Gigante!

Pubblicato: 1 Maggio 2011 in cultura
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La fede. L’umiltà. La preghiera. La gioia. Ecco cosa è successo a Roma nel giorno della beatificazione di Giovanni Paolo II.

La fede. L’umiltà. Gli applausi e le mille bandiere sventolavate al sole. Il silenzio impressionante durante la preghiera. Alla fine, il sorriso stanco ma felice dei due milioni di fedeli accorsi a Roma il 1° maggio per festeggiare la beatificazione di Giovanni Paolo II. “Ma al di là della grandezza di un Papa — e dell’umiltà ancora più grande del suo successore, che con visibile commozione ha ricordato Giovanni Paolo II — a spiegare l’unicità della sua beatificazione è stata soprattutto la dimensione della fede”, ha scritto oggi Gian Maria Vian, il direttore dell’Osservatore Romano. Già, la fede. Lo ha ricordato Benedetto XVI durante l’Omelia della Santa Messa più seguita del decennio. “Giovanni Paolo II è beato per la sua fede, forte e generosa, apostolica”, ha detto con la voce rotta da una autentica emozione mentre la piazza esultava. “Un gigante della Fede”, ha aggiunto. Impressionante. Bisognava esserci per capire. Nonostante lo sforzo inedito che i media della Santa Sede hanno messo in campo insieme con la Rai per garantire a tutto il mondo la massima visibilità mediatica dell’evento, la testimonianza migliore dell’unicità del momento viene proprio da coloro che lo hanno vissuto in prima persona. Bisognava vedere, per esempio, le facce dei politici che uscivano dall’Arco della Campane, davanti alla Piazza del Sant’Uffizio, dopo aver reso omaggio alla salma di Giovanni Paolo II alla fine della celebrazione.Tutti sorridenti. Come illuminati da una luce che forse non pensavano neanche di avere. Lo testimonia Barbara Palombelli, fra i mille altri, che ha seguito l’intera celebrazione insieme con il marito Francesco Rutelli. “Mi sono riavvicinata alla fede grazie a questo Papa. Invito coloro che l’avessero persa, a cogliere la seconda opportunità che un Papa gigante come Giovanni Paolo II offre a tutti”, ha detto in una trasmissione televisiva della domenica pomeriggio. Le strade intorno a Piazza San Pietro avevano cominciato a riempirsi fin dalla sera prima. Al termine della veglia di preghiera presieduta dal Cardinale Vicario di Roma, Agostino Vallini, al Circo Massimo, la pressione sugli sbarramenti posti agli ingressi di Via della Conciliazione era diventata fortissima. Nessuno dormiva. Decine e decine di migliaia di persone, di tutte le età, dai più giovani ai più anziani, avevano preso possesso dei Lungotevere intorno al Vaticano, delle stradine di Borgo Pio, di ogni angolo. Cantavano, pregavano e si muovevano già in direzione del grande abbraccio del Colonnato della Piazza di San Pietro. Alla fine la vigilanza ha dovuto cedere e i primi varchi, quelli che permettevano alla folla di avvicinarsi alla Piazza, sono stati aperti con molto anticipo, nel bel mezzo della notte. I duemila giornalisti di tutto il mondo accreditati invece erano stati invitati ad arrivare entro le 5 del mattino. Sono entrati per un pelo negli  spazi di rispetto tenuti aperti a fatica dalle forze dell’ordine e dai mille volontari. Ogni volontario aveva un piccolo lumino azzurro appeso al collo, per essere più facilmente identificabile nell’oscurità della notte. Ma ecco un’immagine che un cronista non può fare a meno di registrare. A metà mattina, durante la celebrazione, una delle ragazze del servizio di volontariato, si piega sul cornicione del terrazzo del Braccio di Carlo Magno dove sono stati sistemati i giornalisti. Ha il volto nascosto fra le braccia. Il corpo è scosso dai singhiozzi. Forti, irrefrenabili. Piange per la commozione. L’evento a Roma è stato così. Un emozione forte, che ti prendeva alla gola. Lo capivi soprattutto dai mille sorrisi delle persone che si accalcavano per entrare in piazza. Non uno spintone, non una parola sbagliata. Solo una gioia incontenibile. Dal terrazzo del Braccio di Carlo Magno, nell’oscurità delle cinque del mattino, il panorama era ineguagliabile. Da una parte, fervevano i preparativi per sistemare l’altare, il trono del Papa, i fiori. Un