Il primo telecomando del web. Ecco come Snapchat si candida a diventare la tv della nuova generazione della tv

Pubblicato: 17 giugno 2017 in la giusta distanza
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Continuano a chiamarli “Generazione Z” (l’ultima generazione del vecchio secolo), ma i veri millennials, i ragazzi che avranno 18 anni fra qualche mese, sono invece una “Generazione A”, i primi ad essere nati e cresciuti nel Duemila. Per loro la tv è un elettrodomestico inventato ai tempi di Orwell più di sessanta anni fa (i loro nonni erano neonati). E’ solo un pezzo di archeologia. La televisione più usata dagli adolescenti è una tv completamente nuova (Generazione A), ha un altro nome e utilizza un’altra tecnologia.

Si tratta dello smartphone che ognuno di loro ha in tasca. Un nuovo elettrodomestico che sta ridisegnando le abitudini del consumo televisivo. A cominciare proprio dal formato: il tradizionale rettangolo del 16:9 è stato ruotato di 90° e il lato più corto adesso è in basso. Come nella maggior parte dei video realizzati dai ragazzi. Secondo l’ultimo rapporto Ericsson ConsumerLab, tra il 2010 e il 2016 la visione dei programmi in tv è scesa del 16%, ma è cresciuta del 50% la visione di tv on demand e dell’86% la visione di brevi clip. Solo negli Usa il mercato tv, vecchio e nuovo, vale circa 70 miliardi di dollari. Si tratta di un mucchio di denaro e Snapchat, dalla scorsa estate, si è messa sul sentiero di caccia. La sua quotazione in borsa, il 1° marzo, è stato un successo: un rialzo del 44% e una capitalizzazione di mercato di oltre 33 miliardi, superiore ai 24 miliardi stimati. Solo Alibaba aveva fatto meglio nel 2014. Le perplessità degli operatori di borsa (anche Twitter, nel 2013, aveva messo a segno un rialzo eccezionale fino alla soglia dei 70 dollari salvo poi precipitare a 16 dollari) sono parzialmente bilanciate dall’entusiasmo degli operatori della tv.

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“Snapchat è una piattaforma che ha coscienza della propria identità, al contrario di Twitter”, dicono gli analisti. I co-fondatori, il 26enne Ceo Evan Spiegel e il 27enne chief technology officer Bobby Murphy, controllano quasi il 90% dei diritti di voto e hanno collocato solo azioni senza potere. Una fetta dei titoli, un quarto, è stata venduta a soci già impegnati in Snapchat, con una clausola di lockup: il divieto a cedere le azioni per un anno, per evitare le speculazioni. Fra i “soci già impegnati” c’è NBCUniversal che ha investito 500 milioni di dollari nell’Ipo di marzo. Gli altri partner sono colossi come Disney o Hearst e brand noti come Mtv, National Geographic, Cnn e Vice (il canale all news più trendy del momento). Lo spin-off del reality The Bachelor sarà il primo show prodotto da Disney-Abc Television per Snapchat. Sarà composto da 10 episodi e si intitolerà Watch Party: The Bachelor. Hearst pubblica una speciale versione “snap” di Cosmopolitan e ha lanciato un nuovo brand, Sweet, che fa già registrare circa 16 milioni di lettori unici al mese. Saturday Night Live ha cominciato a produrre uno speciale adattamento per lo schermo verticale di Snapchat. Anche Jimmy Fallon non ha resistito: il suo show ha debuttato con contenuti inediti a novembre e si chiama semplicemente Fallon. Intanto persino Mgm (Fargo, Vichinghi, eccetera) ha deciso di collaborare con Snapchat. Fra i partner della prima ora c’è Mtv UK, che ha prodotto tre serie: Show Us Ur Phone (un gioco in cui coppie scelte a caso per strada devono indovinare cosa c’è nel telefono del fidanzato), Sex Squad (interviste su temi hot con YouTuber e celebrity minori) e Mtv Threads (interviste in cui i musicisti parlano delle loro scelte in fatto di moda). Finora la serie più riuscita è School of Guac, un finto talk show “scolastico”, della durata di un minuto a episodio. Non è però di un vero programma, ma un contenuto sponsorizzato da Chipotle, la catena di fast food. Si tratta veramente di una tv completamente inedita. La maggior parte degli “snap” (letteralmente, lo schiocchio delle dita) postati dagli utenti (il 77% è fra i 14 e i 24 anni) non supera i dieci secondi. I cinque minuti faticosamente raggiunti dagli autori abituati a misurarsi con il palinsesto tradizionale rischiano di sembrare comunque un’eternità ai nuovi telespettatori. “La squadra di Snap sta pensando alla TV mobile in modo diverso da chiunque altro”, ha detto Barry Poznick, della Mgm. I broadcaster hanno scoperto la gallina delle uova d’oro. La NbcUniversal ha già sperimentato in prima persona la capacità di persuasione delle ad pubblicate sulla piattaforma e un suo programma, Hairspray, insieme con gli inserzionisti, ha avuto una crescita significativa di attenzione e di visibilità grazie a Snapchat. La vecchia tv ha così cominciato ad investire montagne di denaro in una piattaforma “che però potrebbe cannibalizzarli”, dicono gli esperti. L’obiettivo di Snapchat è infatti quello di produrre show fatti in casa. Sulla pagina Jobs della società sono comparse numerose offerte di lavoro relative al dipartimento video. I dirigenti della piattaforma, già adesso, sono i migliori consulenti specializzati per gli inserzionisti e per i produttori di contenuti. La nuova brevità dei millennials, la caratteristica vincente del successo di Snapchat, è un paradigma inedito per la tv e per la pubblicità. E Snapchat lo conosce meglio di chiunque altro. Ma secondo Mark Wilson, redattore di Fast Company, il vero segreto di Snapchat è un altro. “Mi sono reso conto che Snapchat è il telecomando del web che nessuno aveva ancora inventato. Con il pollice, velocemente, salti da una pagina all’altra, scegli cosa vedere e come vederlo. Non c’è sovrastruttura che ingombri la pagina o che rallenti la navigazione”. Il telecomando tradizionale, mezzo secolo fa, ci trasformò in un popolo di “couch potatoes”, stravaccati sul divano a fare zapping. Snapchat sta educando la nuova generazione di “couch potatoes” globali. Scarpe da ginnastica, il pollice e lo sguardo sul piccolo schermo dello smartphone e il sorriso di chi non capisce le vecchie generazioni. Anche se Snapchat sembra già vecchio nelle loro mani. Per capire basterebbe andare a vedere cosa combinano con Instagram. Ma questa è un’altra storia.

Andrea Piersanti

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Pubblicato su Tivù giugno 2017

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