Zuckerberg for President. Aridatece Orson Welles!

Pubblicato: 2 marzo 2018 in La materia dei segni

Citizen-Kane-Declaration-of-Principles

Siamo nel 1940. Orson Welles sta girando il suo capolavoro, “Citizen Kane”. Sul set si respira a fatica. Siamo al turning point del film di Welles. Kane, a causa di un unico e tragico innamoramento, decide di giocarsi tutto: posizione, amici, famiglia. E’ un momento topico della storia e dovrà mostrare il gigantismo dell’ego ipertrofico di Kane.

Welles ordina di abbassare la macchina da presa. Il punto di vista, dal basso verso l’alto, serve a Welles per evidenziare in modo artificiale la statura di Kane. La tecnologia però è quella che è (siamo nel 1941, mezzo secolo prima del digitale). Per quanto si sforzino, l’angolatura non è soddisfacente. Welles si infuria, esce di corsa dal set e torna brandendo un piccone: sembra un pazzo. Vuole scavare una buca per posizionare più in basso la mdp e ottenere così l’angolo voluto. Lo accontentano. La scena del litigio in redazione è un momento cult della storia del cinema.

Citizen-Kane-Welles-Toland

L’analisi di questa ripresa e l’intero film di Welles potrebbero aiutare anche oggi i registi e i produttori delle serie tv americane. Superato lo choc della sconfitta di Hillary (cinque stagioni di “House of Cards” buttate nel cesso), le major stanno per infornare i nuovi format che prepareranno e accompagneranno la prossima campagna presidenziale americana. Le premesse sono particolarmente complesse. Bruciata l’ipotesi narrativa di una donna presidente (anche se il duro cinismo di Robin Wright, alias Claire Underwood, rimarrà per sempre nel nostro cuore di spettatori), autori e sceneggiatori si trovano di fronte ad una sfida che, tecnicamente, potrebbe essere interamente giocata sul pubblico dei millennials: Zuckerberg for president. La vittoria di Trump, infatti, ha fatto nascere il desiderio dei democratici di affidare al re dei social il futuro del paese. Idea divertente e inquietante nello stesso tempo. Proviamo allora a capire in che modo un film del 1941 potrebbe tramutarsi in una “gioiosa” macchina da guerra nella platea digitale dei millennials. “Citizen Kane” ha dato il via a tutte le narrazioni dei tycoon prestati alla politica. Un racconto epico che, in vista della candidatura di Zuckerberg, si potrebbe prestare ad una serializzazione in tv. Secondo il racconto originale di Welles, il giovane Kane, erede di una grande fortuna, conquistò potere mediatico e politico affrontando rischi personali e operando scelte anche drammatiche. Kane era mosso dal proprio ego (smisurato come il castello Xanadu) e dall’ambizione tipica del sogno americano. Zuckerberg però, potrebbero obiettare i lettori più attenti, è diventato ricco (quasi a sua insaputa) quando, nel tentativo di rimorchiare qualche svogliata gallinella al college, scopiazzò un paio di algoritmi al compagno di stanza. E’ vero, si tratta di una materia complessa. Ma niente è impossibile a Hollywood. Basterà tornare sul set originale di Welles e scavare una buca ancora più profonda per affondare la macchina da presa in una angolo visuale sufficiente ad evidenziare la statura di Zuckerberg.

di Andrea Piersanti

Pubblicato su Tivù di marzo 2017

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