Cronache chestertoniane da un Meeting (per fortuna) imperfetto

Pubblicato: 24 agosto 2013 in La materia dei segni
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Con i piedi nelle fontane al Meeting di Rimini

Con i piedi nelle fontane al Meeting di Rimini

Da sempre elogio della verità dell’imperfezione umana, il Meeting di Rimini del 2013 ha collocato nella mostra dedicata allo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton il segreto del proprio successo. Si tratta di un mistero che ha che fare con l’estetica e con la politica di questo appuntamento organizzato dal Movimento di Comunione e Liberazione. Fin dall’anno della sua prima edizione alla presenza di Don Giussani, era il 1980, il Meeting tiene banco e suscita emozioni contrastanti, rancori violenti e innamoramenti improvvisi e fulminanti. «Se non lo vedi con i tuoi occhi, non lo capisci», dicono quasi tutti coloro che lo visitano per la prima volta. Ma cosa vedono veramente i visitatori che vengono fulminati dal Meeting? Vedono l’imperfezione dell’uomo, un’imperfezione che è più autentica del moralismo “perfezionista” dei demagoghi che partecipano ai talk in tv o che scrivono sui grandi giornali, raccontano i curatori della mostra e dello spettacolo teatrale (diretto da Otello Cenci) che quest’anno il Meeting ha voluto dedicare allo scrittore inglese. «Ero sul treno da Lecce, in viaggio verso Rimini, per prendere servizio», racconta Paola Marinzi, giovane insegnante di scuola media, una degli oltre diecimila volontari che ogni anno animano il Meeting. Paola ha collaborato all’allestimento della Mostra su Chesterton ed è una delle guide che accompagnano i visitatori all’interno della casa dello scrittore (ricostruita nei padiglioni della fiera di Rimini). «Avevo il mio blocco di appunti su Chesterton ed ero fortemente intenzionata ad utilizzare il lungo viaggio in treno per studiare e ripassare. Ma accanto a me si è seduto un giovanotto con le cuffie nelle orecchie dalle quali proveniva il fastidioso rumore ritmato di qualche musica assurda. Poi è sceso ed è salita una mamma con bambini scatenati e con le mani appiccicose. Li ho odiati e meditavo modi sadici per ucciderli. Improvvisamente però mi è venuto in mente Chesterton e la sua lezione sull’uomo vivo che avrebbe potuto non essere. Così sono scoppiata a ridere e li ho amati con tutte le mie forze». L’elogio dell’imperfezione dell’umanità è il vero segreto di questa manifestazione, rumorosa e coloratissima con le sue centinaia di migliaia di visitatori ogni anno, infradito, bermuda e figli scatenati. Uomini e donne veri di questo paese imperfetto ma affascinante. Persone autentiche, pronte a riempire i cinquemila posti dell’auditorium più grande della fiera per ascoltare con la medesima attenzione e con lo stesso entusiasmo il comico Enzo Iacchetti nel suo spettacolo “Chiedo scusa al signor Gaber” o John Waters, editorialista di The Irish Times, con la sua conferenza sul tema dell’”Emergenza Uomo”. «Avvenire, mi ha chiesto di giustificare la mia presenza. Avrei potuto capire se fosse l’organo ufficiale del Partito comunista sovietico o della Corea del nord… Questo significa che c’è un pregiudizio, non so se fondato o no, e tutte le persone che vengono al Meeting devono giustificarsi», ha detto Giacomo Poretti (del trio Aldo Giovanni e Giacomo). «Mi è sembrato buffo: puoi fare tutte le cose strampalate del mondo e nessuno te ne chiede conto: dall’albergo a 12 mila euro a Dubai, all’affittare un utero in India a 3.500 dollari, anzi, in alcuni casi non devi dire niente sennò la libertà è messa in discussione. Ci sono tante cose strampalate, ma se vai al Meeting, tutti ti chiedono “perché”?». Si tratta della cosa che da anni fa impazzire i giornali italiani. Alla fine del mese di agosto, quando si aprono le porte del Meeting, ogni anno commentatori e politici si sbizzarriscono a coniare nuove assonanze sul nome del Movimento. Dall’ormai famoso “Comunione e fatturazione” alla novità dell’estate 2013 “Comunione e disperazione” (per via delle disavventure di Berlusconi e di Formigoni). Non capiscono che, con l’intento di criticare, in realtà non fanno altro che prendere atto della complessità di un evento che sfugge alle facili categorizzazioni. E’ vero che i padiglioni della fiera sono pieni degli sponsor e della promozione di attività commerciali (Comunione e Fatturazione). Ma la snobistica negazione della santità del lavoro dell’uomo (imprenditore, commerciante, operaio, eccetera) fa parte proprio di quella “Emergenza uomo” di cui parla il Meeting di quest’anno, una tragica emergenza che i “perfezionisti” del moralismo contemporaneo si ostinano caparbiamente ad alimentare con la benzina delle loro ideologie. I politici corrono a Rimini in cerca di visibilità ma ogni volta tornano a casa con la sensazione, come Paola, di essere stati seduti accanto a ragazzi con le cuffie nelle orecchie o a bimbi urlanti. A loro rimane la scelta se odiarli o amarli. «Chesterton era rimasto folgorato da una constatazione», spiega Paola ai visitatori della Mostra. «Diceva che per lui un fatto più solido e sensazionale è che il primo che passa è un grande ‘ avrebbe potuto non essere’. Il fatto che ci sia è quindi un miracolo. Cosa sarebbe il mondo senza di lui?». Lo scrittore inglese, secondo Ubaldo Casotto, curatore della mostra «è un uomo vivo che ci tiene vivi». Il segreto del Meeting è tutto qui. Un evento imperfetto che soffre per Berlusconi o che tentenna il capo per Formigoni, che urla, ride, spinge nelle resse per entrare nelle sale dove si tengono le conferenze di filosofi o dei politici di turno. Un evento che riempie la fiera di odori. Un evento vivo. Un segno. «Chesterton ci insegna a fidarci delle cose come segni”, dice Casotto. Per lo scrittore inglese «l’evidenza non è che l’enorme accumulazione di piccoli fatti». Come le piadine fumanti o i piedi sudati dei visitatori del Meeting messi a rinfrescare nelle fontane della Fiera mentre sugli schermi giganti scorrono le immagini della conferenza di un ministro o di una suora africana.

Pubblicato su L’Intraprendente il 24 agosto 2013

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