Il Mister Zanchini che è (anche) la star dei teen

Pubblicato: 3 marzo 2018 in La materia dei segni

Crazy-for-Football-1-Enrico-Zanchini

Che magari la stanno cercando chissà dove, la star da proporre al pubblico degli adolescenti, e invece ce l’hanno sotto gli occhi e non se ne sono neanche accorti. Si chiama Enrico Zanchini, fisico asciutto da 40enne in forma, leggermente abbronzato, vestiti trasandati, motorino di ordinanza. Non lavora in tv, non ancora, ma ha già avuto il suo battesimo del fuoco: un premio David di Donatello per il documentario Crazy for Football di Volfango De Biasi.

Zanchini è il Mister incaricato di allenare un gruppo di malati psichiatrici provenienti da tutta Italia. Il sogno è di partecipare ai mondiali di calcetto a Osaka, in Giappone. Il film, grazie alla (appassionata) attività di marketing virale di Antonella Montesi, sta facendo il giro dei licei italiani. Le reazioni sono incredibili. Come sempre religioso silenzio durante la proiezione e poi commozione e poi tifo da stadio e poi riflessioni e poi ritrovarsi cresciuti e poi amare quei protagonisti, ha scritto tutto d’un fiato la Montesi su Facebook qualche giorno fa. Nelle sale ricolme di liceali quando, per il dibattito finale, entra il Mister Zanchini esplodono applausi scroscianti e urla adoranti. Gli adolescenti nati nel Duemila, lo amano già. Non solo per il suo modo diretto di parlare ai giocatori (malati psichiatrici) durante il film: Oh ragazzi, così ci fanno diventare matti!, oppure Se giochiamo così ci mandano al manicomio! Lo amano per quel suo modo di vedere le cose del mondo. Ai ragazzi spiega: vincere è molto più divertente che perdere. E’ vero. Preferisco vincere. Ma non si può vincere ad ogni costo. Nelle scuole dovrebbero resettare la strategia della competitività sulla base dell’esperienza del Mister Zanchini. Il mio compito, dice, è di scegliere i giocatori da mandare in campo e quelli da mandare in panchina. Il calcetto non perdona gli errori di strategia: sbagli il giocatore e subisci  un goal. Ma è durissima. Non mi piace. Nella mia società preferisco allenare i bambini, prima che inizino a giocare veramente. Zanchini accenna un sorriso. Questo documentario, dice ai ragazzi, spero che vi abbia fatto capire che le persone non possono essere giudicate troppo in fretta. I teen lo guardano con le stelline negli occhi. Gli smartphone sono spenti sulle ginocchia. Il segno di massima attenzione che si possa avere da un ragazzo nato nel Duemila. La proposta immodesta di questo mese è quindi di fare di corsa un factual sul calcio del Mister Zanchini. Di quel calcio lì, però. Di un calcio pieno di giocatori improbabili (con la pancia, la pelata e la parlata strascicata di chi ha dovuto ingurgitare troppi psicofarmaci nella propria vita). Di un calcio diverso, insomma, dalla noia mortale di quello ufficiale che viene giocato negli stadi (sempre più vuoti). Il calcio del Mister Zanchini non muove miliardi di euro, è vero, ma è una lezione di autentica bellezza, come ha scritto tutto d’un fiato la Montesi su Facebook.

di Andrea Piersanti

Pubblicato su Tivù di giugno 2017

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