Tutta la vita che abbiamo: i segreti delle Basiliche del Giubileo di Papa Francesco

Pubblicato: 14 dicembre 2015 in cultura
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E’ in edicola il terzo dvd della speciale collana di 15 documentari su Papa Francesco, il Giubileo straordinario della misericordia e la storia della Chiesa cattolica realizzato dal Corriere della Sera e dalla Rai con il repertorio del Centro Televisivo Vaticano. Questa settimana, insieme con Corriere della sera, Famiglia Cristiana e Credere, il documentario dedicato agli aspetti inediti delle quattro basiliche romane, illustrate dalla Prof.ssa Irene Baldriga, Presidente dell’Anisa, Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell’Arte.

E’ strano il destino delle basiliche anche se c’è una sorta di coerenza,  religiosa e antropologica, nella millenaria storia di questi edifici. La basilica delle origini, ai tempi dell’antica Roma, era una costruzione pubblica utilizzata come luogo deputato per le riunioni pubbliche o per l’amministrazione della giustizia. Una specie di piazza coperta, dove i cittadini potevano incontrarsi al riparo dalla pioggia o dal sole, per appianare le controversie davanti alle autorità e a molti testimoni e, quindi, sistemare i loro affari. Erano, in altre parole, luoghi destinati alla vita sociale della comunità. La grande costruzione aveva nella maggior parte dei casi una navata centrale rialzata e, nella parte superiore, venivano ricavate finestre per risolvere i problemi di illuminazione tipici dei grandi edifici. Poi, dopo Costantino, nel quarto secolo, la destinazione d’uso di queste piazze coperte cambiò, in modo significativo. Sono così diventati luoghi di culto per i cristiani e hanno ottenuto un vero e proprio titolo canonico, quello di “basiliche”, un titolo che dà particolari privilegi alle chiese che lo ottengono. Rimane da chiedersi: perché a tutti i cristiani è chiesto di ricordare e di visitare, come nel caso del Giubileo, queste particolari chiese di Roma? La basilica testimonia un’operazione di inculturazione della fede che da sempre ci accompagna, e non solo nell’architettura. Così anche le chiese più piccole mostrano e intrecciano la storia del popolo di Dio e dei suoi affetti, le vite, le gioie, i dolori e le ricorrenze. La liturgia che celebriamo ci ricorda che non si tratta solo di architettura, di pietre, ma di quel popolo santo di Dio che in quelle case, all’ombra di quei soffitti, sotto le colonne e vicino alle opere d’arte, si raduna, prega, ascolta, porta lì tutta la vita che ha, tutti insieme. Le pietre vive di queste Case sono dunque i battezzati, il corpo di Cristo, e sono loro a rendere questi edifici grandi e diversi, a farli viaggiare nel tempo senza che diventino musei o peggio, rovine, spiegano i teologi.

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