Franco Zeffirelli e quella telefonata in Vaticano. Una lista di film e una clamorosa arrabbiatura. Una storia del 1995.

Pubblicato: 16 dicembre 2011 in cinema
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il GESU’ di Zeffirelli “aveva fatto da spartiacque fra il tradizionale format televisivo fino ad allora adottato dalla televisione pubblica italiana e le successive megaproduzioni in stile kolossal che avrebbero contraddistinto la produzione del genere nei decenni successivi”.

A volte verrebbe veramente la voglia di chiedergli scusa. Franco Zeffirelli è sempre stato celebrato in tutto il mondo ed è uno dei pochi registi italiani in grado di districarsi con i modi di produrre tipici degli alti budget di Hollywood o di Broadway. Intellettuale ed esteta dai gusti raffinati, conoscitore profondo della nostra tradizione musicale, è stato per tutto il dopoguerra uno dei migliori ambasciatori internazionali della cultura e della bellezza del nostro Paese.

Zeffirelli però le arrabbiature più serie le ha prese proprio in Italia. E’ successo in ambienti che considerava amici, dove meno se lo aspettava.

Come se fosse un evento avvenuto solo ieri, fra coloro che l’hanno ascoltata risuona ancora con vividezza il tono alterato della sua voce durante una telefonata in Vaticano di molti anni fa.

Era il 1995 e il responsabile della Filmoteca Vaticana, lo spagnolo Mons. Enrique Planas, d’accordo con il suo presidente, l’americano Mons. John Patrick Foley, aveva deciso di stilare una lista dei film più importanti della storia del cinema. Si sarebbe celebrato da lì a poco il centenario dell’invenzione dei Lumiere ed era sembrato a Planas un modo corretto di festeggiare l’evento. C’era attesa per quei nomi. Il Vaticano, per la prima volta nella sua storia bimillennaria, avrebbe espresso in modo chiaro e pubblico una lista di film graditi. Quando alla fine furono presentati alla stampa internazionale, non furono pochi coloro che si dispiacquero per non avere trovato il loro film in quell’elenco. Fra tutti, però, uno solo andò veramente su tutte le furie: Franco Zeffirelli.

La sua telefonata è rimasta così nella storia. A distanza di anni si può dire però che aveva ragione.

Per le celebrazioni del centenario del cinema il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e la Filmoteca vaticana avevano dato vita ad un comitato organizzativo al quale erano “stati invitati a partecipare importanti intellettuali, professionisti ed agenti pastorali che operano nel settore cinematografico, disposti a mettere al servizio della Santa Sede la propria esperienza e a collaborare per celebrare in chiave cristiana l’anniversario della creazione di questo mezzo espressivo”.

Lo aveva annunciato lo stesso mons. Planas,  nell’ambito del convegno per i 50 anni dell’associazione cattolica Ente dello Spettacolo. ”Particolarmente urgente – aveva spiegato – ci è sembrato il problema riguardante la formazione dello spettatore, soprattutto con la creazione di programmi scolastici per le varie fasce d’età, che dovranno essere distribuiti agli insegnanti, con la finalità di educare all’immagine e al linguaggio cinematografico perché sia possibile cogliere nel cinema, là dove ne sia portatore, quei valori religiosi e morali che lo rendono un veicolo importante di cultura e di evangelizzazione”.

All’interno di questo progetto, aveva detto Planas, rientrava anche una selezione di film che “sono importanti dal punto di vista cristiano, religioso in generale ed artistico, da poter sottoporre all’attenzione dell’opinione pubblica e in particolare degli studenti”. Planas aveva inoltre ricordato che la Filmoteca Vaticana stava lavorando ad una ”filmografia critica del cinema religioso a livello mondiale”. E finalmente venne pubblicata la lista. “Un semplice strumento di lavoro per le scuole e gli educatori. Si tratta di film molto famosi nella storia del cinema, ma non sono stati riportati tutti quelli che lo meriterebbero”, si sgolarono a spiegare Planas e Foley.