enorme trattore si muoveva fra le siepi che ornano il sagrato di San Pietro con la delicatezza di una ricamatrice. Dall’altra parte, appena fuori dalla piazza, c’erano i più fortunati e tenaci. Migliaia di fedeli, vocianti ma sereni, che avevano rinunciato a dormire e che erano già pronti, all’apertura dei varchi, a riempire la piazza. I giornalisti, di ogni lingua e di ogni razza, affollavano le strutture attrezzate dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali sulla terrazza. Era  ancora buio e tutti avevano dormito poco o per niente. Ma c’era un’eccitazione palpabile e una adrenalina incontenibile. Il luogo era pieno di gente che si spostava in continuazione, che sistemava telecamere, giganteschi teleobiettivi e computer portatili. Un fermento vivo. Poi alla fine, è arrivata l’alba e, dopo un paio di ore che sono sembrati attimi, è iniziato il rito preparatorio. Alle dieci, puntualissimo, Benedetto XVI è entrato in Piazza sulla papamobile scoperta. Tutti hanno applaudito, anche molti giornalisti. “Sei anni or sono ci trovavamo in questa Piazza per celebrare i funerali del Papa Giovanni Paolo II – ha detto Ratzinger nella sua Omelia -. Profondo era il dolore per la perdita, ma più grande ancora era il senso di una immensa grazia che avvolgeva Roma e il mondo intero: la grazia che era come il frutto dell’intera vita del mio amato Predecessore, e specialmente della sua testimonianza nella sofferenza. Già in quel giorno noi sentivamo aleggiare il profumo della sua santità, e il Popolo di Dio ha manifestato in molti modi la sua venerazione per Lui. Per questo ho voluto che, nel doveroso rispetto della normativa della Chiesa, la sua causa di beatificazione potesse procedere con discreta celerità. Ed ecco che il giorno atteso è arrivato; è arrivato presto, perché così è piaciuto al Signore: Giovanni Paolo II è beato!”. Alla fine della celebrazione, religiosi e famiglie intere, sacerdoti e militari, politici e semplici fedeli, si sono ritrovati accalcati nel sole nella lunga fila durata ore, per entrare in Basilica a rendere omaggio alla Salma di Giovanni Paolo II. Un prete anziano, in fila, consigliava di non fermarsi al fascino mediatico e spettacolare dell’evento. “Si dovrà cercare di capire cosa significhi tutto questo per le anime dei fedeli”. Il Vangelo della Domenica della Beatificazione di Giovanni Paolo II parlava proprio di questo. In anticipo di duemila anni sulla storia dell’uomo contemporaneo, dell’uomo digitale delle mille forme di comunicazione, Gesù aveva detto: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” (Gv 20,29). “Nel Vangelo di oggi Gesù pronuncia questa beatitudine: la beatitudine della fede – ha spiegato Benedetto XVI -. Essa ci colpisce in modo particolare, perché siamo riuniti proprio per celebrare una Beatificazione, e ancora di più perché oggi è stato proclamato Beato un Papa, un Successore di Pietro, chiamato a confermare i fratelli nella fede. Giovanni Paolo II è beato per la sua fede, forte e generosa, apostolica. E subito ricordiamo quell’altra beatitudine: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli” (Mt 16,17). Che cosa ha rivelato il Padre celeste a Simone? Che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Per questa fede Simone diventa “Pietro”, la roccia su cui Gesù può edificare la sua Chiesa. La beatitudine eterna di Giovanni Paolo II, che oggi la Chiesa ha la gioia di proclamare, sta tutta dentro queste parole di Cristo: “Beato sei tu, Simone” e “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”. La beatitudine della fede, che anche Giovanni Paolo II ha ricevuto in dono da Dio Padre, per l’edificazione della Chiesa di Cristo”. Un gigante della Fede, così Benedetto XVI ha voluto ricordare Wojtyla. Nel silenzio della piazza assorta per la Liturgia Ecauristica, risuonava forte nelle menti l’invocazione dell’Omelia: “Beato te, amato Papa Giovanni Paolo II, perché hai creduto! Continua – ti preghiamo – a sostenere dal Cielo la fede del Popolo di Dio. Tante volte ci hai benedetto in questa Piazza dal Palazzo! Oggi, ti preghiamo: Santo Padre ci benedica!”.

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