione”, di artificio, che finisce per rovinare l’effetto sorpresa. Il sito del film, prima dell’uscita americana, ha provato a creare “attesa” con una pagina, “Development Room”, che aveva lo scopo di  far scoprire le immagini misteriose della bobina del “Super 8”. Hanno anche provato a mettere sul mercato un fumetto, realizzato con la stessa grafica degli anni Sessanta e intitolato ovviamente “Super 8”. Il nuovo pubblico dei bambini digitali, lontano anni luce dal Super 8 analogico, non si è fatto affascinare. Rimarranno affezionati al film, molto probabilmente, solo gli spettatori più grandicelli, gli stessi che si erano fatti già conquistare dall’intrigo di “Lost” o dalla magia di “E.T.”

Pubblicato su La Padania il 12 luglio 2011

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