Ad onor del vero, si deve ricordare che l’intestazione dell’elenco era aperta, era inclusiva e non esclusiva. Diceva “alcune pellicole importanti”; “alcune”, quindi, non “tutte”. Nella pubblicazione del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali si leggeva: “Diamo di seguito tre liste di film importanti. La prima fa riferimento a cinema e religione; la seconda contempla il cinema come mezzo che impone una riflessione sulla trascendenza o sui valori spirituali; per ultimo appaiono titoli che, semplicemente, si riferiscono ad opere maestre dell’arte e del linguaggio cinematografico. Si tratta di film molto famosi nella storia del cinema, nonostante non siano riportati tutti quelli che lo meriterebbero. Le liste sono state realizzate attraverso una selezione soggettiva – o un insieme di esse – basata su gusti personali, sondaggi di opinione ed anche evidenze. A volte, sebbene non sempre, si è tenuto conto della disponibilità delle copie. Si è consapevoli che mancano titoli di grande valore, realizzati in paesi che difficilmente possono accedere alla grande distribuzione commerciale. Per quanto è possibile, si è cercato di tenere conto dei diversi generi cinematografici. Le nostre liste, pertanto, non sono le più complete, ma poiché succede che il meglio è nemico del buono, noi abbiamo sperato di offrire uno strumento che aiuterà ad una riflessione, sia filmografica che estetica o sui valori, che possa aiutare a sottolineare in un contesto scolastico ed accademico quello che il cinema ha realizzato come veicolo di cultura e di valori”.

La spiegazione degli amici del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali non poteva essere più chiara, era veramente a prova di equivoco.

Nell’elenco dei film della lista dedicata alla religione c’erano, fra gli altri: ANDREI ROUBLEV, di Andrej Tarkowskij, MISSION di Roland Joffé, LA PASSION DE JEAN D’ARC di Carl Theodor Dreyer, LA PASSION PATHE’ di Zecca Nonguet, FRANCESCO, GIULLARE DI DIO di Roberto Rossellini, IL VANGELO SECONDO MATTEO di Pierpaolo Pasolini, THERESE di Alain Cavalier, ORDET di Carl Theodor Dreyer, SACRIFICIO di Andrej Tarkowskij, FRANCESCO di Liliana Cavani, BEN HUR di William Wyler, BABETTE’S FEAST di Gabriel Axel, NAZARIN di Luis Buñuel, MONSIEUR VINCENT di Maurice Cloche, A MAN FOR ALL SEASONS di Fred Zinnermann.

Mancava però proprio il GESU’ di Zeffirelli. “Si tratta di un’esclusione che non ha senso”, si lamentò Zeffirelli. “Ma si tratta di un film per la tv”, azzardò uno dei componenti della commissione che aveva selezionato i titoli.

Il GESU’ di Zeffirelli fu prodotto da Raiuno e dalla società inglese ITC-Incorporated Television Company nel 1977, in un periodo di feroci contestazioni di piazza e solo pochi mesi prima del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro.

Venne trasmesso su Rai Uno in cinque serate e ottenne uno spettacolare successo di pubblico. Venne riprogrammato molte volte, soprattutto a Natale e a Pasqua. Secondo il magazine “TV Guide” era “la miglior miniserie televisiva di tutti i tempi”. Alcuni importanti critici si spinsero fino a dire che sebbene fosse stato rubricato anche dalla stessa “Enciclopedia della televisione” come sceneggiato, il GESU’ di Zeffirelli “aveva fatto da spartiacque fra il tradizionale format televisivo fino ad allora adottato dalla televisione pubblica italiana e le successive megaproduzioni in stile kolossal che avrebbero contraddistinto la produzione del genere nei decenni successivi”, come, per esempio, le fiction di successo internazionale prodotte dai Bernabei della Lux Vide.

Il cast internazionale scelto da Zeffirelli con mania certosina era di altissimo livello per gli standard di quegli anni e comprendeva attori molto conosciuti in ambito cinematografico e televisivo. Insomma si trattava di un’opera da non dimenticare. Un’opera di cui ancora oggi si parla con rispetto ed attenzione. Zeffirelli aveva veramente inventato un modo nuovo di intendere la fiction televisiva.

Ma il Vaticano invece non rese il giusto riconoscimento al regista. Una dimenticanza tanto più dolorosa per un regista come Zeffirelli che solo poco tempo prima del GESU’ aveva scritto e diretto anche un altro celebre film religioso Fratello sole, sorella Luna, libero adattamento della vita e delle opere di San Francesco e di Santa Chiara, anche questo assente nella famosa lista.

Così vanno le cose, anche nel cinema. Ma almeno adesso possiamo approfittare di questa occasione per dirgli: caro Franco, scusa.

di Andrea Piersanti

Pubblicato nel catalogo dell’omaggio a Franco Zeffirelli della XVI edizione del Roma Film Festival, Casa del Cinema, 16 dicembre 2011

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