Se non sei glocal, non sei nessuno. La strategia minimalista (e vincente) di Wild Bunch

Pubblicato: 14 marzo 2018 in La materia dei segni

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Se non sei glocal, non sei nessuno. Lo hanno capito, e molto bene, i partner della parigina Wild Bunch, una delle più agguerrite società francesi di distribuzione cinematografica. Un paio di anni fa hanno scoperto la magia della tv. Glocal, ovviamente.

“Non hanno saputo resistere al fascino del canto delle sirene della tv”, ha scritto Elsa Keslassy su Variety. Non per un incidente e non per un caso, il loro primo partner televisivo è stata la Lux Vide di Luca Bernabei. Con loro, nel 2015, hanno distribuito Medici: Maestri di Firenze. Per il debutto sul piccolo schermo, hanno scelto anche un’altra storia rigorosamente local come Four Seasons in L’Avana, scritta e prodotta in lingua spagnola da Leonardo Padura. L’idea di Wild Bunch non è nuovissima. A Parigi non gestiscono la produzione ma si concentrano invece sul finanziamento e sulla distribuzione internazionale, in collaborazione con i produttori più ambiziosi del mondo. “Grazie alla propria rete di distribuzione (Francia, Germania, Spagna, Austria, Italia) contribuirà allo sviluppo di progetti locali coerenti con la propria linea editoriale e offrirà a tutti questi progetti un accesso privilegiato a emittenti locali e coproduttori in tutto il mondo”, c’è scritto sulla web page della società. La stessa idea era venuta ad Ettore Bernabei, il papà di Luca, all’inizio degli anni Novanta. Fino a quel momento la produzione e la distribuzione di tv-drama era stata condizionata dai confini nazionali. Solo gli Usa riuscivano ad esportare i propri prodotti. Alla creatività produttiva europea o orientale era interdetto il mercato internazionale. Bernabei intuì che il problema era soprattutto finanziario. Si doveva attivare una rete di relazioni industriali sovranazionali per costruire un modello di business sostenibile che giustificasse uno sforzo produttivo e distributivo senza confini. è stato questo il cavallo di Troia che ha permesso ai produttori europei di iniziare a giocare sui tavoli delle major. Opere locali per il mercato globale. Glocal, appunto. Alla Wild Bunch ci hanno messo venticinque anni per arrivare alla stessa conclusione. Il marchio della Wild Bunch, nato nel 2002 a Parigi da un progetto di Brahim Chioua e Vincent Maraval, è molto apprezzato in tutto il mondo. “Il loro più grande asset resta il marchio che è potente. Per talents, acquirenti e programmatori dei festival è sinonimo di film coraggiosi e di alta qualità”, ha sentenziato Variety nel 2015. Anche se il panorama del tv-drama europeo sembra affollato, Vincent Grimond, co-fondatore di Wild Bunch, punta l’indice (e il suo sorriso) sulla crescente domanda di premi premi di alta qualità e sulla crescente diversità dei punti vendita e delle piattaforme, dai canali via cavo alle reti digitali. “Alcuni anni fa c’erano solo sei buyer in Usa per il tv-drama, oggi sono circa 50, e nel frattempo, anche in Francia, la serie è diventata una componente chiave della programmazione di tutte le tv, nuove o vecchie”, spiega Grimond. I confini tra film e TV non sono mai stati più porosi, dice con una metafora di facile lettura, mentre i finanziamenti internazionali sono sempre più aperti alla nuova serialità per la tv. Wild Bunch TV intende vendere quattro o cinque spettacoli all’anno con una stima di 50 milioni di dollari ($ 56 milioni) di investimenti all’anno. Si aspetta di generare, a lungo termine, circa 111 milioni di dollari in entrate annue della nuova divisione. Alla fine, secondo i progetti di Grimond, il settore televisivo rappresenterà circa un quarto di tutto il business di Wild Bunch. Il vantaggio di Wild Bunch, come è stato scritto da Variety, è strettamente legato ad alcuni degli autori più interessanti del mondo, come Audiard, Ken Loach, Gaspard Noe, Arnaud Desplechin e Nicolas Winding Refn. Wild Bunch, inoltre, grazie al successo delle sue attività di distribuzione cinematografica, è già in contatto operativo e virtuoso con le emittenti tv nei principali mercati europei: Francia, Germania, Spagna, Austria e Italia. Il team di Wild Bunch Tv è formato da Diana Bartha, responsabile dello sviluppo e delle vendite internazionali, da Thomas Triboit, che gestisce le acquisizioni, e da Aurelia Porret, che si occupa del marketing, una componente fondamentale del loro business model. Il produttore televisivo Georges Campana (Soldat Blanc di Erick Zonca, L’Infiltré di Giacomo Battiato) ha contribuito alla progettazione strategica del progetto di Wild Bunch TV ed è il super consulente del board per la selezione dei contenuti e della produzione esecutiva. Wild Bunch TV è stata guidata, per i primi due anni, da Carole Baraton. In Wild Bunch fino dal 2002, la Baraton si è sempre occupata di vendite internazionali. A gennaio la Baraton però ha lasciato Wild Bunch Tv per lanciare Charades, una nuova divisione di vendite internazionali e co-produzione che ha debuttato al festival di Berlino di febbraio. è tornata al cinema, il suo primo amore, portando con sé il know how di Wild Bunch. “Wild Bunch tv, come ha già fatto con Medici e Four Seasons in L’Avana, punta su storie originali indipendentemente dalla loro lingua”, aveva spiegato Baraton nel 2015. “Lo abbiamo già sperimentato con il cinema: il locale è il nuovo globale. C’è un enorme appetito per i contenuti che hanno un forte sapore locale e una propria specificità culturale. Nel mondo televisivo di oggi, non ci sono motivi per sfidare le lingue straniere e il talento finché rimaniamo coscienti del nostro budget”, dice Baraton. Lo dice anche Grimond: “Non cercheremo di replicare ciò che i produttori americani stanno facendo già e non cercheremo la nostra ispirazione nei prodotti mainstream dei blockbuster”. Una strategia minimalista ma decisamente vincente. Medici, grazie alla cooperazione con Wild Bunch Tv, è una dei primi titoli italiani (Rai Fiction e Lux Vide) ad approdare sulla piattaforma di Netflix.

di Andrea Piersanti

Pubblicato su Tivù di luglio agosto 2017

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