Tornatore, l’ultimo Gattopardo e la Mostra del buco

Pubblicato: 26 ottobre 2010 in la giusta distanza
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A Venezia 67 si è parlato anche del rapporto che Mr. Titanus, al secolo Goffredo Lombardo, ebbe con la Chiesa. Uno strano festival quello di quest’anno. Il presidente della Biennale l’ha definita la Mostra del “Buco”.
L’ultimo Gattopardo 
Gustavo Lombardo fu il pioniere del sistema cinematografico italiano. A soli 19 anni, nel 1904, costituì la sua prima società di noleggio. Sposò l’attrice italiana più bella del periodo del muto, Leda Gys e, nel 1928, fondò la Titanus, la società di produzione e distribuzione destinata a segnare tutta la storia del cinema italiano. Il figlio, Goffredo Lombardo, non voleva fare il cinema, racconta il premio Oscar Giuseppe Tornatore nel documentario L’ultimo gattopardo, prodotto da Medusa e presentato in anteprima a Venezia. Però, alla fine, ne rimase coinvolto e divenne il produttore cinematografico più importante della storia del cinema italiano del dopoguerra. Amante della vita e della pesca sportiva in mare aperto, una volta rischiò addirittura di essere ucciso da uno squalo. Ebbe due figli dall’amata moglie Carla. Il più giovane, Giulio, morì proprio in mare, durante un’immersione. Il documentario che Tornatore gli ha dedicato è molto bello. Le interviste alle persone che hanno lavorato con Goffredo Lombardo sono montate in una successione rapida e alternata, fino a costruire una storia unica e polifonica. Fra le voci, la più commovente è quella di Cesarina, la fedele segretaria, molto applaudita a Venezia. Sullo sfondo le immagini dei più bei film della storia italiana. È un esempio di come andrebbe raccontato il cinema italiano. Nel potente ritratto montato da Tornatore si parla anche del rapporto di Lombardo con la fede. Dice Tornatore che Goffredo si riavvicinò all’altare dopo la morte del figlio. E non dice altro. Ma non fu solo questo. Passato attraverso il trauma della bancarotta causata dal furioso extrabudget de Il gattopardo e dal fallimento al botteghino di Sodoma e Gomorra di Aldrich, Lombardo si era messo a fare televisione, con la stessa passione impiegata nel cinema. Produsse la prima soap italiana, Edera interpretata da Agnese Nano. Prima del Grande Giubileo del Duemila realizzò una fiction dedicata alla Madonna, Maria figlia del suo figlio, con l’attrice israeliana Yaël Abecassis. Quando ne parlava, gli brillavano gli occhi. «È dedicata a mia madre», diceva agli amici. Leda Gys, infatti, aveva interpretato Maria in una storica Passione del cinema muto diretta da Giulio Antamoro. Nel Duemila volle pagare di tasca propria le spese della Giornata degli artisti organizzata dal Vaticano per il Grande Giubileo del Duemila. Quando Monsignor Enrique Planas, direttore della Filmoteca Vaticana, gli chiese cosa volesse come ricompensa, Lombardo chiese una foto del Papa con una dedica. Solo una semplice foto. Negli ultimi anni della sua vita, quella foto campeggiò solitaria nel grande scaffale dove erano stati ospitati trofei e targhe della sua attività cinematografica. Quando gli chiedevano che fine avessero fatto tutti quei riconoscimenti professionali, lui sorrideva e alzava le spalle. Il suo funerale si svolse nella cosiddetta “chiesa degli artisti”, nel centro storico di Roma, a pochi metri da casa sua. Era la stessa chiesa dove Goffredo Lombardo, tutte le mattine, andava a seguire la messa e a servire il prete nella liturgia. Con la stessa umiltà di un ragazzo. Con lo stesso sorriso.
Il cratere del Lido
Paolo Baratta, con un’intuizione, alla fine l’ha definita “La Mostra del Buco”. Il “buco”, ovviamente, è quello del cantiere abbandonato del nuovo Palazzo del Cinema che troneggiava nel bel mezzo delle strutture della 67ª edizione del festival veneziano. La definizione però si presta ad una lettura più articolata. Il “buco”, infatti, è anche quello del rapporto fra Baratta e il ministro Bondi (che infatti non è andato alla Mostra). Il “buco” è quello dei finanziamenti che dovrebbero garantire la vitalità del festival ma che continuano ad essere tragicamente inferiori a quelli del concorrente Festival di Roma. Il “buco”, infine, è quello delle incertezze del totonomine. I vertici sono in scadenza. Chi sarà il nuovo direttore della Mostra? Chi il nuovo presidente? Un “buco” nero, appunto.


Pubblicato su Boxoffice

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