Una giornata particolare. Il Papa in redazione per i primi 150 anni de L’Osservatore Romano.

Pubblicato: 10 luglio 2011 in media
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Benedetto XVI davanti ai computer dell’Osservatore Romano per il 150mo anniversario della fondazione. Il direttore Vian si emoziona e parla a braccio. E il Papa decide di tenere una lezione di giornalismo. Una giornata particolare per un giornale unico. Ecco come è andata.

Il Papa chiede informazioni e spinge alcuni tasti sui grandi computer che servono per impaginare l’Osservatore Romano. È successo anche questo in una visita caratterizzata da molti visi sorridenti, e dall’emozione del direttore, Gian Maria Vian. Chi era presente racconta soprattutto la forza del sentimento nella visita che Benedetto XVI ha voluto dedicare, lo scorso 5 luglio, alla redazione e a tutti i collaboratori dell’Osservatore Romano in occasione del 150mo anniversario della nascita del “giornale della Santa Sede”. Alla fine lo stesso Vian ha ceduto al clima instaurato da Ratzinger e ha deciso di tenere in tasca il discorso di benvenuto preparato con cura. Ha così salutato il Papa parlando a “braccio”. Un gesto che nessuno dei suoi predecessori, in 150 anni di storia, avrebbe mai neanche osato immaginare. Segno dei tempi. “Padre Santo, soltanto poche parole per dirle grazie di questa visita che Vostra Santità ha voluto fare per il centocinquantesimo anniversario del nostro giornale: del giornale di Vostra Santità, del giornale della Santa Sede”, ha detto il direttore, con lo sguardo fisso sul Papa e con la voce resa appena un po’ incerta dall’emozione. “Siamo soprattutto grati per questa visita così familiare: Vostra Santità ha voluto incontrare ognuno di noi. È un gesto che ci tocca molto, è un gesto di cui siamo profondamente grati. Sentiamo Vostra Santità non solo come l’editore, ma anche come il primo collaboratore del giornale”, ha aggiunto Vian. Benedetto XVI ha sorriso. Rispondendo a Vian, anche il Papa ha letto solo le prime frasi del suo discorso e poi, improvvisando e decidendo anche lui di parlare a braccio, ha detto ciò che pensa del ruolo dell’Osservatore Romano nel panorama dell’informazione internazionale. Una vera e propria lezione di giornalismo, inaspettata e non banale. “Vi saluto tutti con affetto”, ha detto il Papa. “Pochi giorni fa «L’Osservatore Romano» ha raggiunto il notevole traguardo dei 150 anni di vita. Vorrei dirvi di vero cuore come si fa in casa: buon compleanno!”, ha aggiunto. “Ho voluto venire anche qui, in mezzo a voi, per esprimere la mia riconoscenza a ciascuno di coloro che il giornale concretamente lo «fanno», con passione umana e cristiana e con professionalità. Questa «officina» è certamente dedicata al fare, ma prima,  soprattutto, al conoscere, al pensare, al giudicare, al riflettere. Non è nemmeno solo una «officina»: è soprattutto un grande osservatorio, come dice il nome. Mi sembra che da questo osservatorio si vedano sia le cose lontane come quelle vicine. Lontane in un duplice senso: anzitutto lontane in tutte le parti del mondo; questo per me è uno dei grandi vantaggi dell’«Osservatore Romano», che offre realmente un’informazione universale, che realmente vede il mondo intero e non solo una parte. Per questo sono molto grato, perché normalmente nei giornali si danno informazioni, ma con una preponderanza del proprio mondo e ciò fa dimenticare molte altre parti della terra, che sono non meno importanti. In secondo luogo, da questo osservatorio si vedono le cose lontane anche in un altro senso: «L’Osservatore» non rimane alla superficie degli avvenimenti, ma va alle radici. Oltre la superficie ci mostra le radici culturali e il fondo delle cose. È per me non solo un giornale, ma anche una rivista culturale. Ma questo giornale vede anche le cose vicine. Qualche volta è proprio difficile vedere vicino, il nostro piccolo mondo, che tuttavia è un mondo grande. C’è un altro fenomeno che mi fa pensare e del quale sono grato, cioè che nessuno può informare su tutto. È sempre necessaria una scelta, un discernimento. E perciò è decisivo nella presentazione dei fatti il criterio di scelta: non c’è mai il fatto puro, c’è sempre anche una scelta che determina che cosa appare e che cosa non appare. E sappiamo bene che le scelte delle priorità oggi sono spesso, in molti organi dell’opinione pubblica, molto discutibili”. Vian, ovviamente, non hanno perso una battuta dell’analisi del Papa. “Uno dei due motti sotto la nostra testata – ha detto Vian al Papa – è Unicuique suum che, come Vostra Santità sa bene, è un principio della filosofia antica, quello della giustizia, tratto dal diritto romano. L’altro, Non praevalebunt, è un detto di Gesù nel Vangelo di Matteo, lo stesso che contiene il Tu es Petrus. Allora questo significa davvero un’unità profonda, profondamente intrecciata: Tu es Petrus, non praevalebunt. Siamo tutti nella stessa piccola barca, la navicula Petri”. Il Papa ha sorriso. “Questa è una sintesi caratteristica per la cultura del mondo occidentale – ha detto Ratzinger rivolgendosi a Vian e a tutta la redazione assiepata in redazione -. Da una parte, il grande diritto romano, il diritto naturale, la cultura naturale dell’uomo concretizzata nella cultura romana, con il suo diritto e il senso di giustizia; e dall’altra parte il Vangelo. Si potrebbe anche dire: con questi due criteri — quello del diritto naturale e quello del Vangelo — abbiamo come criterio la giustizia e, dall’altra parte, la speranza che viene dalla fede. Questi due criteri insieme — la giustizia che rispetta ognuno e la speranza che vede anche le cose negative nella luce di una bontà divina della quale siamo sicuri per la fede — aiutano ad offrire realmente un’informazione umana, umanistica, nel senso di un umanesimo che ha le sue radici nella bontà di Dio. E così non è solo informazione, ma realmente formazione culturale. Per tutto questo vi sono grato”.  “Fondato per iniziativa privata con l’appoggio del Governo pontificio, questo foglio serale si definì «politico religioso», proponendosi come obiettivo la difesa del principio di giustizia, nella convinzione, fondata sulla parola di Cristo, che il male non avrà l’ultima parola”, aveva scritto Benedetto XVI nella sua lettera di auguri al direttore dell’Osservatore Romano il 24 giugno scorso, giorno del 150mo compleanno.

Pubblicato su La Padania il 10 luglio 2011

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