Per lo sport in tv ci vuole talento

Pubblicato: 9 marzo 2018 in la giusta distanza

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Lo sport è il re dell’entertainment, sulla tv gigante nel salotto di casa o sullo schermino dello smartphone in metropolitana. Nell’era dei sempre connessi non è una grande scoperta. All’inizio dell’anno, Joseph O’Halloran, editor di Rapid Tv, aveva scritto: “In un mondo di connettività crescente, l’esperienza dell’utente Tv è stata disconnessa dai grandi flussi e il modo in cui viviamo i contenuti è diventato un mare sconosciuto pieno di cambiamenti”.

I broadcaster, i detentori dei diritti sportivi e le agenzie pubblicitarie hanno bloccato il mercato per anni. Fuori dalla porta c’erano i profeti del nuovo marketing sportivo e i procuratori degli atleti ai quali venivano lanciate le briciole (si fa per dire) del business. Adesso le parti si stanno per invertire e la tiepida rivoluzione che ha lambito anche lo sport italiano, con la cessione dei diritti della serie A agli spagnoli di Mediapro, è solo la prima brezza dell’uragano che sta per rivoluzionare per sempre il modo di vendere e di sfruttare commercialmente l’entertainment sportivo. “lI cambiamento è sempre stato una costante nel settore televisivo, ma in questi giorni sta guidando l’idea stessa di TV in luoghi finora sconosciuti, dove le strategie di monetizzazione devono ancora essere individuate”, ha sentenziato O’Halloran. 

Per capire come orientarsi nei “luoghi sconosciuti” di cui parla l’editor di Rapid Tv, basta leggere la storia della più grande agenzia di talenti del mondo nata dalla fusione della William Morris con la Endeavor Agency e nel cui seno è stata inglobata anche la storica IMG, un’agenzia pionieristica nello sfruttamento dei diritti sportivi. Il gigante nato da questa inedita fusione e che è guidato da Ariel Emanuel come amministratore delegato e da Patrick Whitesell come presidente esecutivo, è stato valutato più di 6 miliardi di dollari. Qualche mese fa il Fondo sovrano per gli investimenti pubblici dell’Arabia Saudita ha annunciato di essere in trattativa per l’acquisto di una partecipazione nella holding Endeavour di WME (William Morris Endeavor): i sauditi hanno messo sul tavolo oltre 500 milioni di dollari per una quota di minoranza di circa il 5%. L’interesse degli arabi è sintomatico e indica chiaramente una sorta di rotta da seguire nel mare del cambiamento. I sauditi stanno cercando di rendere l’intrattenimento una componente chiave della propria economia futura per diversificare gli investimenti e quindi per ridurre la dipendenza finanziaria del Regno dal petrolio. Il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman Al-Saud, progressista, sta fortemente sponsorizzando i flussi di investimenti nel mondo dello spettacolo e, dopo 35 anni, ha anche riaperto le sale cinematografiche. Gli strateghi arabi della diversificazione finanziaria non potevano quindi non  mettere gli occhi su Endeavor. Nella pancia del colosso, insieme con l’agenzia dei talenti e, ovviamente, la stessa IMG ci sono giocattoli come Ultimate Fighting Championship (un colosso mondiale del combattimento estremo), Professional Bull Riders e l’organizzazione di Miss Universe. L’investimento dall’Arabia Saudita contribuirà all’ulteriore espansione della società. “Il nostro core business rimane radicato nell’accesso, nel servizio e nella creatività”, ha detto Whitesell. “L’unica differenza sostanziale è che, rispetto a 20 anni fa, siamo ora al centro di un’incredibile rete globale. Abbiamo le relazioni e le piattaforme per aiutare i nostri clienti e i nostri partner a estendere i confini delle loro attività”. Esattamente come hanno deciso di fare i sauditi che vogliono cavalcare il nuovo business globale e multipiattaforma dell’entertainment per espandersi in patria e nei mercati internazionali di tutto il mondo. 

Il segreto di Endeavor è proprio tutto qui: l’assenza di confini. In tutti i sensi. In modo particolare con lo sport. Spostare l’attenzione degli investitori dalle leghe sportive ai singoli talenti è il primo tassello del cambiamento. Un atleta può accumulare profitti e moneta contante non solo al momento del contratto con la società sportiva: la pubblicità, il cinema e la tv di intrattenimento insieme con l’editoria, il web e il convulso mondo dei social, sono le praterie dove il business può aumentare in modo esponenziale. Con buona pace dei broadcaster che speravano di poter continuare a dettare legge nelle aste pubbliche dei diritti sportivi.

L’intuizione degli investitori che stanno scommettendo nelle strategie di  Endeavor è che il futuro appartenga alle agenzie dei talenti, le sole che possano gestire, senza soffrire di dissociazione mentale, ambiti così diversi. Sotto la guida di Emanuel e di Whitesell e con il sostegno di Silver Lake, CPPIB, Fidelity, Focus Media, FountainVest, GIC, Mubadala, Sequoia Capital, SoftBank e Tencent, il gigante dei talenti e della creatività ha incrementato il proprio portafoglio con un numero pazzesco di acquisizioni. Ecco perché sotto lo stesso tetto convivono (e macinano utili) agenzie di talenti come WM o IMG, insieme con leghe sportive indipendenti, agenzie pubblicitarie, associazioni di spettacolo e società di produzione artistica e multimediale. Non ci credete? Leggete i numeri! Endeavor produce oltre 52.000 ore di programmazione sportiva ogni anno, distribuite tra televisione, radio, banda larga, dispositivi mobili, in volo e in nave. La società inoltre distribuisce oltre 32.000 ore di contenuti all’anno e nei propri caveau conserva e gestisce più di 400.000 ore di filmati sportivi. Il contenuto proviene da oltre 200 clienti ed eventi, inclusi i principali campionati sportivi e le istituzioni sportive universitarie. Spiega Whitesell che la società “aiuta i clienti a ottimizzare i flussi di entrate attraverso la protezione e la promozione dei loro marchi. Aiuta inoltre i clienti a creare e a gestire solide piattaforme di brand awareness per raggiungere ed espandere il proprio pubblico”. Secondo Ariel Emanuel, “Endeavour è costantemente impegnata a spingere più avanti i confini business”. Il mare è ancora sconosciuto ma la rotta è tracciata.

di Andrea Piersanti

Pubblicato su Tivù di marzo 2018

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