La tv e quella idea sbagliata degli uomini soli al comando

Pubblicato: 26 aprile 2015 in La materia dei segni
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In televisione gli uomini soli al comando non funzionano. Bloccano il cambiamento, ostacolano la condivisione, inibiscono il controllo di qualità. Il problema più serio, però, è che l’immagine di un uomo solo ai vertici della pipeline delle decisioni in tv, è in contrasto con la rivoluzione digitale che sta stravolgendo, dalle fondamenta, l’idea stessa del business tv. Netflix sta per sbarcare anche in Italia. La pacifica (si fa per dire) invasione di Discovery (che ha dimostrato la scalabilità e, quindi, la fragilità del nostro sistema tv) nel confronto sembrerà una barzelletta al bar. Insieme con Netflix, anche Google (Youtube) e Facebook stanno affilando le armi. Il nostro sistema tv invece si regge su una sindrome della conservazione. Il management sta invecchiando e difende, come può, privilegi acquisiti e rendite di posizione. Si tratta già di un ostacolo importante al cambiamento. Come se non bastasse però questo paludoso indecisionismo (che blocca il progresso delle grandi tv nazionali), adesso vogliono farci credere anche che, per migliorare, si dovrà ridurre il numero dei responsabili delle decisioni (per razionalizzare, ottimizzare le risorse e per risparmiare). Una prospettiva da incubo. Il fortunato manager che, con queste riorganizzazioni, sarà arrivato in cima, farà di tutto per conservare il potere acquisito. Altro che sperimentazione! Altro che rivoluzione! Neanche a Versailles alla fine del settecento. Se non ci si opporrà con forza alla filosofia dell’uomo solo al comando (senza arrivare a scomodare il recente scambio di battute fra la Boldrini e Renzi), la televisione perderà di vista la portata del cambiamento e correrà il rischio di essere spazzata via. Il nuovo business della televisione è “social”, per definizione. La tv 2.0 non è un fatto di tecnologie e di piattaforme. Si tratta di una rivoluzione culturale che parte da lontano. Basterebbe andare a riguardarsi la pubblicità inventata da Steve Jobs e Ridley Scott nel 1984 per lanciare il nuovo Macintosh. Il nuovo pubblico della tv dei prossimi anni ignora il concetto stesso di broadcasting. E’ cresciuto, invece, immerso nella condivisione tipica del narrowcasting. La televisione, come l’abbiamo conosciuta, è abbastanza morta. Il martello lanciato dalla ragazza dello spot di Scott / Jobs contro il megaschermo dovrebbe avercelo fatto capire. Invece niente. Anche in Rai così passa il piano di riorganizzazione delle news, con pensose dissertazioni sul pluralismo. Ridicolo. Provate a domandare ad un adolescente quando è l’ultima volta che ha guardato un telegiornale. Cda Rai e Commissione vigilanza sono stati superati dalla storia e non se ne sono neanche accorti. Pensano di essere ancora nel 1984 e sognano, ingenuamente, un uomo solo sullo schermo. Il martello volerà alto e preciso ad infrangere questa illusione. “Il 1984 non sarà come il 1984”, diceva Steve Jobs. E’ frustrante però doverlo ricordare ancora nel 2015.

Pubblicato su Tivù Marzo 2015

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